Papaya per contrastare lo stress ossidativo, dal Parkinson all’Hiv

Papaya per contrastare lo stress ossidativo, dal Parkinson all’Hiv

Papaya per contrastare lo stress ossidativo, dal Parkinson all’Hiv
Nelle malattie neurodegenerative e nell’Aids, la papaya fermentata contribuisce a prevenire gli effetti degli ossidanti e del calo delle difese. Per favorirne l'accesso ai pazienti, l’azienda produttrice dell'integratore con estratto di papaya fermentato praticherà uno sconto del 30% sul prodotto.

Lo stress ossidativo, per eccessiva esposizione a sostanze ossidanti o riduzione dei sistemi antiossidanti dell’organismo, è un fattore chiave nelle malattie croniche e degenerative: anche in quelle neurodegenerative come il Parkinson, nel quale derivano distruzione dei neuroni della substantia nigra e infiammazione cronica. “Una patologia in continuo aumento ma della quale non si conosce la causa, legata a fattori ambientali (quali metalli pesanti, pesticidi, conservanti) e solo in parte a fattori genetici” ricorda Ubaldo Bonuccelli, direttore UOC Neurologia-AOUP Dipartimento neuroscienze Università di Pisa, intervenendo oggi a Milano a un convegno su “Parkinson e HIV: nuove opportunità nella gestione della malattia” promosso da Named.

In Italia i malati sono 200.000, quasi tutti over 60 ma uno su dieci ha meno di 40 anni; in Europa 1.500.000 e nel mondo 20 milioni, con un incremento nei paesi di recente sviluppo come Brasile, India, Cina. “Il Parkinson è descritto dall’epoca industriale ed più frequente in età avanzata forse proprio per il protrarsi dell’effetto tossico; ci sono anche i casi più giovanili, ma c’è una proteina mutata indice di stress ossidativo”, ha continuato Bonuccelli.

Obiettivo della terapia è ridurre sempre più o bloccare la progressione della malattia. “Ma nelle patologie con eccesso di stress ossidativo o deterioramento delle difese immunitaria è importante anche la prevenzione, trovando sostanze che agiscono sui meccanismi immunitari interagenti con tale stress: è il caso dell’estratto di papaya fermentato (Fpp), del quale mi interesso e che si dimostra efficace”. A Parlare è Luc Montagnier, Nobel per la medicina nel 2008 per la scoperta del virus dell’Aids nel 1983, che ha a lungo studiato l’integrazione con Fpp per migliorare le difese immunitarie nei soggetti colpiti da Hiv. Non solo: nel 2002 si recò in Vaticano per rinforzare la collaborazione tra la Chiesa cattolica e la Fondazione Mondiale per la ricerca e la prevenzione dell’Aids, da lui presieduta; nell’occasione regalò a Giovanni Paolo II, malato di Parkinson, l’estratto di papaya fermentata.

L’Aids, non più mortale nei paesi ricchi grazie alle terapie antiretrovirali, continua a fare strage nei paesi poveri, soprattutto quelli africani dove muoiono tuttora 1.800.000 persone all’anno. Montagnier negli ultimi dieci anni ha valutato specie in Africa le potenzialità della terapia di sostegno con l’Fpp per rafforzare le difese immunitarie dei soggetti colpiti da Hiv.

Un altro problema che si è evidenziato è quello dei costi dei trattamenti. In quest’ottica, la Fondazione Buon Samaritano, fondata da Giovanni Paolo II per favorire l’accesso alle cure ai non abbienti, dà oggi il placet a un’iniziativa per rendere disponibile ai pazienti più disagiati con Hiv oppure malati di Parkinson, la terapia di sostegno con la papaya fermentata di Montagnier. L’azienda produttrice (Named) ha infatti annunciato che dal 1° di marzo i pazienti con Aids o Parkinson con attestato dell’Asl che ne confermi la patologia potranno acquistare l’integratore con Fpp con uno sconto del 30% circa: il costo giornaliero dell’integrazione con la dose consigliata di 9 grammi scenderà a 2,8 euro.

“Le proprietà documentate, con 30 studi clinici internazionali pubblicati in Medline, riguardano l’Fpp, una miscela ben calibrata e standardizzata, a differenza di altri integratori” precisa Montagnier. Tra gli studi italiani, uno condotto all’Ospedale Principe di Savoia di Torino su 25 pazienti con Hiv in terapia antiretrovirale, con risposta ottima ma scarsa dal punto di vista immunologico, ha mostrato che la terapia di sostegno con Fpp ha consentito nel 50% dei casi una rialzo importante dei linfociti; inoltre in tutti si è avuto un miglioramento delle performance quotidiane e della qualità della vita. I dati sono in pubblicazione e si sta programmando uno studio più ampio. Sul fronte Parkinson, una ricerca di tre mesi del Dipartimento di Neurologia Casa di cura Villa Margherita (VI) su 20 malati, ha mostrato che l’integrazione con Fpp sono migliorati sensibilmente sintomi motori e qualità della vita: inoltre c’è stata una riduzione del 50% dell’enzima indice di stress ossidativo (8-idrossideossiguanosina o 8-OHdG, prodotto per effetto degli ossidanti sul Dna e biomarcatore del Parkinson), che rimaneva all’11% ancora un mese dopo la sospensione; prevista anche qui l’estensione dello studio.

Elettra Vecchia
 

22 Febbraio 2012

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