Un anno di “contrasti netti”, di traguardi storici e di tagli dolorosi. Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha aperto i lavori della 158esima sessione del Consiglio Esecutivo con un bilancio sul 2025 che è insieme una fotografia della crisi del multilateralismo e una dichiarazione di resilienza.
Da un lato, il 2025 è stato un “anno spartiacque”: l’adozione dell’Accordo sulle Pandemie, l’entrata in vigore dei Regolamenti Sanitari Internazionali emendati, l’approvazione di un nuovo aumento dei contributi obbligatori degli Stati membri e una dichiarazione politica delle Nazioni Unite su malattie non trasmissibili e salute mentale.
Dall’altro, è stato “indiscutibilmente uno degli anni più difficili nella storia della nostra Organizzazione”. Tagli significativi ai finanziamenti hanno costretto l’Oms a ridurre il proprio organico. “Molte altre organizzazioni internazionali sono state colpite”, ha ricordato Tedros, sottolineando come tagli severi e improvvisi agli aiuti bilaterali abbiano sconvolto i sistemi sanitari di molti paesi.
Nonostante ciò, il bilancio operativo è ricco di successi, raccontati secondo le tre priorità del Piano Generale di Lavoro: promuovere, fornire e proteggere la salute.
Per fronteggiare la riduzione degli aiuti, l’Oms sta aiutando molti paesi a sostenere i servizi essenziali e a passare dalla dipendenza dagli aiuti all’autosufficienza. Una leva chiave sono le tasse sulla salute. L’iniziativa “3 by 35” chiede a tutti i paesi di aumentare del 50% entro il 2035 i prezzi reali di tabacco, alcol e bevande zuccherate. Nel 2025, paesi come Malaysia, Mauritius e Vietnam hanno già introdotto o aumentato queste tasse; nel 2026 sono seguiti India e Arabia Saudita.
La Convenzione Quadro sul Controllo del Tabacco ha celebrato i suoi 20 anni: il consumo globale è calato di un terzo. Le Maldive sono diventate il primo paese a vietare il tabacco per le generazioni future (nati dal 2007 in poi). Progressi anche contro i grassi trans e l’inquinamento atmosferico, con una nuova roadmap globale che punta a dimezzarne l’impatto sulla salute entro il 2040.
I tagli hanno reso ancora più urgente colmare il divario nell’accesso alle cure. Oltre 4,6 miliardi di persone non hanno accesso a servizi sanitari essenziali. Il mondo affronta una carenza di 11 milioni di operatori sanitari entro il 2030. L’OMS ha sostenuto 11 paesi con le carenze più acute, contribuendo a creare quasi 100.000 nuovi posti di lavoro nel settore.
Un pilastro della risposta è l’Accademia Oms di Lione, che offre oltre 250 corsi gratuiti in 20 lingue. Un corso di emergenza di base ha ridotto la mortalità del 34-50% in ospedali di Nepal, Uganda e Zambia. L’Oms ha inoltre esteso a 82 paesi la Rete Globale per la Certificazione Sanitaria Digitale, dando a 2 miliardi di persone accesso alle proprie cartelle cliniche digitali.
Sul fronte dei farmaci, sono stati prequalificati 44 medicinali e 9 vaccini, aggiornate le Liste dei Farmaci Essenziali con nuovi trattamenti per cancro e obesità, e designate nuove autorità regolatorie di riferimento. L’allarme principale resta la resistenza antimicrobica: 1 infezione batterica su 6 nel mondo è ora resistente agli antibiotici.
Nonostante le difficoltà, l’Oms ha risposto nel 2025 a 50 emergenze in 82 paesi, contenendo focolai prima che diventassero notizia. La Repubblica Democratica del Congo ha controllato un’epidemia di Ebola in 6 settimane. Oltre 38 milioni di persone sono state vaccinate contro la febbre gialla. Dopo una pausa di tre anni, sono riprese le vaccinazioni preventive contro il colera.
Un capitolo drammatico resta quello degli attacchi alle strutture sanitarie: nel 2025 ne sono stati verificati 1350 in 19 paesi, con 1981 morti tra operatori e pazienti. In Gaza, l’Oms ha organizzato 938 camion di rifornimenti e supportato 8000 evacuazioni mediche.
Il cuore del discorso di Tedros è stato un appassionato appello per la stabilità finanziaria e l’indipendenza dell’Oms. Grazie all’aumento progressivo dei contributi obbligatori – approvato dall’Assemblea Mondiale della Salute – l’Organizzazione ha coperto l’85% del budget base per il biennio 2026-27. “Se non aveste approvato quell’aumento, saremmo in una situazione molto peggiore”, ha affermato.
Ma il restante 15% sarà difficile da mobilitare, e la maggior parte dei fondi volontari resta “vincolata”, creando “sacche di povertà” per priorità come la resistenza antimicrobica e il cambiamento climatico. “Quando parlo di indipendenza – ha chiarito Tedros – non intendo indipendenza dagli Stati membri. Intendo non-dipendenza da una manciata di donatori. Una Oms che non sia più un appaltatore dei maggiori finanziatori. Un’organizzazione imparziale, basata sulla scienza, libera di dire ciò che dice l’evidenza, senza timori o favoritismi”.
La crisi, ha concluso, è stata anche un’opportunità per una Oms “più snella” e focalizzata sul suo mandato principale: il potere di riunire governi, esperti e società civile. “Questa è la vostra Oms. La sua forza è la vostra unità. Il suo futuro è la vostra scelta”. Il percorso è tracciato: consolidare le basi finanziarie, rafforzare la leadership tecnica, riformare la governance. Perché, come ha ricordato, “la solidarietà è la migliore immunità”.