Tumori a Milano ad inizio ‘800. Il più frequente era all’utero. Studio della Bicocca su 29mila persone morte due secoli fa

Tumori a Milano ad inizio ‘800. Il più frequente era all’utero. Studio della Bicocca su 29mila persone morte due secoli fa

Tumori a Milano ad inizio ‘800. Il più frequente era all’utero. Studio della Bicocca su 29mila persone morte due secoli fa
I dati derivano da ricerche condotte nell’Archivio storico diocesano di Milano, che raccoglie tutti i registri di morte parrocchiali fin dalla loro istituzione, nel 1614. Su 29.865 morti sarebbero stati riscontrati 357 tumori, il 78% su donne, il 37% all’utero. La scarsa igiene personale e la promiscuità sessuale potrebbero avere favorito la diffusione dell’infezione da Hpv. Come confermerebbe l’età delle vittime, più bassa di quella degli altri soggetti colpiti da tumore nello stesso periodo. Lo studio pubblicato su Lancet Oncology.

Anche nei secoli scorsi si moriva per tumore. A dimostrarlo uno studio pubblicato sulla rivista Lancet Oncology, dal titolo “Parish mortality registers in paleo-oncology” che per la prima volta riporta dati sulla mortalità per tumore contenuti nei registri delle parrocchie milanesi di inizio Ottocento.

Le analisi delle cause di morte riportate nei registri di mortalità di tutte le parrocchie di Milano nel periodo 1816-1822 e riferite a 29.865 soggetti deceduti nel capoluogo lombardo in quegli anni sono state condotte da Michele Augusto Riva, ricercatore di storia della medicina del dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca, e da Sara Conti, biostatistica del centro di studio e ricerca sulla Sanità pubblica, guidato dal professor Giancarlo Cesana.

Dall’analisi condotta, sintetizza una nota dell’ufficio stampa dell’Università di Milano, si sono evidenziati 357 tumori, principalmente diagnosticati in soggetti di sesso femminile (78 per cento), il 37 per cento dei quali all’utero. “Questo dato è simile a quello riscontrato ancora oggi nei paesi in via di sviluppo, dove il tumore della cervice uterina è un problema sanitario molto rilevante, sia in termini di incidenza sia di mortalità. Anche nella Milano di inizio Ottocento, la scarsa igiene personale e la promiscuità sessuale potrebbero avere favorito la diffusione dell’infezione da papillomavirus (HPV) che, come è noto, è all’origine di questo tipo di tumori. A conferma di questa ipotesi è l’età media di morte delle donne analizzate nello studio che risulta essere più bassa di quella degli altri soggetti colpiti da tumore nello stesso periodo. Il tumore uterino colpisce, infatti, le giovani donne”, spiegano i ricercatori.

I dati derivano da ricerche condotte nell’Archivio storico diocesano di Milano, che raccoglie e conserva tutti i registri di morte (defunctorum libri) parrocchiali dei secoli passati, fin dalla loro istituzione voluta da Papa Paolo V nel 1614. In particolare, nell’Ottocento i registri riportavano sistematicamente, oltre ai dati anagrafici e alla data del decesso, anche la presunta causa di morte. Partendo da questi registri è stato possibile ottenere un quadro (paleo)epidemiologico della diffusione delle malattie in quel periodo.

“Il tema della diffusione dei tumori del mondo antico è attualmente molto dibattuto nell’ambito della ricerca storiografica medica – spiega Michele Riva -. Fino a oggi sono stati riportati in letteratura solamente casi aneddotici di tumori, riscontrati prevalentemente in mummie. La scarsa conservazione degli organi rende difficile l’individuazione di tumori in resti umani antichi. Il nostro lavoro è il primo ad analizzare sistematicamente i dati raccolti nei registri parrocchiali ed è il primo ad essere stato condotto sulla popolazione di un’intera città in un periodo di tempo così lungo. Lo studio oltre a costituire un passo in avanti verso la comprensione della diffusione delle malattie nel mondo antico, consente di valorizzare un’importante componente del patrimonio storico-culturale della città di Milano, ovvero i registri di mortalità parrocchiali, che costituiscono un unicum a livello internazionale per completezza di informazioni contenute. Tali documenti potrebbero essere utilizzati nei prossimi anni per indagare la diffusione di altre patologie nel mondo antico”.

09 Ottobre 2018

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