Morte cardiaca improvvisa: tutta colpa di un gene?

Morte cardiaca improvvisa: tutta colpa di un gene?

Morte cardiaca improvvisa: tutta colpa di un gene?
Una variazione del gene BAZ2B raddoppia il rischio di essere colpiti da un arresto cardiaco fatale. Per i ricercatori, il gene potrebbe essere impiegato come marker per identificare le persone a rischio e per mettere in atto strategie di prevenzione.

Potrebbe essere una variazione genetica a rendere alcune persone più suscettibili alla morte cardiaca improvvisa. È quanto emerge da uno studio coordinato da ricercatori del Cedars-Sinai Heart Institute di Los Angeles e pubblicato su PLoS Genetics.
“Abbiamo appena cominciato a svelare il mistero di cosa causi l'arresto cardiaco improvviso e come prevenirlo”, ha commentato il coordinatore dello studio Sumeet S. Chugh. “Se aspettiamo finché una persona ha un arresto cardiaco improvviso, normalmente è troppo tardi per le cure. È per questo che è così importante sapere chi ha una predisposizione genetica”.
Il team, proveniente oltre che dagli Usa, da Canada, Finlandia e Paesi Bassi, ha studiato l'intero set di geni umani cercando di identificare potenziali legami tra variazioni genetiche e specifici disturbi o malattie. I ricercatori hanno confrontato la il patrimonio genetico di 4402 soggetti che hanno avuto un arresto cardiaco improvviso con il Dna di 30.000 soggetti di controllo che non avevano precedenti di questa malattia. Il confronto ha fatto emergere una correlazione tra una variazione del gene BAZ2B e un più alto rischio di morte cardiaca improvvisa. “Se avete questa variazione genetica nel Dna, sembra che possiate avere il doppio di probabilità in più di subire un arresto cardiaco improvviso”, ha dichiarato Chugh.
Altre variazioni genetiche, inoltre, sono risultate associate ad anomalie nel ritmo cardiaco rivelabili con un elettrocardiogramma. La speranza del team è ora quella di poter impiegare questi geni come marcatori per identificare le persone a maggior rischio di incorrere in morte cardiaca improvvisa e, magari, impiantare loro, preventivamente, un defibrillatore.
Nonostante i progressi nel campo della medicina e della rianimazione nel corso degli anni, solo il 5% dei pazienti che subisce un arresto cardiaco improvviso sopravvive. E in totale si calcola che l’arresto cardiaco uccida ogni anno almeno 5 milioni di persone nel mondo.
Lo studio è stato in parte finanziato dal Settimo programma quadro dell'UE. 

13 Luglio 2011

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