Architettura del sonno: l’impatto delle fasi REM e non-REM sulla performance atletica

Architettura del sonno: l’impatto delle fasi REM e non-REM sulla performance atletica

Architettura del sonno: l’impatto delle fasi REM e non-REM sulla performance atletica

Per un atleta, la performance non si costruisce solo sul campo o in palestra, ma prosegue durante la notte. A spiegarlo è Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, e ordinario di Neurologia all’Università Vita-Salute San Raffaele.

Per un atleta, la performance non si costruisce solo sul campo o in palestra, ma prosegue durante la notte. A spiegarlo è Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, e ordinario di Neurologia all’Università Vita-Salute San Raffaele.

“Sappiamo che il sonno è un momento particolare e complesso che viviamo tutti i giorni”, spiega Ferini Strambi. “Durante il sonno esistono sostanzialmente due grossi periodi: un periodo cosiddetto non-REM, diviso in tre diverse fasi con una crescente profondità dallo stadio uno allo stadio tre, e poi il sonno REM, che è quello sostanzialmente molto collegato all’attività onirica”.

Consolidare il gesto tecnico

Ma perché queste fasi sono così cruciali per chi pratica sport? La risposta risiede nella nostra capacità di memorizzare ciò che impariamo. “Il sonno non-REM è soprattutto importante per il consolidamento delle memorie cosiddette esplicite. Quindi imparare, ad esempio, una poesia o qualunque cosa possa succedere durante la vita. Il sonno REM, invece, è fondamentale per consolidare la cosiddetta memoria implicita, che è la memoria del ‘saper fare’ le cose”.

Per un atleta, questa distinzione è fondamentale: la tecnica, il gesto atletico e la coordinazione passano proprio attraverso questa fase. “L’atleta, soprattutto durante il sonno REM, riesce in una qualche maniera a consolidare tutto quello che ha appreso durante l’allenamento”.

Tuttavia, non conta solo come si dorme, ma anche quanto. “Siccome il sonno REM è soprattutto presente nell’ultima parte della notte, questo ci dà chiaramente come indicazione il fatto che l’atleta deve dormire in maniera sufficiente e quindi non mettersi in una condizione di sonno ridotto o di privazione”.

Il sonno permette al cervello di ricaricarsi

Oltre alla memoria, il sonno garantisce il recupero delle funzioni esecutive gestite dalla parte anteriore del nostro cervello. La privazione di sonno, infatti, colpisce duramente la capacità di reazione e di giudizio.

“Durante il sonno, sia non-REM che REM, le zone anteriori del cervello — le aree frontali e prefrontali — tendono ad essere in una condizione di ipometabolismo e ipoattività. Questo è fondamentale, perché queste zone sono quelle che utilizziamo di più durante la giornata per le funzioni esecutive, per fare un compito nel modo migliore o per rispondere immediatamente a uno stimolo esterno”.

In conclusione, il sonno permette a queste aree di ricaricarsi, garantendo lucidità e precisione nel momento della gara. “Far riposare queste aree anteriori durante la notte è fondamentale proprio per un atleta, per avere le prestazioni e le performance migliori”.

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Camilla De Fazio

25 Marzo 2026

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