Melanoma. Trovato biomarker che promette una cura efficace

Melanoma. Trovato biomarker che promette una cura efficace

Melanoma. Trovato biomarker che promette una cura efficace
È ancora presto per dire se funzionerà anche nella routine clinica, ma per ora studi pre-clinici hanno dimostrato che l’assenza di alcuni gruppi funzionali nelle cellule della pelle indica con efficacia se si svilupperà un melanoma, quanto sarà aggressivo e quale sarà la prognosi. 

Il melanoma è il più pericoloso tipo di cancro della pelle, e la prima causa di morte tra le patologie legate a quest’organo. Le percentuali di persone che ne sono vittima sta crescendo, soprattutto tra i giovani, anche se il rischio è più alto per gli anziani. Ma una nuova ricerca del Brigham and Women's Hospital (BWH) oggi offre una speranza per sconfiggere questa patologia: in un lavoro pubblicato su Cell, dimostrano infatti che è possibile riconoscere quali cellule diventeranno tumorali, grazie a un nuovo biomarker. Che promette di essere il futuro della diagnosi, del trattamento e della prevenzione del temibile tumore.
 
I ricercatori hanno infatti scoperto che alcuni elementi biochimici che si trovano nel Dna di cellule sane della pelle o di tumori benigni, sono assenti in quelle del melanoma: in particolare la perdita di alcuni gruppi funzionali all’interno delle cellule – una modificazione dei gruppi metile chiamata 5-hmC – sarebbe un indicatore efficace dei tumori maligni, capace di predire sia lo stato di avanzamento del melanoma, che la prognosi. Ma soprattutto, in studi pre-clinici gli scienziati hanno scoperto che se questa perdita viene corretta reintroducendo gli enzimi che la causano, il tumore smette di crescere. “Il problema dei tumori è che è difficile riparare le mutazioni nella sequenza del Dna che li causano”, ha spiegato Christine Lian, uno degli autori principali dello studio. “Ma aver scoperto che possiamo far fare retromarcia al cancro semplicemente riparando alcuni difetti biochimici che si trovano al di là della struttura del genoma, ci fornisce una potenziale terapia. Un’idea che la comunità medica deve approfondire”.
 
Il risultato, dunque, apre la strada a nuovi studi prima pre-clinici e poi – forse – clinici che svelino il possibile ruolo di 5-hmC nella diagnosi e nella cura del melanoma. “Questi scienziati hanno scoperto una connessione interessantissima, tra chimica del genoma e sviluppo di melanoma”, ha commentato Anthony Carter del National Institute of General Medical Sciences statunitense, che ha per la maggior parte finanziato la ricerca. “Questo lavoro è dunque un ottimo esempio di come la ricerca di base sulla regolazione epigenetica possa portare a risultati clinicamente significativi, che tra le altre cose promettono un trattamento innovativo per il cancro”.
 
Laura Berardi

18 Settembre 2012

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