Tumore al fegato. L’aspirina previene l’insorgenza in chi ha l’epatite. Lo studio del San Raffaele

Tumore al fegato. L’aspirina previene l’insorgenza in chi ha l’epatite. Lo studio del San Raffaele

Tumore al fegato. L’aspirina previene l’insorgenza in chi ha l’epatite. Lo studio del San Raffaele
Non è la prima volta che si suggerisce l’idea che l’aspirina potrebbe essere l’arma segreta contro il cancro. L’ultima conferma dall’istituto di ricerca di Milano: sui topi acido acetilsalicilico e clopidogrel – disponibili su larga scala e a basso prezzo – limitano l’insorgenza di carcinoma.

L’idea che l’aspirina possa prevenire il cancro circola ormai da qualche anno: le conferme arrivano ogni anno, ma non sono mai abbastanza consistenti da convincere tutta la comunità accademica. È arrivata recentemente dall’Italia un’altra conferma parziale, che riguarda il rapporto tra farmaci anti-piastrinici come l'acido acetilsalicilico o il clopidogrel e il tumore del fegato associato ad epatite virale cronica: ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, insieme a quelli dello Scripps Research Institute di La Jolla in California hanno infatti dimostrato sulle pagine di Pnas che queste medicine, di solito usate nell’uomo per il trattamento di disordini trombotici, possano essere usate proprio per prevenire il carcinoma nei pazienti che hanno contratto virus Hbv e Hcv.
 
Gli studiosi allora per ora valutato l'effetto nel tempo di farmaci anti-piastriniciin topi affetti da epatite cronica B. Dai dati raccolti è emerso che la somministrazione orale di acido acetilsalicilico e clopidogrel a basse dosi  non solo riduce l’accumulo di linfociti nel fegato e previene la conseguente patologia epatica ma limita anche l’insorgenza del tumore al fegato. Tutto ciò, tra l’altro, senza provocare effetti secondari indesiderati, come i fenomeni emorragici tanto temuti nelle terapie a base di anticoagulanti.
L’idea di partenza del team era infatti quella al centro di un’altra scopertadi un team di scienziati italiani, che nel 2005 avevano dimostrato come le piastrine partecipino attivamente ai processi di danneggiamento del fegato facilitando l’accumulo di linfociti in quest’organo. Nell’epatite cronica virale questo accumulo di linfociti è causa di continui cicli di blanda malattia epatica che negli anni portano alla comparsa di serie complicanze, ed ecco perché il virus Hbv è considerato un fattore di rischio molto importante per il carcinoma epatocellulare.
A oggi la prevenzione si basa su farmaci antivirali ma molti pazienti non rispondono a queste terapie. "Prevenire l’insorgenza del carcinoma epatocellulare mediante l’uso di anti-piastrinici è un concetto innovativo che pone le piastrine al centro di una malattia molto complessa" ha spiegato Luca Guidotti, responsabile dell’Unità di Immunopatologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
In più la terapia preventiva del San Raffaele è a basso costo, e basata su due medicine che sono già facilmente reperibili. "Il fatto poi che questi due anti-piastrinici siano anche farmaci generici già approvati per il trattamento di disordini trombotici nell’uomo dovrebbe accelerare studi clinici in pazienti cronicamente infetti da Hbv o Hcv", ha concluso Guidotti.

06 Luglio 2012

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