Perdita di memoria in vecchiaia. Tutta colpa di una molecola

Perdita di memoria in vecchiaia. Tutta colpa di una molecola

Perdita di memoria in vecchiaia. Tutta colpa di una molecola
Man mano che invecchiamo il cervello non riesce più a condurre segnali elettrici, meccanismo che viene usato dall’organismo per codificare e trasmettere informazioni. La causa è un ingranaggio molecolare che si rovina, ma che potrebbe essere possibile riparare.

Gli scienziati non sono mai riusciti a capire per quale motivo quando invecchiamo alcune delle capacità cognitive del cervello, come la memoria o la capacità di esprimersi, subiscano un lento declino. Oggi una nuova ricerca, condotta dai ricercatori dell’Università di Bristol e pubblicata su Neurobiology of Aging, tenta di spiegare perché l’organo principale del sistema nervoso sia sempre più riluttante a funzionare correttamente man mano che l’età avanza. Secondo i ricercatori, la chiave di tutto sarebbe un meccanismo molecolare che provoca cambiamenti nell’attività elettrica dei neuroni.

Si sa che cervello usa segnali elettrici per codificare e trasmettere le informazioni. Per monitorarne il funzionamento i ricercatori inglesi hanno dunque pensato di esaminare l’attività elettrica del cervello di alcuni topi, registrando i segnali delle singole cellule dell’ippocampo, una delle parti dell’organo predisposte alle funzioni cognitive. Così i ricercatori hanno analizzato la cosiddetta eccitabilità neuronale, un parametro che descrive quanto facilmente il cervello riesce a mettere in atto un meccanismo chiamato potenziale d’azione, che prevede un rapido ma massiccio scambio di carica elettrica tra l’interno e l’esterno delle membrane cellulari dei neuroni, un processo fondamentale per la corretta comunicazione tra tutte le parti del sistema nervoso.
“Quando ci siamo cominciati a chiedere perché un cervello sano potesse cominciare, ad un certo punto, a perdere colpi, siamo andati a guardare cosa dicesse la letteratura medica a riguardo”, ha spiegato Andy Randall, docente di neurofisiologia applicata a Bristol. “Così abbiamo scoperto che altri prima di noi avevano notato che a cambiare, nel cervello anziano, sono tutti quei processi legati al potenziale d’azione. Così abbiamo messo a punto il nostro studio, dimostrando come sia molto più complicato per i neuroni dell’ippocampo produrre il potenziale d’azione, man mano che si invecchia.”

Inoltre, gli scienziati hanno dimostrato che la riluttanza a mettere in atto questo meccanismo dipende da cambiamenti nelle proprietà di attivazione delle membrane proteiche chiamate canali del sodio. Queste, nel cervello sano, servono a proprio a favorire il potenziale d’azione, permettendo il passaggio di ioni positivi di sodio dall’esterno delle membrane a dentro i neuroni. “E poi – ha concluso il ricercatore – identificando questi canali come principale responsabile delle difficoltà cognitive in età avanzata, abbiamo anche trovato un potenziale bersaglio terapeutico, dunque un modo per migliorare l’eccitabilità neuronale e prevenire il declino del nostro sistema nervoso”.

Laura Berardi

03 Febbraio 2012

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