Rhinovirus. Un supercomputer in Australia per sintetizzare un nuovo farmaco

Rhinovirus. Un supercomputer in Australia per sintetizzare un nuovo farmaco

Rhinovirus. Un supercomputer in Australia per sintetizzare un nuovo farmaco
Di solito fa venire solo un comune raffreddore, o una sinusite, ma per alcuni contrarre il rhinovirus può essere più pericoloso: in aiuto delle persone con asma grave o affette da bpco arriva oggi un supercomputer australiano, che ha aiutato gli scienziati a sintetizzare un farmaco.

Succede raramente, ma a volte – e soprattutto per alcune categorie di pazienti – un comune raffreddore può trasformarsi in qualcosa di grave. Per tutte queste persone sta lavorando un team del Vincent’s Institute of Medical Research (SVI) e dell’Università di Melbourne, o più precisamente il supercomputer più potente dell’Australia: grazie a questo è infatti possibile ottenere simulazioni 3D di virus a risoluzioni mai viste prima, e i ricercatori stanno usando proprio le informazioni ricavate dalle immagini per sintetizzare un nuovo farmaco contro il rinovirus, che genera naso che cola e sinusite.
 
L’infezione da rhinovirus è legata a circa il 70% dei casi di inasprimento dell’asma grave, che nel 50% delle occasioni devono essere trattate in ospedale. Inoltre, oltre il 35% dei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) sono ricoverati ogni anno proprio per virus respiratori come il rhinovirus. Il farmaco sintetizzato in Australia sarebbe rivolto proprio a tutti questi pazienti, per i quali il raffreddore non è più un banale male stagionale. “Il lavoro che stiamo facendo mostra che il nuovo farmaco può legarsi allo scudo che circonda il virus, detto capside”, ha spiegato Michael Parker, che sta lavorando al progetto. “Tuttavia, non siamo ancora riusciti a capire in dettaglio come il farmaco sintetizzato o composti simili possano funzionare: a dircelo potranno essere le prossime analisi portate a termine dal supercomputer”, ha continuato. “Questa tecnologia ci permette infatti di scavare a fondo nei meccanismi all’interno delle cellule umane, per comprendere come funzionano i composti che sintetizziamo a livello molecolare, cosicché possiamo continuare a migliorare i nostri risultati.
In particolare il computer, che si chiama IBM Blue Gene/Q, è il più potente strumento dedicato alle scienze della vita in tutto l’emisfero australe, e il più veloce in Australia. “Solo grazie alle simulazioni 3D che ci fornisce il computer siamo stati in grado di osservare il virus nel dettaglio, visto che in precedenza potevamo osservarne solo piccole parti, con simulazioni molto ridotte”, ha concluso Parker. “Il lavoro offre opportunità di accelerare la ricerca, ottenendo nuove informazioni utili per lo sviluppo di farmaci antivirali come quello cui stiamo lavorando. E in questo modo salvare la vita di molte persone”.

20 Luglio 2012

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