Plasma iperimmune. Negli Usa i pazienti guariti da Covid-19 sono già una “merce”, in Italia no

Plasma iperimmune. Negli Usa i pazienti guariti da Covid-19 sono già una “merce”, in Italia no

Plasma iperimmune. Negli Usa i pazienti guariti da Covid-19 sono già una “merce”, in Italia no
A differenza degli Usa dove vige un sistema sangue basato sulla donazione remunerata e dove le aziende che lavorano il plasma stanno conducendo campagne aggressive per l’approvvigionamento, in Italia si sta lavorando affinché la risorsa del plasma dei guariti da Covid-19 venga resa disponibile secondo criteri etici e improntati alla solidarietà

L’epidemia da Covid ha messo in luce, ancora una volta, le forti differenze tra un sistema sangue basato sulla donazione volontaria e non remunerata come quello italiano e uno invece che segue altri criteri. Negli Usa i pazienti guariti dal virus sono già diventati una ‘merce’, con le aziende interessate all’utilizzo del plasma iperimmune che li contattano per il prelievo, ovviamente a pagamento, mentre in Italia si sta lavorando perché questa risorsa venga resa disponibile secondo criteri etici e improntati alla solidarietà.
 
Questi criteri, in conformità alle norme vigenti, prevedono che l’autosufficienza di sangue e suoi prodotti è sovra-aziendale, sovra-regionale e non frazionabile. Anche il plasma dei guariti da Covid-19, che già in questi giorni viene raccolto nell’ambito delle sperimentazioni che sono state avviate a livello locale in diverse regioni, è donato volontariamente e gratuitamente e può essere ceduto a ospedali situati in regioni diverse da quelle nelle quali è stato donato.
 
I media statunitensi, quando ancora l’epidemia è in piena fase di emergenza, raccontano di campagne aggressive da parte delle aziende che lavorano il plasma, che già pagano 50 dollari a donazione, per accaparrarsi il plasma dei guariti. Nello Utah ad esempio due passeggeri della nave Diamond Princess hanno ricevuto un buono regalo da 800 dollari per aver fatto due donazioni. Diverse aziende hanno aggiunto dei benefit aggiuntivi a quelli già previsti per i donatori di plasma per attirare persone positive al Covid-19.
 
Oltre alle considerazioni etiche che si possono fare in generale sul prevedere un pagamento per un atto come la donazione di plasma, anche gli aspetti di sicurezza non sono da sottovalutare. Ci sono report di persone che ‘vendono’ negli Usa il proprio plasma per pagare l’affitto o la spesa, e questo tipo di motivazioni può far sì che anche chi non ha i requisiti doni ugualmente.
 
Nel caso del plasma da convalescente inoltre il sistema Usa fa sì che la ‘materia prima’, necessaria per le sperimentazioni e per la ricerca, metta in contrapposizione, per l’approvvigionamento, i ricercatori con l’industria, come già lamentato da alcuni esperti americani. Problema che invece non si verificherà nel nostro paese, dove questa risorsa preziosa sarà gestita secondo i princìpi etici fondanti del Sistema sangue nazionale secondo i quali la donazione di sangue è volontaria, periodica, responsabile, anonima e non-remunerata, il sangue umano non è una fonte di profitto e le prestazioni trasfusionali devono essere erogate in maniera equa, imparziale, omogenea e senza alcun costo a qualsiasi paziente che ne abbia necessità.
 
Giancarlo Maria Liumbruno
Direttore generale del Centro Nazionale Sangue

Giancarlo Maria Liumbruno

15 Maggio 2020

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