Lesioni cerebrali: esame del sangue può rivelarne la gravità

Lesioni cerebrali: esame del sangue può rivelarne la gravità

Lesioni cerebrali: esame del sangue può rivelarne la gravità
Un gruppo di ricercatori del National Institutes of Health di Bethesda ha evidenziato l’efficacia dei livelli ematici di una proteina, il neurofilamento leggero (NfL), come biomarker utili nella classificazione di un trauma cerebrale. Lo studio è stato condotto su due coorti: la prima costituita da 104 giocatori professionisti di hockey, e la seconda da 162 pazienti del centro clinico di Bethesda

(Reuters Health) – Nel liquido spinale c’è un biomarcatore che consente di diagnosticare con precisione le commozioni cerebrali e la loro gravità.
Secondo gli autori dello studio, pubblicato da Neurology, i livelli ematici di neurofilamento leggero (NfL), una proteina rilasciata dalla mielina delle cellule nervose lesionate, sono elevati tra gli atleti che hanno ricevuto molti colpi alla testa, moderati in coloro che hanno subito una singola commozione cerebrale e bassi nei controlli sani.
 
“Anche una lesione cerebrale traumatica lieve (mTBI) senza alcun segno visibile alla MRI può causare danni a lungo termine”, dice l’autore principale dello studio, Pashtun Shahim, del National Institutes of Health di Bethesda.
“Ciò che abbiamo osservato nel nostro studio è che il quantitativo di proteina del neurofilamento a catena leggera è molto più elevato vicino alla lesione e si riduce nel tempo”, continua Shahim. “Tuttavia, anche a cinque anni dalla lesione iniziale, i livelli nel sangue erano comunque aumentati rispetto a quelli nei controlli sani”.
 
Lo studio
Per determinare se un semplice esame del sangue possa contribuire a diagnosticare la gravità di una TBI e aiutare i medici a stabilire se i pazienti si siano ripresi dal trauma, Shahim e colleghi hanno condotto due esperimenti: uno su 104 giocatori di hockey professionisti svedesi e l’altro in 162 pazienti trattati presso la clinica del Maryland con TBI e un ampio range di gravità.
 
La coorte svedese, la cui età media era 27 anni, includeva 45 giocatori che avevano avuto una commozione cerebrale la settimana precedente all’osservazione, 31 che avevano subito molteplici commozioni, 28 senza alcuna commozione recente o sintomi e 14 non atleti sani che hanno svolto la funzione di controlli.
 
A tutti i partecipanti sono stati misurati i livelli ematici di NfL. I livelli di questa proteina sono stati misurati nel liquido spinale tramite rachicentesi anche nei 31 giocatori di hockey con diverse commozioni e nei 14 controlli sani. I livelli della proteina nel sangue dei giocatori di hockey erano simili a quelli nel liquido spinale.
 
Quando i ricercatori hanno analizzato i dati, hanno notato una differenza netta tra i giocatori che non avevano mai avuto commozioni, quelli con commozioni recenti e quelli con commozioni subite più di anno prima.
 
I giocatori con molteplici commozioni avevano livelli di proteina che in media si attestavano sui 18 picogrammi/millilitro; quelli con commozioni recenti avevano 12 pg/ml, quelli senza commozioni recenti presentavano livelli medi di 10 pg/ml e i controlli sani 9 pg/ml. Inoltre, i livelli del biomarcatore si correlavano fortemente al numero di commozioni.
 
Nel gruppo con TBI trattate in clinica, la cui età media era 43 anni, 89 soggetti presentavano lesioni cerebrali lievi, 48 lesioni moderate e 25 lesioni gravi. Anche in questo caso, quando i ricercatori hanno esaminato i livelli ematici di NfL, sono riusciti a distinguere tra lesioni cerebrali lievi, moderate e gravi in base al biomarcatore.
 
Fonte: Neurology
 
Linda Carroll
 
(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Linda Carroll

14 Luglio 2020

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