Il modello lombardo per portare i radioligandi in periferia 

Il modello lombardo per portare i radioligandi in periferia 

Il modello lombardo per portare i radioligandi in periferia 

In Lombardia sta prendendo forma un modello di collaborazione tra centri ospedalieri che punta a rendere accessibile la terapia con radioligandi anche nelle strutture periferiche, accompagnandole verso l'autonomia operativa

La terapia con radioligandi è oggi una delle frontiere più promettenti della medicina oncologica di precisione. La sua capacità di colpire selettivamente le cellule tumorali, risparmiando i tessuti sani, apre prospettive importanti per i pazienti, ma mette anche in evidenza alcune criticità strutturali del sistema sanitario che ne limitano la diffusione. La disponibilità non uniforme dei centri, la capacità limitata rispetto alla domanda potenziale, e la presenza di modelli di collaborazione ancora poco strutturati possono tradursi in disomogeneità nell’accesso e in tempi non sempre compatibili con le esigenze cliniche.

Un’analisi condotta nel 2019-2020 su cinque paesi europei (Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito) ha identificato sei aree di ostacolo alla piena integrazione della RLT nei percorsi oncologici: scarsa consapevolezza e formazione tra i professionisti, capacità professionale limitata, modelli di cura poco definiti, infrastrutture ospedaliere inadeguate, quadri normativi e regolatori in evoluzione, e insufficienza di dati clinici di lungo periodo.1

 “Le criticità da affrontare sono due: una di tipo strutturale, perché occorre la strumentazione adeguata; e una di tipo organizzativo, che riguarda in particolare la necessità di personale qualificato e formato specificatamente per questa attività”, commenta Claudio Rossetti, Direttore della S.C. Medicina Nucleare dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda e Direttore del Dipartimento Interaziendale di Medicina Nucleare. 

La carenza di personale specializzato è uno degli elementi critici segnalati anche a livello europeo: si stima che attualmente vi sia un medico di medicina nucleare ogni 50 somministrazioni e un fisico medico ogni 138, con divari significativi tra aree urbane e periferiche e tra paesi. La formazione richiede percorsi lunghi e l’esposizione alla RLT durante la specializzazione è ancora limitata. Sul fronte dell’infrastruttura fisica, la terapia richiede ambienti appositamente attrezzati per la radioprotezione, la gestione dei rifiuti radioattivi e, in molti casi, l’isolamento del paziente durante la degenza, con variazioni significative tra i Paesi2.

In Lombardia è nata l’idea di mettere a fattor comune le risorse disponibili sul territorio per riuscire a rendere disponibile la terapia anche in centri periferici della Regione. 

L’esperienza di collaborazione tra l’Ospedale Niguarda e Sondrio rappresenta un modello innovativo che va proprio in questa direzione. 

“Abbiamo attivato una modello che supera quello classico di Hub e Spoke e che centralizza sull’Hub le attività. L’idea è quella di mettere a disposizione le risorse e accompagnare le strutture periferiche, in questo caso Sondrio, a diventare autonomi nell’uso di queste procedure”. Rossetti racconta i risultati positivi di questo esperimento: attualmente ci sono tre pazienti in trattamento a Sondrio che hanno iniziato il primo ciclo al Niguarda e poi torneranno all’Ospedale di partenza per completare il trattamento. Durante tutto il percorso le strutture cooperano. 

L’approccio è promettente al punto che altri centri si sono proposti di partecipare al progetto. “Penso per esempio a Cremona, con cui a settembre seguiremo il primo paziente. Seguiranno Como e Mantova”. 

Il modello è stato presentato in occasione del XVII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Medicina Nucleare e Imaging Molecolare e Terapia che si è tenuto a Bari dal 21 al 24 maggio. “Ha suscitato l’interesse di altre Regioni e dell’Europa ed è inserito nel Dipartimento Interaziendale di Medicina Nucleare. Questo permette all’attività di essere riconosciuta istituzionalmente all’interno della Regione, anche mediante convenzioni specifiche”.

A livello europeo, il Symposium di politica dell’EANM tenutosi a Barcellona nel 2025 ha indicato tra le priorità proprio lo sviluppo di percorsi di riferimento chiaramente definiti all’interno dei piani oncologici nazionali, con criteri di eleggibilità standardizzati e strumenti digitali per la gestione dei pazienti. La raccomandazione di espandere reti accreditate di centri di eccellenza teranostici riflette la stessa logica: creare incentivi perché altri centri investano nel raggiungimento di standard elevati, garantendo omogeneità nella qualità delle cure.2

Bibliografia:

  1. Merkel C, Whicher CH, Bomanji J, et al. Realising the potential of radioligand therapy: policy solutions for the barriers to implementation across Europe. Eur J Nucl Med Mol Imaging. 2020;47:1335–1339.
  2. EANM Policy and Regulatory Affairs Council. From Policy to Patients: Building Readiness for Nuclear Medicine Innovation in Europe. EU Policy Symposium 1 Report, EANM’25, Barcelona, 2025.
Camilla De Fazio

29 Maggio 2026

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