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La convenzione sanitaria del ministro Lamorgese con il Gruppo San Donato e il silenzio della sinistra di Governo

di Ivan Cavicchi

Che dopo una pandemia si continui a rinegoziare il diritto alla salute come proposto 22 anni fa dalla Bindi, ci dice molto sullo stato confusionale in cui si trova, poveretta, la sinistra. Ma la cosa che mi sconvolge però è un'altra cioè il credere (parlo della sanità che davanti alla convenzione tra il ministero degli interni e il gruppo S. Donato preferisce girarsi da un’altra parte), che privato e pubblico possano tranquillamente coesistere cioè che l’estensione del privato non possa in alcun modo danneggiare il pubblico

04 APR - I lettori di QS forse ricorderanno un articolo di Rosy Bindi, Nerina Dirindin e Marco Geddes (Qs, 14settembre 2021) con il quale sulla base di 4 “indizi” (personale, ripresa lenta, concorrenza sleale, modello lombardo) costoro paventavano, ai danni della sanità pubblica, un rischio di “privatizzazione strisciante”.
 
Forse i lettori ricorderanno anche la mia risposta a quell’articolo (QS, 17 settembre 2021) con la quale, sostanzialmente contestavo la disonestà intellettuale delle loro analisi.
 
In quell’articolo infatti vedevo il tentativo:
• di manipolare la buona fede delle persone per fuorviarle anche al fine di portare acqua al mulino di Speranza (il loro referente politico),
• di nascondere l’incredibile paradosso rappresentato dal PNRR che come unica risposta alla pandemia, dopo 150.000 morti, non ha saputo fare altro che riproporre le linee politiche della riforma Bindi del '99 controriforme incluse,
• di ritagliare alla associazione della quale la Bindi è presidente onorario (salute diritto fondamentale) un qualche spazio politico anche se essa a mio avviso non è meno paradossale del PNRR perché nata da coloro, sempre Rosy Bindi in testa, che dopo aver tolto all’art. 32 il rango di diritto fondamentale (i diritti fondamentali se sono tali ovviamente sono im-privatizzabili) hanno sentito il bisogno non di fare autocritica ma di fare apologia ma post mortem del diritto fondamentale da loro controriformato.
 
Ciò che sosteneva l’articolo, di Rosy Bindi e degli altri, e cioè che esisteva una privatizzazione strisciante non era né vero né plausibile perché da quando è stata approvata la riforma ter della Bindi, quindi la controriforma dell’art. 32 e della legge 833, la privatizzazione in tanti modi e tante forme ormai di fatto è un dato strutturale.
 
Mi sembrava alquanto ridicolo in una tempesta lamentarsi di un refolo di vento .
 
Circa una settimana fa QS ci ha informati che il Ministero dell’Interno ha fatto una convenzione con il Gruppo sanitario San Donato per la cura dei suoi dipendenti (Qs, 28 marzo 2022).
 
La convenzione garantisce il 15% di sconto su tutte le prestazioni ambulatoriali, diagnostiche e di ricovero, quindi praticamente tutto l’arsenale, erogate dai 19 ospedali del Gruppo San Donato, tra cui l’Ospedale San Raffaele, l’Istituto Galeazzi, il Policlinico San Donato e da tutte le strutture ambulatoriali. La convenzione prevede, inoltre, una linea di comunicazione dedicata che garantisce agli assistiti "servizi veloci e personalizzati".
 
A usufruire della convenzione saranno i 17.000 dipendenti che afferiscono alla componente del personale dell’amministrazione civile dell’interno, in servizio presso gli uffici centrali del ministero e le prefetture presenti in tutti i capoluoghi di provincia.
 
Dopo aver letto questa notizia il primo impulso è stato quello di commentarlo ma nello stesso tempo mi è venuta la curiosità di capire le reazioni dei tanti difensori dell’art. 32 e della sanità pubblica che scrivono regolarmente su questo giornale (in larga parte gente di sinistra). Per cui ho deciso di aspettare una settimana.
Come temevo nessuno ha fatto una piega, la notizia è passata sotto silenzio, e gli autori della tesi sulla “privatizzazione strisciante” sono rimasti muti. Ma anche i grandi retori dell’art. 32 di cui aimè non siamo per niente scarsi hanno taciuto.
 
La convenzione fatta tra il ministro Lamorgese e il gruppo S. Donato, di fatto, per me, è una convenzione fatta contro il ministro Speranza perché ritengo che una convenzione concepita per curare dipendenti pubblici non nel pubblico ma nel privato, non sia a favore del pubblico, ma al contrario sia contro il pubblico .
 
La convenzione è uno non l’unico prodotto contro-riformatore della legge Bindi. Un altro suo prodotto è l’intra moenia cioè la possibilità di sfruttare i disservizi pubblici per scaricare sul privato una parte della spesa pubblica. Un altro ancora le gestioni promiscue pubblico privato, l’obbligo di appropriatezza da cui è nata la medicina amministrata, ecc.
 
Rosy Bindi da quel che abbiamo capito non ama ricordare le sue imprese contro-riformatrici e meno che mai ama ammettere che a causa di quel genere di imprese, l’art. 32 di fatto è saltato.
 
