Penuria di farmaci, problema complesso

Penuria di farmaci, problema complesso

Penuria di farmaci, problema complesso
La rottura di stock di alcuni medicinali è un fenomeno che riguarda realtà molto diverse tra loro. Diverse le motivazioni: le esportazioni parallele, ma anche la tensione sulle materie prime e l’organizzazione del comparto farmaceutico.

Non è solo l’Italia a dover affrontare il fenomeno delle improvvise carenze di farmaci. Anzi, per molti aspetti, come si vedrà, è un fenomeno ubiquitario, che non risparmia neppure gli Stati Uniti, paese che almeno in fatto di produzione farmaceutica può esibire una potenza di fuoco notevole. Il caso della Francia è per molti aspetti un ottimo esempio. I numeri: secondo un’indagine condotta dall’USPO (uno dei tre sindacati dei titolari di farmacia) nell’arco di un mese (febbraio- marzo 2011), 9 farmacisti su 10 hanno riscontrato un intensificarsi delle rotture di stock e 7 su 10 hanno dichiarato di aver avuto questo problema almeno una volta la settimana. In tre mesi, comunque, sono stati segnalati all’USPO 880 casi differenti. Tanti, troppi secondo il sindacato.
I numeri ci sono, dunque, ma l’interpretazione ovviamente varia a seconda dell’interlocutore. Le aziende produttrici, riferiscono i giornali, attribuiscono la responsabilità all’attività di esportazione parallela condotta dai distributori intermedi. In effetti, per molte specialità ancora coperte da brevetto, la Francia presenta prezzi più bassi del 15% rispetto ad altri paesi europei. Di qui l’imposizione, da parte di alcuni produttori, di un contingentamento delle forniture ai grossisti di alcuni prodotti. Per la verità, quella di limitare le forniture non è una misura volta solo al contrasto dell’esportazione parallela: per alcuni medicinali sarebbe reso necessario anche dal forte consumo, superiore al fabbisogno stimato e, come ha spiegato al Quotidien du Pharmacien un rappresentante dell’industria che ha preferito restare anonimo, “le aziende non hanno una capacità produttiva illimitata”.
Naturalmente, la distribuzione intermedia non ci sta a prendersi tutte le colpe. Claude Castells, presidente dell’associazione di categoria CSRP, comincia con il negare che di vere rotture di stock si tratti, dal momento che nell’arco delle 24 ore vengono colmate con consegne straordinarie (e per la verità le aziende si vantano di aver messo a punto un sistema di consegna di emergenza volto a tamponare le carenze). Secondo la CSRP sarebbe semmai il contingentamento a creare il problema. Alcuni osservatori, peraltro, fanno notare che la scelta delle quote, a sua volta, non sarebbe innocente, ma semmai funzionale a imporre un cambiamento della distribuzione. Lo proverebbe per esempio la proposta della Roche di limitare la distribuzione di alcuni medicinali particolarmente impegnativi (biotecnologici molto costosi o strettamente dipendenti dalla catena del freddo) a un numero chiuso di operatori. Una proposta che richiama la scelta di altre case, per esempio in Gran Bretagna, di avere un distributore in esclusiva, come Pfizer ha fatto per prima scegliendo UniChem come unico partner logistico nel 2007. E nella prospettiva c’è lo schema DTP (direct to pharmacy), cioè la distribuzione diretta alle farmacie, un primo passo nell’integrazione verticale su cui già nel 2007 l’Office for Fair Trading britannico (l’equivalente dell’ Antitrust) aveva giudicato con molta cautela nei suoi effetti sulla farmacia e sul cittadino.

