Usa. La vitamina C ti salva la vita: ridotti del 50% rischi cardiocircolatori

Usa. La vitamina C ti salva la vita: ridotti del 50% rischi cardiocircolatori

Usa. La vitamina C ti salva la vita: ridotti del 50% rischi cardiocircolatori
Il processo è connesso alla proteina hsCRP, fattore di rischio per le malattie cardiache, la cui concentrazione nel sangue è più bassa per chi mangia alimenti ricchi di vitamina C. La scoperta dagli Stati Uniti.

Vitamina C salvavita? Ebbene sì. Che l’acido ascorbico abbia ottime proprietà per l’organismo è infatti cosa nota, ma quello che non si sapeva fino ad oggi è che questa vitamina può far bene al cuore, riducendo addirittura della metà il rischio di morire a causa di malattie cardiovascolari. Questo quanto rivelato in una ricerca presentata oggi dalla American Heart Association.
Bassi livelli di vitamina C, infatti sono associati a un’alta concentrazione nell’organismo di una particolare proteina chiamata high sensitivity C-Reactive protein (hsCRP), marker per le infiammazioni e fattore di rischio per i problemi cardiaci. La ricerca ha preso in considerazione 212 pazienti di età media di 61 anni, di cui circa un terzo di sesso femminile. Circa il 45% dei partecipanti presentava insufficienza cardiaca moderata o grave.
Secondo la ricerca, in confronto con chi ha una dieta ricca di vitamina C, i pazienti dello studio che avevano bassi valori di acido ascorbico, avevano una probabilità due volte e mezzo più grande di avere valori troppo alti di hsCRP. In particolare, inoltre, i partecipanti allo studio che assumevano una quantità troppo bassa di questa vitamina e che presentavano una concentrazione della proteina nel sangue maggiore di 3 milligrammi per litro, avevano anche una possibilità doppia di morire di malattie cardiovascolari.
“Abbiamo dimostrato che l’adeguata assunzione di vitamina C era associata ad una sopravvivenza più alta nei pazienti con insufficienza cardiaca”, ha spiegato Eun Kyeung Song, ricercatore dell’Università di Ulsan in Korea e coordinatore dello studio.
I partecipanti dovevano tenere per quattro giorni un diario alimentare controllato da un dietista, mentre un software registrava il valore di vitamina C che assumevano giornalmente, in modo da avere un quadro dell’alimentazione quotidiana di ogni paziente. Attraverso esami del sangue veniva poi loro controllato il livello di hsCRP. I ricercatori hanno così potuto dividere i partecipanti tra chi superava la soglia di 3mg/L e chi ne era al di sotto e associare questo dato con quello sulla corretta assunzione di acido ascorbico.

Il risultato? 82 pazienti (il 39% del totale) presentava una dieta povera di vitamina C, mentre circa 61 hanno dimostrato al follow-up di aver avuto, entro un anno dall’inizio dello studio, problemi cardiocircolatori che potevano variavare dalla registrazione in pronto soccorso o dall’ospedalizzazione per insufficienza cardiaca, fino ad arrivare alla morte per infarto. Ma è stato attraverso un’analisi statistica dei dati ottenuti che i ricercatori hanno trovato i dati più interessanti. “Abbiamo studiato i dati con un particolare metodo statistico chiamato Cox hazard regression – ha spiegato a Quotidiano Sanità Terry A. Lennie, codirettore del RICH Heart Program dell’Università del Kentucky – analizzando tutti dati relativi all’assunzione di vitamina C, al livello di hsCRP nel sangue e correlandoli all’ospedalizzazione per eventi cardiaci. Abbiamo così trovato che i pazienti con una dieta povera di acido ascorbico erano sottoposti ad un rischio due volte maggiore di essere ricoverati per insufficienza cardiaca o addirittura di morire per essa. La stessa cosa succedeva per le persone con una concentrazione di hsCRP nel sangue maggiore di 3mg/L (con un rischio 1.9 volte maggiore rispetto agli altri)”.
Sempre tramite analisi statistiche gli scienziati hanno dimostrato anche la connessione tra le due concentrazioni: chi assumeva poca vitamina C presentava un rischio 2,4 volte maggiore di avere alti livelli di hsCRP nel sangue. “Livelli alti di questa proteina indicano insufficienza cardiaca più acuta”, ha commentato ancora Eun Kyeung Song. “Ma un livello adeguato di vitamina C è connesso a una concentrazione più bassa della proteina nel sangue, che si traduce in una sopravvivenza più lunga per i pazienti”.
E la fonte principale di assunzione di vitamine è proprio la dieta, assicurano i medici: “Un corretto regime alimentare è il miglior modo per assumere vitamina C”, ha infatti aggiunto Terry Lennie. “Mangiare le cinque porzioni di frutta e verdura raccomandate ne fornisce la giusta quantità”, ha assicurato.

Laura Berardi

14 Novembre 2011

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