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Terapie intensive pediatriche. Lettera su ‘Lancet’: in Italia grande carenza di posti letto 


Questa assenza di adeguati servizi di terapia intensiva pediatrica è preoccupante, soprattutto considerando le potenziali difficoltà nel trasferire i bambini gravemente malati alle PICU situate nel resto del Paese; ancora 16 regioni in Italia hanno meno del 25% dei posti letto in PICU raccomandati dagli standard europei.

06 NOV - “Alla luce della situazione attuale e delle trasformazioni in corso del sistema sanitario italiano, vogliamo evidenziare la grande carenza di posti letto nelle unità di terapia intensiva pediatrica (Picu o TIN) in Italia”.
A lanciare l'allarme è una lettera indirizzata alla rivista The Lancet da un gruppo di esperti italiani appartenenti all'Università di Catania, alla Società Italiana di Anestesia e Terapia Intensiva Pediatrica e Neonatale, all'Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondazione Policlinico Universitario A Gemelli Irccs e all'Irccs Istituto Giannina Gaslini di Genova.


“Secondo la letteratura scientifica - ricordano gli autori - un sistema di terapia intensiva efficiente non dovrebbe essere facilmente sovraffollato e dovrebbe avere un tasso di occupazione target dell’85% per un funzionamento ottimale. L’unità dovrebbe inoltre avere sufficiente flessibilità per gestire un afflusso eccezionalmente elevato di pazienti in caso di vittime di massa, epidemie stagionali, pandemie e aumenti transitori della popolazione legati al turismo. Gli standard europei suggeriscono un letto in TIN ogni 20-30mila bambini. Il rapporto tra i letti in Picu e il numero di persone di età pari o inferiore a 18 anni nei paesi europei varia ampiamente (0,5-11,7 letti per 100mila bambini di età compresa tra 1 e 18 anni). Ad esempio, in Germania la disponibilità di letti in Picu dovrebbe essere uno ogni 20mila persone di età fino a 18 anni.


In Italia, il numero di letti in Picu è solo 273 per 9.788.622 pazienti di età compresa tra 1 e 18 anni; questo numero dà un rapporto di un letto in Picu ogni 35 856 pazienti, che è lontano dallo standard raccomandato. Il caso della Sardegna illustra bene questo problema. Nonostante l’isolamento geografico dal resto della penisola italiana, la regione non dispone di un solo posto letto in Picu . Questa assenza di adeguati servizi di terapia intensiva pediatrica è preoccupante, soprattutto considerando le potenziali difficoltà nel trasferire i bambini gravemente malati alle Picu situate nel resto del Paese; ancora 16 regioni in Italia hanno meno del 25% dei posti letto in Picu raccomandati dagli standard europei.


La carenza di posti letto in Picu nelle macroaree italiane è del 67,3% al Sud, del 42,3% al Nord e del 2,2
% al centro. Questo scarso accesso alle strutture di terapia intensiva mette i bambini di queste regioni in grave svantaggio quando sono necessarie cure mediche tempestive per emergenze potenzialmente letali. In conclusione, l'Italia ha attualmente una carenza di posti letto in terapia intensiva pari al 44,4%. Questa carenza sottolinea la necessità di un miglioramento urgente, evidenziano gli esperti. Nella cartina geografica delle intensive per bimbi e adolescenti, si va dai 128 posti letto al Nord, a fronte di un fabbisogno di 222, ai 55 del Sud, dove ne servirebbero 168, e ai 90 del Centro, sotto solo di 2 posti letto. Ad alzare la media in Centro Italia sono le 3 terapie intensive pediatriche del Lazio: Gemelli, Bambino Gesù e Umberto I.

Per contro, in Valle D'Aosta, Trentino Alto Adige, Umbria, Molise, Basilicata e Sardegna non c'è nemmeno un posto letto e se un piccolo paziente arriva in ospedale in condizioni particolarmente critiche, deve essere immediatamente trasferito in un'altra regione.
Secondo gli autori, gli interventi potrebbero includere un aumento del numero di letti in PICU, miglioramento della distribuzione geografica dei letti in Picu in tutto il paese e rafforzamento dei sistemi di recupero specializzati in terapia intensiva pediatrica e delle reti di riferimento. Dovremmo garantire che ogni bambino con un grave problema medico possa beneficiare della massima qualità delle cure, indipendentemente dal luogo geografico in cui vive”, concludono.

06 novembre 2023
© Riproduzione riservata


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