Stress. L’ansia fa venire il cancro

Stress. L’ansia fa venire il cancro

Stress. L’ansia fa venire il cancro
Per la prima volta un tratto della personalità - l'ansiosità - viene dichiarato un fattore di rischio per lo sviluppo del cancro. Più ci si stressa più il sistema immunitario si abbassa, e quindi i tumori colpiscono in maniera più aggressiva. La scoperta potrebbe essere utile per sviluppare terapie efficaci.

Lo stress fa male. Non è più solo un modo di dire, quanto più il risultato di una ricerca dell’Università di Stanford: su modello animale, i soggetti più proni all’ansia sono quelli che sviluppano le forme di cancro più gravi e aggressive. Nello studio che lo dimostra, che verrà pubblicato su PLoS One, i topolini più nervosi risultavano infatti avere maggiore propensione allo stress cronico e difese immunitarie abbassate.
 
Lo studio non è il primo che dimostra come queste due ultime caratteristiche siano collegate ad un rischio più alto di sviluppare cancro e altre malattie, ma questa è sicuramente la prima volta che gli individui più ansiosi sono dichiarati a maggiore pericolo a livello biologico. “Non era mai successo che questo tratto della personalità, che indica una sensibilità maggiore agli stressori reali o percepiti, fosse delineato come fattore di rischio”, ha spiegato Firdaus Dhabhar, primo autore dello studio. Come specificano i ricercatori, infatti, ci sono due tipi di stress: quello buono e a breve termine – come quello che si prova quando si consegna un lavoro importante – migliora il sistema immunitario e prepara a rispondere alle situazioni che si incontrano; invece quello cattivo e costante – come il prendersi cura di una persona cara malata – a lungo termine può minare la capacità dell’organismo di combattere le malattie.
Per capire qual è il limite di stress cui ci si può sottoporre senza ripercussioni a lungo termine il team ha bombardato per 10 settimane alcuni topi con dei raggi ultravioletti: le sessioni duravano dieci minuti e si ripetevano tre volte a settimana e avevano sugli animali gli stessi effetti che ha sull’uomo l’esposizione eccessiva ai raggi solari. In questo modo nei mesi successivi gli scienziati hanno osservato nascere dei tumori della pelle simili a quelli che si sarebbero verificati in un essere umano, neoplasie che hanno la caratteristica di essere a volte combattute e respinte direttamente dal sistema immunitario, se questo è abbastanza forte. Da questo test è risultato che le cavie più nervose, ovvero quelle dall’atteggiamento in generale più reticente e con avversione al rischio anche nella ricerca di cibo, sviluppavano più tumori ed avevano maggiori probabilità di incappare nelle forme più invasive. Questi topi, inoltre, avevano valori più alti di linfociti T regolatori, cellule del sistema immunitario che ne diminuiscono l’efficacia, e presentavano un’attività di signaling chimico più bassa contro le neoplasie. Infine, le cavie più nervose presentavano livelli di corticosterone più bassi, quando questo ormone è quello che di solito viene prodotto dall’organismo per rispondere alle malattie e allo stress.
 
Il prossimo passo per i ricercatorisarà quello di capire se diminuire in qualche modo gli effetti negativi dello stress – ad esempio con l’uso di farmaci ansiolitici – possa migliorare l’efficacia dei trattamenti contro il cancro. “Alla luce di quello che abbiamo scoperto, bisogna trovare il modo migliore per calmare i nostri pazienti malati di cancro il più possibile”, hanno detto i ricercatori che hanno lavorato allo studio. “Nelle terapie infatti abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile del sistema immunitario, in modo che si massimizzi il risultato”.
 
Laura Berardi

27 Aprile 2012

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