Bullismo e Cyberbullismo un affare non soltanto della cronaca

Bullismo e Cyberbullismo un affare non soltanto della cronaca

Bullismo e Cyberbullismo un affare non soltanto della cronaca
Evocato in questi giorni anche dal Ministro dell’Istruzione – al netto delle polemiche sull’umiliazione, conseguenza diretta della pena ipotizzata di assegnarli a lavori socialmente utili – quale strumento di maturazione, di riscatto e di responsabilizzazione, il fenomeno del bullismo presenta dei costi ormai non più trascurabili e che coinvolgono svariati settori della nostra società. Non ultimo, proprio quello sanitario

Il meritorio progetto su Bullismo e Cyberbullismo dal titolo “Una buona occasione” presentato lo scorso 22 novembre al Comune di Roma dal prof. Aldo Grauso, con la collaborazione di svariati professionisti ha registrato molte adesioni.

Il prof. Grauso, coordinatore del progetto e docente di psicologia della devianza presso l’Unicusano è stato affiancato da eminenti esperti dalla criminologa, al politico, al rappresentante del mondo forense, alla dirigenza scolastica, alla musica.

Assordante, però, l’assenza del mondo sanitario.

Eppure, questo dilagante fenomeno che sta sempre più caratterizzando il nostro tempo ha riflessi di non poco momento sulla salute, e non soltanto degli adolescenti, bensì dell’intero entourage familiare, amicale e financo sociale.

Evocato in questi giorni anche dal Ministro dell’Istruzione – al netto delle polemiche sull’umiliazione, conseguenza diretta della pena ipotizzata di assegnarli a lavori socialmente utili – quale strumento di maturazione, di riscatto e di responsabilizzazione, il fenomeno del bullismo presenta dei costi ormai non più trascurabili e che coinvolgono svariati settori della nostra società.

Non ultimo, proprio quello sanitario.

È ben vero che i maggior costi, nell’immediato, sono economici e sopportati dalla giustizia, essendo il 3% del bilancio di questo dicastero riservato alla giustizia minorile e di comunità, ma altrettanto vero è che, in via mediata, le devianze giovanili generano altri costi che differenti settori sono tenuti a sopportare.

Anche se quello prontamente percepibile è il costo sociale – fatto di allentamento dei legami che caratterizzano una società con l’individuo parte di essa, conscio di poterne condividere i problemi, tanto più necessario laddove maggiori sono le condizioni di deprivazione sociale o familiare – in realtà, molteplici altri, di natura sanitaria, ne scaturiscono.

Le conseguenze che si registrano sulla salute dell’adolescente a causa del bullismo spaziano dai disturbi d’ansia e dell’umore, agli istinti suicidiari o, per lo meno, autolesionistici, passando per il deficit dell’attenzione, all’iperattività, al disturbo della condotta in genere, al DOP, senza dimenticare la dipendenza da alcool e droghe.

Disturbi di varia natura che per interessare quelli somatici e della personalità, nonché quelli psicotici e/o da dipendenze di vario genere, non si limitano all’età adolescenziale che li genera ma, ce lo dicono gli esperti, fanno registrare la loro significativa presenza anche in età molto più avanzata fino a diventare una caratteristica costante ad es., nella gestione delle relazioni sociali o nel modo professionale con, in generale, dei veri e propri problemi costanti di salute fisica.

Se, quindi, quei costi, in via preventiva o concorrente allo sviluppo del fenomeno, si registrano a carico di strutture di un certo tipo – quali, per l’appunto, la giustizia e la scuola per gli specifici compiti assegnati dalla legge 29 maggio 2017 n. 71 di esperire sinergiche azioni di prevenzione e di intervento precoce – non si possono sottacere quelli a carico delle strutture sanitarie per il trattamento delle patologie che ne derivano in via stabile e continuativa in età avanzata a corredo delle vessazioni subite nell’età adolescenziale.

Allora, se la c.d. salute mentale positiva degli alunni – attuata mediante il controllo dell’aggressività, l’autostima, il potenziamento della capacità di autoregolazione delle emozioni, di definizione di obiettivi personali, di problem solving e di abilità relazionali, capaci di prevenire discriminazione, marginalità sociale e persecuzione, produttori di forme di aggressività che incidono ineluttabilmente sulla personalità e sulla salute mentale dei soggetti coinvolti – è assegnata alla scuola, nondimeno, in caso di fallimento o minore incisività di tali interventi, sarà la sanità pubblica a doversene far carico, intervenendo a curare le patologie discendenti che non possono non considerarsi quale costo per l’intera sanità pubblica e, quindi, per la collettività.

D’altronde quello alla salute è forse il diritto di maggiore importanza, tanto da essere previsto e tutelato persino dalla nostra Carta costituzionale e, come tale, non negoziabile.

Per questo il legislatore ha voluto, con il provvedimento normativo in tema di prevenzione e contrasto al fenomeno del cyberbullismo, anche un coinvolgimento del mondo sanitario laddove all’art. 3 prevede, tra gli altri, la compresenza dell’amministrazione sanitaria nella redazione del piano integrato per la prevenzione ed il contrasto al fenomeno per la cui realizzazione una sorveglianza costante in via preventiva, piuttosto che a posteriori, si appalesa quantomai molto più efficace.

Fernanda Fraioli
Consigliere della Corte dei conti

Fernanda Fraioli

28 Novembre 2022

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