Lockdown: stress per il 99% delle persone. A pesare di più il senso di solitudine e la perdita della routine. Indagine nel Lazio

Lockdown: stress per il 99% delle persone. A pesare di più il senso di solitudine e la perdita della routine. Indagine nel Lazio

Lockdown: stress per il 99% delle persone. A pesare di più il senso di solitudine e la perdita della routine. Indagine nel Lazio
Il Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio ha somministrato oltre 400 questionari. Il 53% di chi ha risposto ha riferito di essersi sentito stressato per la mancanza di relazione sociale con i propri parenti e conoscenti, i cambiamenti nelle attività quotidiane hanno influito sul 68%. Il 10% ha sofferto perché si trovava in un luogo o con persone con cui non voleva stare. Aumento generalizzato del consumo di cibo, bevande e fumo di sigaretta. Solo 3 degli intervistati hanno contratto il virus e sempre 3 sono venute in contatto con pazienti positivi.

Il lockdown ha modificato la vita quotidiana? E come ha inciso sui livelli di stress? A fornire una analisi dei cambiamenti alla routine nei mesi di isolamento forzato frutto dell’emergenza Coronavirus è il Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio (Crarl) afferente al Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 1, che ha somministrato oltre 400 questionari ad altrettanti utenti nelle ultime due settimane della Fase 1, quando la popolazione era sottoposta alle misure restrittive già da più di un mese.

Il team, guidato dalla Professoressa Maria Luisa Attilia, ha visto le dottoresse Gemma Battagliese e Roberta Ledda condurre l’indagine attraverso un questionario composto da oltre 100 domande, disponibile sul sito della ASL Roma 1 e promosso anche attraverso i canali social aziendali.

Dalla ricerca è emerso che il 99% delle persone ha subito situazioni di stress in isolamento. Il 10% ha sofferto perché si trovava in un luogo o con persone con cui non voleva stare.

“Gli utenti che hanno risposto volontariamente spiega la Asl Roma 1 in una nota di sintesi – sono prevalentemente donne (74%), con una età media di 41 anni e un titolo di studio superiore al diploma nel 66% dei casi. Il 95% del campione ha una occupazione, nella maggior parte dei casi il nucleo abitativo è composto da 2 o più persone prescindendo dal grado di parentela”.

Tra le fasce più colpite dalle conseguenze delle limitazioni il 12% vive da solo mentre il 56% si è dovuto confrontare con la didattica a distanza. Solo l’1% delle persone che hanno risposto riferiscono di non aver subito situazioni di stress dettate dai cambiamenti dello stile vita, mentre per tutti gli altri è stato individuato almeno 1 fattore stressogeno tra i 9 diversi ambiti indagati. In particolare nel 47,2% è stato riscontrato un solo fattore mentre nel restante 51,8% si arriva anche a 5 fattori contemporaneamente.

“Contrariamente al sentore generale che riporta come unica fonte di preoccupazione quella economica – evidenzia la nota della Asl -, nel campione analizzato in pochi hanno subito variazioni delle condizioni lavorative e remunerative, facendo prevalere come maggiori fattori stressanti la mancanza di relazione sociale con i propri parenti e conoscenti (53%), i cambiamenti nelle attività quotidiane (68%) e, dato sicuramente allarmante dal punto di vista sociale, discomfort generato dall’essere costretti a vivere in un luogo dove non si vuole stare o con persone che aumentano il livello di stress (10%)”.

“L’impatto dei fattori restrittivi e dei cambiamenti di vita sui livelli di stress sono stati misurati con strumenti psicometrici validati che hanno mostrato una percezione della tensione medio-alta ed alta nel 76% dei casi, con un aumento durante il lockdown di sintomatologia ansiosa, depressiva e post-traumatica, nonché disturbi legati alla sfera del sonno”, commenta Attilia.

Dal focus circa gli stili di vita, infine, si evidenzia “un aumento del peso corporeo, dell’assunzione di cibo (con comportamenti quali il binge eating ed il grazing) e craving con il conseguente consumo di fumo di sigaretta ed alcolici”.

Quanto al rapporto diretto o indiretto con il Covid-19: “solo 3 delle persone intervistate hanno contratto il virus e sempre 3 sono venute in contatto con pazienti positivi, in tutti gli altri sono stati riscontrati gli effetti collaterali della malattia e la necessità di non trascurare l’influenza indiretta sulle condizioni psicologiche”.

05 Giugno 2020

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