Un mercato globale con problemi locali
Ma non per questo i distributori francesi abbracciano la teoria del complotto; a loro avviso il contingentamento è soprattutto un modo per mascherare difficoltà di produzione. Così come contestano che la situazione stia peggiorando: carenze ce ne sono sempre state, anche negli Stati Uniti, e semmai c’è una certa inerzia a porre rimedio.
Insomma, il quadro non è chiarissimo e l’unico elemento comune nelle diverse interpretazioni sembra essere il limite alla capacità produttiva, soprattutto dei medicinali più innovativi. Però, qui almeno una spiegazione accettata da tutti sembra esserci ed è la penuria di materie prime. Lo scenario negli ultimi trent’anni è drasticamente mutato: la crescita della popolazione mondiale, il miglioramento delle condizioni economiche, e quindi dell’accesso alle cure, in paesi molto popolosi come Cina, India e Brasile hanno ovviamente fatto crescere la domanda globale di medicinali. Ma a pesare è anche la divisione internazionale del lavoro, per usare una definizione in voga negli anni Settanta, dal momento che oggi l’industria farmaceutica europea dipende all’80% da Cina e India per l’approvvigionamento delle materie prime, mentre negli anni novanta del secolo scorso la quota si fermava al 20%. La cosa non è senza conseguenze, come ha mostrato il caso dell’eparina Baxter tra il 2007 e il 2008. All’epoca una grave epidemia negli allevamenti suini cinesi aveva enormemente ridotto la disponibilità di eparina greggia, fraudolentemente sostituita in alcuni casi da condroitina solfato supersolfatato. Risultato: lotti ritirati, necessità di controlli a 360° e riduzione delle scorte di farmaco.
 Peraltro, al ridursi delle disponibilità, soprattutto nell’Occidente industrializzato, non è estranea anche la continua discesa dei prezzi dei farmaci di sintesi che, come ha più volte richiamato il settore del generico, rischia di rendere antieconomiche alcune produzioni. Oggi, in sostanza, la situazione è abbastanza tesa, basti pensare che solo tre siti in tutto il mondo producono l’oseltamivir e che in Occidente un solo stabilimento produce penicillina. In queste condizioni basta poco per creare strappi nella filiera.
Una cosa è certa – e in questo hanno ragione i distributori francesi-  la questione va affrontata considerando tutti gli aspetti, compresi quelli macroeconomici, mentre il rimpallo di responsabilità sui singoli venti rischia di lasciare il tempo che trova (che non è bellissimo).

Maurizio Imperiali
 

14 Giugno 2011

© Riproduzione riservata

Morbillo. Bambino morto a New York: primo decesso in 30 anni. Hochul accusa l’amministrazione Trump. Ecco perché ha ragione
Morbillo. Bambino morto a New York: primo decesso in 30 anni. Hochul accusa l’amministrazione Trump. Ecco perché ha ragione

Un bambino è morto, una governatrice democratica attacca un presidente repubblicano, il morbillo torna a uccidere dopo trent'anni. La morte è avvenuta nello Stato di New York ed è il...

Payback dispositivi medici 2015-2018. Il Consiglio di Stato sospende gli atti ministeriali: stop ai recuperi con effetti su tutte le imprese
Payback dispositivi medici 2015-2018. Il Consiglio di Stato sospende gli atti ministeriali: stop ai recuperi con effetti su tutte le imprese

Nuovo, importante passaggio giudiziario nella lunga vicenda del payback sui dispositivi medici. Il Consiglio di Stato, con l’ordinanza cautelare n. 4658/2026, pubblicata oggi, ha accolto l’istanza presentata dalla società Iatrotek...

Payback dispositivi medici. Confindustria DM: “Conto da 12,5 miliardi per le imprese entro il 2029”
Payback dispositivi medici. Confindustria DM: “Conto da 12,5 miliardi per le imprese entro il 2029”

Un conto complessivo stimato in 12,5 miliardi di euro per le imprese dei dispositivi medici nel periodo 2019-2029, con una prima rata relativa al 2019 da versare entro il 30...

Emofilia. Le terapie migliorano la vita dei pazienti ma l’assistenza non tiene il passo, cinque priorità per superare le disuguaglianze
Emofilia. Le terapie migliorano la vita dei pazienti ma l’assistenza non tiene il passo, cinque priorità per superare le disuguaglianze

Le nuove terapie hanno profondamente cambiato la storia dell'emofilia, consentendo ai pazienti di vivere più a lungo e con maggiori possibilità di autonomia. Ma l'organizzazione dell'assistenza non ha tenuto il...