Lotta all’antibiotico resistenza. Troppe le differenze tra Regione e Regione. In Puglia iniziative di contrasto lasciate ai singoli

Lotta all’antibiotico resistenza. Troppe le differenze tra Regione e Regione. In Puglia iniziative di contrasto lasciate ai singoli

Lotta all’antibiotico resistenza. Troppe le differenze tra Regione e Regione. In Puglia iniziative di contrasto lasciate ai singoli
L’Italia è così profondamente divisa da indurre l’Ecdc a bocciare le difformità del sistema. È quanto emerso dall’evento “Stato dell’arte dell’antimicrobial stewardship: esperienze regionali a confronto” organizzati a Milano e Roma con il supporto non condizionato di Msd. Carbonara: “In Puglia mancano iniziative importanti ed omogenee per contrastare il fenomeno”. Miragliotta: “Fondamentale attivare sorveglianza all’arrivo del paziente”. I VIDEO

Il fenomeno dell’antibiotico resistenza, che vede il nostro Paese tra i primi tre Stati in Europa con percentuali di resistenza più elevati, dopo Grecia e Turchia, è avvertito in maniera differente tra Regione e Regione. Le differenze tra le varie realtà locali e le problematicità relative al fenomeno dell’antibiotico resistenza sono state al centro dell’evento “Stato dell’arte dell’antimicrobial stewardship: esperienze regionali a confronto” organizzato a Milano e Roma con il supporto non condizionato di Msd. Un evento che ha visto il confronto tra istituzioni, clinici, microbiologi e manager della salute a livello regionale per individuare percorsi condivisi per lo sviluppo di modelli virtuosi.
 
Sulla antimicrobial stewardship in Puglia non ci sono iniziative importanti ed omogenee, ha sottolineato Sergio Carbonara del Policlinico Bari. “L’unica iniziativa omogenea – ha detto – è quella della raccolta da parte dell’Osservatorio epidemiologico regionale dei dati di batteremie da parte di enterobatteri resistenti alle carbapenemasi, in applicazione di una circolare ministeriale del 2013 a cui aderiscono dei laboratori in maniera spesso disomogenea. Di conseguenza, mancano dati specifici sull’impatto di questo fenomeno in termini di mortalità, morbidità e costi”. Reazioni di contrasto? Esiste sulla carta l’istituzione dei Comitato Infezioni Ospedaliere, ha aggiunto “ma molti ospedali lamentano che le iniziative non si traducono in azioni concrete”. Insomma, gran parte delle azioni per contrastare il fenomeno è “lasciato a iniziative volontarie dei singoli gruppi di lavoro, ma questo è totalmente insufficiente rispetto alle raccomandazioni internazionali. Il problema principale rimane quello della scarsa sensibilità delle Istituzioni e quindi la volontà di investire e di concretizzare in maniera seria delle azioni di controllo”.
 
Per Giuseppe Miragliotta del Policlinico Bariè “fondamentale attivare sorveglianza all’arrivo del paziente”.Bisogna agire e sensibilizzare la popolazione che va dal medico di base e insiste per avere l’antibiotico anche quando non necessario – ha poi aggiunto – il medico di famiglia, dal canto suo, deve avere la pazienza di seguire il paziente e aspettare che ci sia ben manifesta la presenza di un batterio quale responsabile della patologia che vede prima di prescrivere l’antibiotico; infine, naturalmente servono i presidi operativi. Al Policlinico di Bari, stiamo mettendo in atto una serie di misure atte a verificare, nel momento in cui il paziente arriva nella struttura, se è portatore o meno di un battere resistente e questo deve servire a garantire l’immediato isolamento del paziente in modo da scongiurare la trasmissione paziente-paziente. I batteri maggiormente incriminati sono la klebsiella, la pseudomonas, tradizionalmente pericolosi, che lo stanno diventando sempre di più proprio per questa inosservanza di norme che tutto sommato sono semplici. Ci vuole buona volontà ma di sicuro la battaglia degli antibiotici data per persa può non esserci”.

 

07 Aprile 2017

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