Usa. L’obesità è la principale causa di riduzione dell’aspettativa di vita 

Usa. L’obesità è la principale causa di riduzione dell’aspettativa di vita 

Usa. L’obesità è la principale causa di riduzione dell’aspettativa di vita 
I risultati di una ricerca presentata in questi giorni negli Stati Uniti rivoluziona la classifica dei principali fattori di rischio per riduzione di aspettativa di vita. Il fumo scivola al terzo posto, grazie alle politiche di controllo del tabacco, mentre scala la vetta della classifica l’obesità, seguita a ruota dal diabete. Gli autori della ricerca si appellano dunque ai medici perché facciano della prevenzione una priorità nella loro pratica clinica.

L’obesità balza al numero uno nella classifica dei principali fattori di rischio modificabili per la salute. A  stabilirlo è un lavoro dell’università di Cleveland presentato in questi giorni negli USA al congresso annuale della Society of General Internal Medicine.
 
In particolare, secondo questo studio l’obesità provocherebbe una perdita di aspettativa di vita del 47% superiore a quella indotta dal tabacco che, a sua volta, determina una perdita di aspettativa di vita simile a quella provocata dall’ipertensione arteriosa. I dati sui quali sono state effettuate queste elaborazioni statiche sono relativi alla popolazione stelle-e-strisce per l’anno 2014.
 
La classifica completa dei principali contributori (in ordine decrescente di importanza) alla perdita di aspettativa di vita è la seguente: obesità, diabete, tabacco, ipertensione, ipercolesterolemia. Questo tuttavia con le dovute eccezioni. In un paziente obeso ed etilista, ad esempio, il fattore di rischio sul quale intervenire in maniera prioritaria sarà ovviamente l’alcol.
 
Questo stravolgimento della classifica va letto anche in positivo però. Solo 15 anni fa, al top della classifica avremmo trovato il fumo, sceso in seguito di qualche posizione grazie alle politiche di controllo del tabacco.
 
“I fattori di rischio modificabili comportano un carico di mortalità importante negli Stati Uniti – commenta Glen Taksler, internista della Cleveland Clinic – e questi risultati preliminari non fanno che sottolineare l’importanza della perdita di peso, di un’attenta gestione del diabete e di una dieta sana”.
 
Da sottolineare anche il fatto che tre dei fattori di rischio modificabili (diabete, ipertensione e ipercolesterolemia) elencati nella top 5 possono essere adeguatamente trattati; ciò significa che aiutare i pazienti a comprendere e accettare le opzioni di trattamento a disposizione può avere un impatto notevole sulla loro aspettativa di vita. La prevenzione nella pratica clinica quotidiana gioca cioè un ruolo davvero determinante e dovrebbe rappresentare una priorità per tutti i medici.
 
Un decesso causato da un infarto o da un tumore della mammella ha le sue radici nel fumo o nell’obesità o nell’abuso di alcol, oltre naturalmente che nella genetica. “E’ importante – sottolinea Taksler – che la gente capisca che agire sui fattori di rischio modificabili può aiutare le persone a vivere più a lungo”.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

25 Aprile 2017

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