Parkinson. Al via il primo studio sui biomarcatori

Parkinson. Al via il primo studio sui biomarcatori

Parkinson. Al via il primo studio sui biomarcatori
Si tratta di uno studio “open source” tra 18 centri di ricerca Usa ed europei. Il progetto, della durata di 5 anni, ha ricevuto un finanziamento di 40 mln di dollari dalla Micheal J. Fox Foundation per trovare le ‘spie’ che permetteranno lo sviluppo di farmaci innovativi.

Parte il Parkinson's Progression Markers Initiative (Ppmi), il primo studio dedicato esclusivamente all’identificazione dei biomarcatori associati a questa malattia, ossia quelle sostanze, processi o caratteristiche dell’organismo, associabili al rischio e alla progressione del Parkinson. Il progetto, della durata di 5 anni, ha ricevuto un finanziamento di 40 mln di dollari dalla Michel J.Fox Foundation.
 
Ad oggi, nessuno di questi marcatori è ancora stato scoperto e, di conseguenza, non esistono farmaci in grado di rallentare o arrestare il decorso della malattia. Per questo la ricerca americana rappresenta una svolta epocale per affrontare il disturbo neurologico che, solo in Italia, colpisce più di 200.000 persone.

La conoscenza di questi biomarcatori, come sostenuto dagli esperti della Michel J.Fox Foundation, che finanzia il progetto, consentirà di prevedere, diagnosticare e monitorare la malattia, ma anche di determinare quali cure possono funzionare e quali no. “Si tratta di un approccio rivoluzionario – ha spiegato Maurizio Facheris, Direttore associato dei Programmi di ricerca della Fondazione – attualmente, i pazienti affetti da malattia di Parkinson possono accedere solo a trattamenti che alleviano provvisoriamente i sintomi. Trovando un biomarcatore, invece, i ricercatori avranno uno strumento di importanza vitale nella ricerca di terapie in grado di modificare realmente il decorso della malattia”.

Anche l’Italia fa parte dei Paesi coinvolti nel progetto di ricerca, guidata dal Centro per le malattie neurodegenerative (Cemand) dell’Università di Salerno. “Con i biomarcatori per la progressione della malattia di Parkinson nelle nostre mani, sarà possibile stabilire degli obiettivi per le sperimentazioni cliniche per i trattamenti – ha affermato Paolo Barone, responsabile del Centro Parkinson della regione Campania e a capo del progetto Cemand dell’Università di Salerno – senza dati concreti come un biomarcatore, è molto più difficile dimostrare se una terapia candidata riesce, o fallisce, nel rallentare il decorso della malattia nei pazienti affetti da Parkinson, al contrario del semplice trattamento dei sintomi della malattia”.

Lo studio, coordinato dal responsabile della ricerca Kenneth L, Marek, Md, Presidente e Senior Scientist dell’Istituto per le Malattie Neurodegenerative di New Haven (Connecticut, Usa), sarà condotto in 18 centri tra Stati Uniti ed Europa, e seguirà un totale di 600 volontari, di cui 400 saranno pazienti affetti da Parkinson. L’arruolamento dei partecipanti è già iniziato in 6 centri, ma sarà attivato da tutti i rimanenti entro la fine dell’anno. Trattandosi di uno studio basato solo e unicamente sull’osservazione, non testerà alcun farmaco sperimentale: i partecipanti si limiteranno a fornire una grande quantità di dati e di campioni biologici, che saranno utilizzati nella ricerca dei biomarcatori.

Infine, lo studio sarà “open source”, ossia i dati e i campioni raccolti saranno messi a disposizione di ricercatori qualificati esterni all’indagine, al fine di sviluppare più rapidamente i risultati. Gli interessati al progresso della ricerca in tempo reale possono infatti visitare il sito web scientifico dedicato all'indirizzo www.ppmi-info.org.

Questo studio assume un’importanza ancora maggiore se si considera che, attualmente, l’introduzione sul mercato di una nuova terapia per il sistema nervoso centrale richiede un investimento pari a oltre 1 miliardo di dollari e può impiegare più di 9 anni. La scoperta di biomarcatori potrebbe abbattere drasticamente entrambe le cifre, rendendo più economica e rapida l’immissione di nuove cure. Ottimista anche il fondatore della Fondazione: “Credo che stiamo per trovare la cura per la malattia di Parkinson, ma dobbiamo lavorare tutti insieme per far sì che avvenga – ha affermato Michael J. Fox – finalmente si può fare qualcosa per aiutare a cambiare la vita di milioni di persone”.

23 Giugno 2012

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