Varianti genetiche dell’insonnia e rischio cardiovascolare

Varianti genetiche dell’insonnia e rischio cardiovascolare

Varianti genetiche dell’insonnia e rischio cardiovascolare
 Alcune varianti genetiche associate all’insonnia sembrano aumentare le probabilità di patologie cardiovascolari. È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma, della Uppsala University di Uppsala e dall’Università di Cambridge

(Reuters Health) – Diversi studi osservazionali hanno posto attenzione all’associazione tra insonnia e rischio di malattie cardiovascolari, ma ad oggi la natura causale di questa correlazione non è stata appurata.
 
Lo studio
. Partendo da questo presupposto Susanna C. Larsson, del Karolinska Institutet di Stoccolma e della Uppsala University di Uppsala, e da Hugh S. Markus, dell’Università di Cambridge. hanno indagato se i polimorfismi a singolo nucleotide (SNP), identificati in una metanalisi come significativamente associati all’insonnia, fossero legati a gravi malattie cardiovascolari, come coronaropatia, insufficienza cardiaca, fibrillazione atriale e ictus ischemico.
 
Dopo la correzione per molteplici test, la responsabilità genetica per l’insonnia è risultata associata a un aumento dal 9 al 13% delle probabilità di coronaropatia, dall’11 al 19% di insufficienza cardiaca e dal 5 all’8% di ictus ischemico. Questi incrementi nei rischi erano tutti statisticamente significativi.
La correlazione tra responsabilità genetica per l’insonnia e ictus ischemico era più forte per l’ictus delle grandi arterie (odds ratio, 1,13; P=0,01) e più debole per l’ictus dei piccoli vasi (OR, 1,08; P=0,08) e per quello cardioembolico (OR, 1,06; P=0,08).

“Ciò potrebbe indicare che l’associazione tra insonnia e patologia cardiovascolare può, almeno in parte, essere indirizzata dall’aterosclerosi”, osserva Susanna Larsson.“I problemi del sonno possono aumentare il rischio di patologie cardiovascolari. Pertanto ridurre i problemi di sonno è importante non solo per il benessere generale ma anche per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari”.

Fonte: Circulation 2019
 

Will Boggs
 

(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)
 

Will Boggs

11 Settembre 2019

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