Perché a beneficio dei tanti benpensanti della sanità è bene che si prenda atto che l’art. 32 con il beneplacito della Corte Costituzionale nei fatti è stato controriformato già prima della controriforma del titolo quinto.
 
Tuttavia va ricordato che Rosy Bindi dal punto di vista normativo è la vera autrice del passaggio sanità integrativa/sanità sostitutiva. Prima di lei il privato poteva concorrere ad integrare i lea dopo di lei il privato come dimostra, proprio la convenzione di cui stiamo parlando, può anche sostituire i lea.
Cioè senza la riforma ter della Bindi la convenzione non si sarebbe potuta fare.
 
Sulla convenzione di considerazioni se ne potrebbero fare tante io però mi limiterò a dire poche cose:
• ormai la sanità pubblica e prima di tutti la sinistra della sanità quella che scrive spesso su QS sembrano rassegnati alla perdita dell’art. 32 quindi rassegnati a continuare nel progetto neoliberale di privatizzare il sistema pubblico,
 
• nessuno di loro pensa che sia possibile contrastare la privatizzazione e rimettere a posto le cose, correggere gli errori fatti con le controriforme degli anni 90, pretendere dalla politica la necessaria autocritica e quindi difendere fino in fondo il progetto riformatore degli anni '70,
 
• ormai tutti nel rifiutare la strada da me proposta della “quarta riforma” volano basso talmente basso che come dice la canzone di Daniele Silvestri “più in basso di così c’è solo da scavare”,
 
• la mia impressione è che mentre la nave va lentamente ma inesorabilmente a fondo, tutti mi sembrano dediti a lucidare gli ottoni del PNRR considerandolo ahimè per quello che purtroppo non è, ovvero un grande cambiamento inseguendo il marginale, il trascurabile, l’insignificante.
 
Il Pnrr (missione 6) è esattamente l’espressione politica della terribile rassegnazione che la sanità tradisce, rassegnazione si badi bene che implica, sul piano politico, che la sinistra di governo alla quale appartiene tanto il ministro Speranza che Rosy Bindi, in barba ai diritti fondamentali, accetti di dare corso alle regole neoliberiste che la stessa Rosy Bindi ha sancito nel '99 le stesse che implicitamente impongono la rinegoziazione dei diritti.
 
E’ difficile negare che la convenzione tra ministero degli interni e Gruppo S. Donato, sia una rinegoziazione dei diritti? O sbaglio?
Che dopo una pandemia si continui a rinegoziare il diritto alla salute come proposto 22 anni fa dalla Bindi, ci dice molto sullo stato confusionale in cui si trova, poveretta, la sinistra. Ma la cosa che mi sconvolge però è un'altra cioè il credere (parlo della sanità che davanti alla convenzione tra il ministero degli interni e il gruppo S. Donato preferisce girarsi da un’altra parte), che privato e pubblico possano tranquillamente coesistere cioè che l’estensione del privato non possa in alcun modo danneggiare il pubblico.
 
Cioè credere che il privato e il pubblico in virtù di un gentlemen agreement, mai scritto da nessuna parte, stia al posto suo. Il che proprio pensando alla convenzione mi fa venire in un certo senso da piangere. Al privato cioè al mercato se gli dai un dito si prende tutto il braccio perché quello che la Bindi ha fatto nel '99 e che si guarda bene dal ridiscutere, è stato semplicemente mettere in competizione il pubblico con il privato.
 
In questa competizione, statene certi, sarà il pubblico non il privato ad avere la peggio.
 
Sapete cosa vuol dire dal punto di vista politico e fattuale la convenzione fatta con il gruppo S. Donato?
Ve lo dico io. Vuol dire che:
• se si continua a riallocare l’assistenza pubblica sul privato il pubblico in prospettiva avrà meno risorse e meno operatori perché sarà depotenziato,
• se il pubblico diventerà una sorta di gigantesca intramoenia del pubblico alla fine resterà poca cosa,
• se lo Stato continua a incentivare i fondi e fare convenzioni contro se stesso, nei nostri servizi ci andranno i poveracci gli sfigati cioè primo o poi si tornerà alla pubblica carità,
• se si continua a privatizzare per il dm 71 ( l’ultimo cagnolino fatto dalla cagna , direbbe mio nonno) per il DM 71 non c’è futuro,
• se tutti i ministeri attraverso il welfare aziendale ormai contrattualizzato bypasseranno la sanità pubblica, alla sanità pubblica, questione di tempo, non resta che la riserva indiana.
 
Non la faccio lunga. Io penso che questa sanità, rispetto a quella della riforma che ho conosciuto io, abbia perso l’onestà, la verità, la coerenza e la lucidità. Ormai mi accorgo che questa sanità manda giù di tutto senza mai indignarsi di niente e senza che niente risulti indigesto e senza che niente la sorprenda.
 
Per me quando la sanità si gira per ragioni quasi sempre opportuniste dall’altra parte non è mai un buon segno ma il contrario. E’ un segno che definirei senz’altro allarmante.
 
Ivan Cavicchi

04 aprile 2022
© Riproduzione riservata


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