Metastasi ossee. Più della metà dei pazienti colpiti non conosceva il rischio

Metastasi ossee. Più della metà dei pazienti colpiti non conosceva il rischio

Metastasi ossee. Più della metà dei pazienti colpiti non conosceva il rischio
Il 51% degli italiani affetti da cancro al seno o alla prostata che sono stati colpiti da complicanze ossee non sapevano di poterne essere vittima. E il 69% non ha sentito parlare di eventi scheletrici secondari finché non ha dovuto affrontarli. Ecco i risultati di un’indagine europea.

Vedersi diagnosticare un cancro al seno o alla prostata è un’esperienza che nessuno vorrebbe provare. A maggior ragione lo è scoprire che a seguito della patologia si sono sviluppate metastasi. Forse beffa ancora maggiore è quella di scoprire di avere metastasi ad organi specifici quando nessuno aveva accennato prima alla possibilità di esserne vittima. Eppure questo, secondo quanto riporta un’indagine internazionale, è ciò che succede in Italia al 51% dei pazienti affetti da tumore al seno o alla prostata con metastasi ossee. Il 69% dei pazienti, inoltre, ha dichiarato di aver cominciato a parlare di eventi scheletrici secondari solo nel momento in cui ha dovuto iniziare il trattamento.La survey – che viene aggiornata ogni anno – è condottadalla Skeletal Care Academy, un organismo indipendente internazionale che, attraverso campagne informative, ha come fine il miglioramento della qualità di vita deipazienti con metastasi ossee, i pazienti intervistati nel nostro paese sono stati 42, ma il campione totale comprendeva anche cittadini spagnoli, francesi, tedeschi e inglesi.
 
I pazienti sono stati reclutati attraverso associazioni locali di pazienti nei paesi suddetti, e i questionari sono stati compilati sia online che offline. L’obiettivo di questo tipo di indagine, aggiornata ogni anno dall’Academy, è in primo luogo quello di indagare le condizioni di vita di questo tipo di pazienti in Europa; in secondo luogo quello di raccogliere informazioni utili a definire i modi per intervenire nel migliorare la loro qualità di vita.Nonostante alcune differenze, i dati raccolti nei diversi paesi europei coinvolti nella ricerca portanoalle medesime conclusioni tra cui la necessità di maggiore educazione sugli eventi scheletricicorrelati per raggiungere standard di cura ottimali; una maggiore tempestività nella comunicazionedel rischio di sviluppare complicanze ossee nei pazienti colpiti da carcinoma al seno o alla prostata.
I risultati parlano chiaro. Oltre la metà (51%) dei pazienti coinvoltiche hanno avuto una diagnosi di metastasi ossea dichiara che non era stata avvertita della possibilità di sviluppare tale complicanza. Il 69% dei pazienti ha poi dichiarato di aver cominciato a parlare di eventi scheletrici secondari con il proprio medico solo nel momento in cui ha dovuto iniziare il trattamento, un problema grave, visto che sebbene la sopravvivenza dei pazienti con solo metastasi ossee generalmente è migliore rispetto a chi ha metastasi anche in altri organi, l'insorgenza di queste è genericamente associata ad un peggioramento della qualità di vita. 
Tuttavia, bisogna anche dire che la situazione italiana è migliore di quella degli altri paesi europei: seil 55% dei camici bianchiitaliani, infatti,risulta avere comunicato adeguatamente questo rischio ai proprio pazienti, ai pazienti tedeschi e francesi va un po’ peggio (lo comunicano il44% dei medici in Germaniae il 41% in Francia); per non parlare poi dei medici spagnoli, dei quali soloil 26% comunica questo tipo di eventualità, e del fanalino di coda, l’Inghilterra con il 21%.
 
 
Ma quali sono le impressioni di questi pazienti a seguito della diagnosi di complicazioni ossee? I risultati sono altalenanti. Il 73% dei pazienti con metastasi ossee è certa di avere ricevuto la prescrizione di un trattamento per le complicazioni ossee, ma solo il 39%  degli intervistati dichiara di avere mai discusso con il proprio medico di temi quali la gestione del dolore e delle metastasi ossee nella vita quotidiana. Inoltre, più del30% dei partecipanti ha dichiarato che un maggior supporto a casa e nelle attività quotidiane potrebbero migliorare la propria qualità di vita, mentre il44% ha sottolineato come un trattamento migliore nella gestione del dolore e degli effetti collaterali sia necessario per il miglioramento della qualità di vita.
 

03 Luglio 2012

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