Parkinson. La Cbt al telefono allevia la depressione

Parkinson. La Cbt al telefono allevia la depressione

Parkinson. La Cbt al telefono allevia la depressione
Nei pazienti parkinsoniani che soffrono anche di depressione la terapia cognitivo comportamentale al telefono, affiancata ai normali trattamenti, può rivelarsi molto utile, riducendo notevolmente i sintomi della patologia psichiatrica. È quanto emerge da uno studio pubblicato da Neurology

(Reuters Health) – Secondo quanto emerge da uno studio randomizzato pubblicato da Neurology, la terapia cognitivo comportamentale (Cbt) telefonica, in aggiunta al normale trattamento, migliora notevolmente i sintomi della depressione nei pazienti con Malattia di Parkinson.
 
“La Cbt migliora la depressione insegnando agli individui una serie di capacità adattive che migliorano l’umore – afferma l’autrice principale dello studio, Roseanne Dobkin, professoressa di psichiatria alla Robert Wood Johnson Medical School di Rutgers University di Piscataway – Si tratta di strategie mirate ad aumentare il coinvolgimento in attività significative, piacevoli e sociali, la risoluzione dei problemi relativi alle limitazioni fisiche, tecniche di rilassamento e di analisi dei problemi che possono insorgere quotidianamente”.

Lo studio. Sono stati reclutati 72 pazienti (65,22 +/- 9,63 anni) e i relativi caregiver da agosto 2015 a settembre 2017. I pazienti avevano la malattia di Parkinson in media da sei anni e depressione da quasi tre. La maggior parte stava assumendo antidepressivi e molti stavano già ricevendo altri tipi di talk therapy.
Le coppie paziente-caregiver sono state randomizzate in un gruppo di intervento – che ha ricevuto sessioni settimanali di un’ora di terapia cognitivo-comportamentale telefoniche per tre mesi, continuando comunque le loro consuete cure mediche e di salute mentale – e in un gruppo di controllo che ha ricevuto le consuete cure insieme al monitoraggio clinico da parte del personale dello studio e un elenco di risorse per la salute mentale.

Le sessioni cognitivo-comportamentali nel gruppo di intervento si sono concentrate sull’insegnamento di nuove abilità di coping (adattamento) e strategie di pensiero su misura per l’esperienza di ciascun partecipante con Malattia di Parkinson.
I loro partner di cura, come un coniuge, un altro membro della famiglia o un amico intimo, sono stati formati per aiutare il paziente a utilizzare queste nuove abilità tra le sessioni. Dopo tre mesi, i partecipanti hanno potuto scegliere se continuare le sessioni fino a una volta al mese per sei mesi.
 
I risultati. All’inizio dello studio, i partecipanti avevano un punteggio medio della scala di valutazione della depressione di Hamilton di 21. Punteggi da 17 a 23 indicano una depressione moderata. Dopo tre mesi di terapia cognitivo-comportamentale, i punteggi Ham-D per il gruppo di intervento sono scesi in media a 14, il che indica una lieve depressione. Il gruppo di controllo non ha avuto cambiamenti significativi nei punteggi.

Nel gruppo di intervento, il 40% ha soddisfatto i criteri per essere definito “molto migliorato” nei sintomi della depressione, obiettivo che non è stato raggiunto da nessuno nel gruppo di controllo. Al follow-up di sei mesi, i partecipanti al gruppo di intervento avevano mantenuto i loro miglioramenti dell’umore.

“La depressione colpisce fino al 50% delle persone con malattia di Parkinson e può verificarsi in modo intermittente nel corso della malattia – conclude Dobkin – Inoltre, in molti casi, la depressione è un fattore predittivo più significativo della qualità della vita rispetto alla disabilità motoria. Trattamenti per la depressione così facilmente accessibili ed efficaci possono migliorare notevolmente la vita delle persone”.

Fonte: Neurology
 
Lisa Rapaport
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

03 Aprile 2020

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