Tumore al collo dell’utero. Il test Hpv protrebbe sostituire il Pap test

Tumore al collo dell’utero. Il test Hpv protrebbe sostituire il Pap test

Tumore al collo dell’utero. Il test Hpv protrebbe sostituire il Pap test
Oltre 100 mila le italiane coinvolte nello studio di fattibilità. Il test si effettua con prelievo simile al Pap test. Il materiale prelevato, però, non è letto al microscopio, come nel Pap test, ma utilizzato per la ricerca del Papillomavirus ad alto rischio con un test di laboratorio specifico.

Sarebbe più efficace e meno costosa la nuova strategia di screening per il tumore al collo dell’utero. A mandare a casa il Pap test sarebbe il test Hpv. La scoperta che l’infezione il papilloma virus fosse la causa principale di questo tumore (che colpisce in Italia circa 3.500 donne ogni anno) ha infatti aperto la strada a nuove strategie di prevenzione basate sulla vaccinazione e sull’utilizzo del test Hpv come test primario.

Se ne è parlato ieri a Roma nel corso di un convegno al quale ha partecipato, tra gli altri, Sergio Pecorelli, ordinario di Clinica Ostetrica e Ginecologica Università di Brescia e presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). “Gli studi di fattibilità attualmente in corso hanno introdotto il test HPV come test primario e solo in seconda istanza il Pap test, modificando i protocolli di screening utilizzati fino ad oggi, per valutare l’efficacia operativa di questo nuovo approccio e l’opportunità di estenderlo a livello nazionale”, ha spiegato Pecorelli aggiungendo che “i risultati raccolti dimostrano che la nuova tecnologia molecolare offre vantaggi organizzativi rispetto al Pap test e permette di aumentare l’efficacia della prevenzione, allungando l’intervallo tra un controllo e il successivo a 5-7 anni. Oltre agli aspetti pratici, questi studi stanno fornendo anche importanti valutazioni sugli aspetti di comunicazione e informazione alle donne e ai professionisti sanitari, azioni importanti che non dobbiamo sottovalutare, se vogliamo che i nuovi strumenti di prevenzione siano recepiti e utilizzati al meglio”.
 
I progetti di fattibilità per valutare l’impatto dell’introduzione del test HPV nei programmi di screening, partiti nel 2009, hanno già coinvolto oltre 100.000 donne. Le Regioni attualmente coinvolte nei progetti in corso, cioè dove alle donne è stato chiesto di sottoporsi al test Hpv al posto del tradizionale Pap test, sono Toscana (Firenze), Abruzzo, Emilia Romagna (Reggio Emilia e Ferrara), Piemonte (Torino e Ivrea), Trentino Alto Adige (Trento), Lombardia (Valle Camonica), Umbria (Perugia), Lazio (Roma G), Veneto (Este  Monselice) e, di recente avvio, Liguria (Savona). In queste realtà le donne coinvolte sono state chiamate a sottoporsi al test HPV al posto del tradizionale Pap test.

 
“Mentre con il Pap test vengono rilevate le alterazioni presenti sul collo dell’utero attraverso un’analisi al microscopio, il test Hpv rileva la presenza con metodiche molecolari del Papillomavirus. Questa nuova strategia permette di fornire alla donna una maggior protezione contro il cancro della cervice per intervalli più prolungati. – ha spiegato Massimo Confortini, direttore del Laboratorio di Citologia Analitica e Biomolecolare e Citopatologia Ispo di Firenze. “L’integrazione della vaccinazione con una nuova strategia di screening basata sul test Hpv come screening primario può rappresentare un nuovo modello organizzativo in grado di razionalizzare al massimo le risorse e rendere pienamente efficace la prevenzione di questo tumore, ha aggiunto.

Il test Hpv si effettua con prelievo simile al Pap test, facile, indolore e non invasivo. Il materiale prelevato non è però letto al microscopio, come nel Pap test, ma utilizzato per la ricerca del Papillomavirus ad alto rischio con un test di laboratorio specifico. Il campione viene quindi conservato in un liquido e analizzato con la tecnologia molecolare. Fra le metodiche più utilizzate vi è il test Hpv Hc2, che si basa sull’amplificazione del segnale per il rilevamento del Dna e permette di individuare gli  Hpv ad alto rischio oncogeno. La positività al test Hpv non è sinonimo di malattia, ma è soltanto un indice di un maggior rischio di patologia per la donna, che richiede successivi approfondimenti basati in primis sulla citologia.

 
“Il punto di forza del test Hpv è che le donne con test negativo, non sono  a rischio di  sviluppo di carcinoma della cervice o di lesioni pre-invasive per almeno 5 anni – ha spiegato Francesca Carozzi, responsabile Settore Diagnostica Molecolare Ispo, Firenze – mentre il rischio sarà maggiore per le donne con test Hpv positivo, che sono circa il 5-10%; inoltre è importante sottolineare che solo una piccola frazione delle donne Hpv positive svilupperanno una lesione della cervice, perché la maggior parte delle infezioni guariranno da sole. La possibilità di effettuare il test Hpv all’interno dei programmi di screening  consente di  ottimizzare, in termini di appropriatezza, il percorso degli eventuali approfondimenti e di richiamare attivamente le donne al successivo follow-up”.
 

21 Novembre 2011

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