HIV. La sifilide accelera l’epidemia. La conferma in uno studio italiano durato 25 anni

HIV. La sifilide accelera l’epidemia. La conferma in uno studio italiano durato 25 anni

HIV. La sifilide accelera l’epidemia. La conferma in uno studio italiano durato 25 anni
La ricerca è dell’Iss in collaborazione con l’Irccs San Gallicano. Ha coinvolto 1.862 uomini residenti a Roma. Il picco dell’incidenza dell’infezione viene registrato tra i più giovani e tra coloro che nel periodo del follow up avevano contratto la sifilide: questa malattia aumenta di sette volte il rischio di sieroconvertire per Hiv. LO STUDIO su Eurosurveillance

La sifilide è in grado di ‘accelerare’ l’epidemia di Hiv. Infatti, a causa della sifilide il rischio di sieroconvertire per Hiv (la sieroconversione è una fase in cui si registra la diminuzione dei linfociti T CD4 +) è risultato aumentato di ben sette volte. Questo è il risultato principale di uno studio della durata di 25 anni, condotto dall’Istituto Superiore di Sanità, presso il Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate, realizzato in collaborazione con l’Istituto Dermovenereologico S. Gallicano di Roma. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Eurosurveillance.

Questo risultato mette in evidenza che le  infezioni sessualmente trasmissibili, come la sifilife, possano assumere un ruolo importante quali acceleratori epidemici dell’infezione da HIV e su quanto la loro prevenzione possa limitare la circolazione di HIV-1, soprattutto tra le categorie a più elevato rischio di infezione: tra queste, in primo luogo tutti coloro che hanno rapporti sessuali non protetti; in particolare, poi, tossicodipendenti, uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, sex workers, transgender, popolazione in carcere. 
 
In questo caso specifico, lo studio ha preso in considerazione una popolazione di 1.862 uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (MSM), valutando il loro rischio di acquisire l’infezione da Hiv in un periodo di 25 anni: l’indagine ha rilevato che tra il 2001 e il 2009 si è verificato il maggior incremento dal 1985 dell’incidenza dell’infezione. Dei 1862 individui negativi all'Hiv-1, 347 hanno manifestato una sieroconversione durante il periodo del follow-up, secondo quanto riportato dallo studio. Il picco viene registrato tra i più giovani e tra coloro che nei 25 anni di osservazione avevano contratto la sifilide. Al contrario, il rischio di sieroconversione risulta inferiore per gli individui altamente educati sull'argomento.
A Roma, dove ha avuto luogo l’indagine, i dati dimostrano che la diffusione dell’infezione tra uomini che hanno rapporti sessuali con persone di sesso maschile sia causata dalla sifilide.  

“La presenza di queste lesioni ulcerative a livello genitale e il maggior numero di cellule infiammatorie, che aumenta le possibilità della trasmissione dell’Hiv nelle persone di sesso maschile che hanno rapporti sessuali con altri uomini (MSM) con la sifilide, potrebbe spiegare la più elevata incidenza di Hiv che noi e altri autori abbiamo rilevato in questi soggetti”, si legge nello studio.  
Era in parte noto che la sifilide potesse giocare un ruolo importante nella diffusione dell’infezione era in parte noto, ed oggi lo studio ISS-S.Gallicano ha portato a misurare con precisione l’entità di tale rischio aggiuntivo. Lo studio ha permesso di raccogliere dati significativi e sul lungo periodo su un fenomeno epidemiologico rilevante come l’infezione da HIV tra gli MSM, dati che integrano utilmente quelli già raccolti dalle attività di sorveglianza nazionale.
 
Viola Rita

Viola Rita

26 Dicembre 2014

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