Vaccini. Il Veneto punta a una migliore comunicazione con cittadini e operatori sanitari

Vaccini. Il Veneto punta a una migliore comunicazione con cittadini e operatori sanitari

Vaccini. Il Veneto punta a una migliore comunicazione con cittadini e operatori sanitari
Le vaccinazioni pediatriche, ma anche di quelle dell’adolescente e dell’adulto, sono molto buone. La copertura per la popolazione tra i 2 e i 16 anni raggiunge il 95% sia per l’anti-polio  sia per il morbillo. Lo scenario nella tappa veneta del viaggio di Quotidiano Sanità per fare il punto sull’attuazione, a livello regionale, del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale

In Regione Veneto l’applicazione del Piano nazionale vaccinale è stata recepita e le coperture, non solo delle vaccinazioni pediatriche, ma anche di quelle dell’adolescente e dell’adulto, sono molto buone
Secondo i dati del Dipartimento di Prevenzione, la copertura per la popolazione tra i 2 e i 16 anni raggiunge il 95% sia per l’anti-polio (rappresentativo della copertura dell’esavalente) sia per il morbillo (che riguarda invece la morbillo-parotite-rosolia).
 
Oggetto di attenzione nell’adolescente è l’Hpv: “Abbiamo introdotto la vaccinazione con chiamata attiva delle ragazze a partire dalle nate nel 1996 – ricorda Francesca Russo, direttore del Dipartimento Prevenzione di Regione Veneto – l’offerta resta gratuita per queste ragazze che ormai sono donne adulte in qualunque momento decidessero di farsi vaccinare. Nel 2014 abbiamo introdotto anche l’offerta per il maschio”. La risposta è stata fin da subito molto positiva: attualmente l’adesione per il maschio è pari al 60% per la prima dose e al 64% per la seconda, mentre per le ragazze le coperture superano il 70%, fatto che denota una buona sensibilità anche da parte dei genitori.
 
Passando all’adulto e all’anziano, Regione Veneto focalizza l’attenzione sull’antinfluenzale e sull’antipneumococcica. Quest’ultima viene offerta o per chiamata attiva per coorte oppure in concomitanza con l’antinfluenzale. La copertura per i nuovi 65enni si attesta attorno al 40%.
Dal 2018, come previsto dal nuovo Piano e dai nuovi Lea, anche il Veneto ha introdotto la vaccinazione contro l’herpes zoster con chiamata attiva per i 65enni. La situazione è eterogenea nelle diverse Ulss: quelle che sono partite, sempre secondo i dati della Direzione Prevenzione, hanno quasi raggiunto il 20%.         
 
“Mentre nella parte pediatrica il Piano ha avuto uno sviluppo importante, c’è ancora molto da lavorare in futuro per le vaccinazioni dell’adulto – sottolinea Antonio Ferro, direttore del Sevizio di epidemiologia dell’Azienda Ulss 6 Veneto e responsabile del sito vaccinarsi.it – Per aumentare le coperture è importante il lavoro di rete: dobbiamo fare un patto molto forte con la medicina del territorio e con l’associazionismo”.
 
Dal punto di vista organizzativo, la regione è dotata di un software utile anche per valutare le coperture in tempo reale. Inoltre grazie a una App i genitori possono vedere le loro vaccinazioni e quelle dei loro figli fino alla maggiore età, oltre alle sedi vaccinali. “Stiamo cercando di mettere a punto strumenti che rendano più facile l’adesione alle vaccinazioni – continua Russo – Certo, possiamo ancora migliorare: nella comunicazione soprattutto con i giovani genitori e nella formazione del personale sanitario, non solo quello che si occupa quotidianamente di vaccinazioni”.
 
Una criticità evidenziata da Domenico Crisarà, segretario generale Fimmg Veneto, è una certa marginalizzazione dei medici di medicina generale: “Per aumentare la copertura vaccinale i cittadini si devono fidare di chi gliela propone. In questo il medico di famiglia ha un ruolo chiave, ma oltre a consigliare dovrebbe anche poter agire operativamente vaccinando direttamente in un quadro complessivo organizzato. Altrimenti il rischio è che la persona sia propensa ma poi rimandi e non fissi mai l’appuntamento. I Dipartimenti di prevenzione sono molto importanti soprattutto per avere un quadro complessivo delle coperture e per il fattivo sostegno alle campagne informative e per il coordinamento generale delle azioni ma, dal punto di vista pratico, possono distare chilometri dal domicilio del cittadino. Ragion per cui sarebbe opportuno pensare al sistema complessivo di prevenzione primaria tenendo anche conto della capillarità dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta”.

09 Gennaio 2019

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