Influenza. Quest’anno sarà più aggressiva. L’appello degli esperti: “Vaccinatevi”

Influenza. Quest’anno sarà più aggressiva. L’appello degli esperti: “Vaccinatevi”

Influenza. Quest’anno sarà più aggressiva. L’appello degli esperti: “Vaccinatevi”
Non è un vero e proprio allarme, poiché per prevenire i risvolti peggiori bastano alcuni accorgimenti, come lavarsi le mani frequentemente e vaccinarsi, soprattutto se si fa parte delle categorie a rischio. Tuttavia, per la stagione influenzale che sta arrivando, l’attenzione dovrà essere maggiore del solito.

La stagione influenzale 2012-2013 si avvicina ormai, e secondo gli esperti sarà meno mite degli anni scorsi. A ricordarlo in Italia l’AMCLI-Associazione Microbiologi Clinici Italiani, che attraverso il suo presidente Pierluigi Clerici lancia oggi un messaggio importante, non solo per le categorie a rischio: “Una stagione influenzale più complessa rispetto a quella dell’anno scorso e di due anni fa richiederà un’attenzione maggiore alla vaccinazione da parte delle categorie deboli”, ha commentato.
 
Un messaggio ancor più importante alla luce di recenti studi che hanno meglio quantificato i danni prodotti dalla pandemia influenzale del 2009/2010: i decessi causati dal virus, secondo le stime pubblicate sul lavoro, sono state 575.000, cioè circa 100.000 in più rispetto all’influenza stagionale.  A differenza delle solite epidemie stagionali però, l’80% dei decessi è avvenuto in soggetti <65 anni: dunque persone che non fanno parte delle categorie a rischio.
 
Da febbraio scorso, sulla base dei dati dell’OMS, è stato infatti indicata la composizione del vaccino per i mesi in arrivo: se nella prossima stagione influenzale circolerà ancora il ceppo virale pandemico del 2009 (il virus A/H1N1 2009), si sono aggiunti ai ceppi circolanti anche duealtri virus influenzali, diversi da quelli che osservatinegli ultimi due anni. “Dopo l’anno della pandemia – ha spiegatoClerici – abbiamo avuto due stagioni influenzali relativamente più tranquille poiché hanno circolato gli stessi ceppi virali e, quindi, la composizione del vaccino è rimasta uguale.  Nel corso degli ultimi mesi, le organizzazioni sanitarie mondiali hanno effettuato indagini e rilevazioni per identificare i possibili ceppi dell’influenza che ci affliggeranno nel corso del prossimo inverno e gli strumenti per proteggere la popolazione debole”. 
 
Si tratta di un tipo di influenza A, la H3N2 Victoria, e uno di B, originario del Wisconsin, che hanno costretto gli esperti a cambiare la composizione del vaccino per il prossimo autunno. Per arrivare a questa significativa identificazione hanno lavorato oltre 100 laboratori in altrettanti Paesi che raccolgono i virus influenzali dai pazienti e li inviano a cinque centri di riferimento (Atlanta-Georgia- USA, Londra- Regno Unito, Melbourne- Australia, Tokyo- Giappone,  Pechino-Cina) che li tipizzano. Sulla base dei tipi identificati, della loro maggior o minor circolazione, dei luoghi dove hanno stanziato e di come si sono spostati nei due emisferi, si arriva a presumere con buona approssimazione quali sono i ceppi virali che saranno la causa principale della successiva stagione fredda e quindi quali inserire nel vaccino.
                                                                                                                               
Nonostante la consapevolezza del rischio legato all’influenza debba essere alta, le raccomandazioni dell’Oms rimangono sempre le stesse, e tutto sommato semplici: coprirsi bocca e naso con le mani quando si starnutisce, lavarsi spesso le mani, non uscire nei momenti in cui si è più contagiosi.
 
Inoltre, anche le categorie ‘a rischio’ in cui aumentare la copertura vaccinale rimangono le stesse: gli anziani (over65) e i bambini dai sei mesi ai due anni di età, i lavoratori o i familiari che si occupano di loro a casa, le donne incinte, i lavoratori del settore medico. Tra gli adulti, infatti, il vaccino riesce a prevenire tra il 70 e il 90 per cento dei casi di influenza, se viene formulato correttamente. Tra gli anziani, questo vuol dire ridurre complicazioni della malattia del 60% e prevenire la morte nell’80% dei casi.

04 Settembre 2012

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