“Il payback sui dispostivi medici è iniquo e con la crisi affossa le aziende. Pronti a impugnare la norma”. Parla Boggetti (Confindustria DM)

“Il payback sui dispostivi medici è iniquo e con la crisi affossa le aziende. Pronti a impugnare la norma”. Parla Boggetti (Confindustria DM)

“Il payback sui dispostivi medici è iniquo e con la crisi affossa le aziende. Pronti a impugnare la norma”. Parla Boggetti (Confindustria DM)
Il numero uno dell’associazione che raggruppa le aziende dei dispositivi si scaglia contro la misura che pone a carico delle aziende oltre 2 mld di sforamento del tetto di spesa per gli anni 2015-2018. “Un provvedimento che ancora una volta maschera una tassa sulle imprese in un momento tra l’altro drammatico per la nostra economia”.

Tra “costi dell’energia, la guerra, la fase post pandemica” le aziende dei dispositivi medici sono in grande difficoltà. E se a questo si somma il payback 2015-2018 he carica sulle imprese del comparto oltre 2 miliardi di sforamento del tetto di spesa il futuro diventa “nero”. È questo il ragionamento di Massimiliano Boggetti, presidente di Confindustria Dispositivi Medici che si scaglia contro le nuove misure sul payback adottato da Governo. “Adottare un provvedimento del genere in questa fase di crisi dimostri una scarsa sensibilità della politica. E questo è uno degli aspetti più gravi”.

Presidente proprio in zona Cesarini prima delle elezioni è arrivato il provvedimento sul payback. Parliamo di oltre 2 mld a carico delle aziende. Una doccia fredda?
Un provvedimento che ancora una volta maschera una tassa sulle imprese in un momento tra l’altro drammatico per la nostra economia. Il payback ha già di per sé alcune storture che poi vengono amplificate per quanto riguarda il settore dei dispositivi medici. Non si può pensare che ci sono delle gare in cui vengono definiti prezzi e quantità e poi a posteriori, in questo caso dopo anni viene richiesta una contribuzione del 50% dello sforamento di cui le aziende non hanno responsabilità. E poi così com’è la norma c’è un grande problema di equità.

In che senso?
Facciamo l’esempio di un’azienda che fa prodotti per la diagnostica e ha avuto un gran numero di vendite e la Regione di conseguenza ha speso di più rispetto al tetto. Allo stesso tempo invece un’azienda che produce pannoloni ha avuto invece un calo di fatturato. Ecco in questo caso l’azienda che ha venduto meno dovrà ripianare anche lo sforamento di spesa di cui non ha nessuna responsabilità. C’è poi il tema della compensazione economica, una follia dove non si capisce come si possa scambiare i soldi di una tassa passata con dei crediti commerciali. Senza dimenticare come c’è il rischio che ogni regione possa interpretare a modo suo le linee guida. E infine credo che adottare un provvedimento del genere in questa fase di crisi dimostri una scarsa sensibilità della politica. E questo è uno degli aspetti più gravi.

Ma vi siete confrontati col Ministero?
È stata presa una strada sbagliata. Noi abbiamo più volte evidenziato al Ministero che questa norma era iniqua e andava bloccato questo meccanismo. Siamo stati disponibili a trovare insieme soluzioni partecipando al tavolo della governance dei dispositivi che doveva essere convocato dal Ministero e dalle Regioni, ma questo provvedimento che ci penalizza e basta alla fine è arrivato prima della convocazione al tavolo.

Le aziende però non avrebbero dovuto accantonare delle risorse?
Non confonderei l’accantonamento con la cassa. Laddove vi siano stati accantonamenti parliamo di poste di bilancio che è cosa ben diversa dai soldi che ci sono in cassa e che ora vengono richiesti alle nostre imprese. Tra l’altro risorse relative a quasi 8 anni fa.

Le aziende stanno valutando di fare ricorso?
Sicuramente le imprese troveranno tutte le strade possibili per impugnare la norma che come da tempo denunciamo è fatta veramente molto male.

A questo punto che scenario vede?
Nero. Vorrei ricordare che noi siamo aziende che producono salute e non possiamo permetterci di spegnere le macchine con il rischio di lasciare le strutture sanitarie senza gli strumenti per curare i cittadini. Tra costi dell’energia, la guerra, la fase post pandemica siamo in grande difficoltà ed è ancora più grave che in campagna elettorale il tema della sanità sia fuori dall’agenda di tutti i partiti. Sono preoccupato, ancora prima che come industriale come cittadino.

Luciano Fassari

Luciano Fassari

08 Settembre 2022

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