I disavanzi regionali tra difetti strutturali e inadeguatezze

I disavanzi regionali tra difetti strutturali e inadeguatezze

I disavanzi regionali tra difetti strutturali e inadeguatezze
Il problema è serio perché riconduce a cause strutturali. Ciò in quanto allo stato, con tantissimo personale mancante dalle piante organiche esistenti e dal reale fabbisogno del medesimo, il costo da lavoro dipendente così come quello determinato dai vuoti degli assistibili in carico ai medici di famiglia fuori servizio, diventa davvero arduo capire il perché di cotanti disavanzi di esercizio.

L’interessante articolo di Lucia Conti del 4 aprile scorso, su “I disavanzi sanitari fanno saltare i bilanci. E sempre più Regioni aumentano le tasse”, rappresenta una verità assoluta. Un disastro, insomma, ove nella regione più povera, la Calabria, si paga 1,73% a fronte di quella unica del 1,23, con disagi inenarrabili dettati da politiche sbagliate da decenni. Basti pensare che del finanziamento ministeriale per il recupero delle liste di attesa (2022/2024) di 43,02 milioni erogati mantiene in tesoreria l’89%, pari a 38,36, alla faccia di chi deve aspettare una visita, una diagnosi o un intervento salvavita.

Le cose non vanno meglio nel Mezzogiorno. Peggio nel Molise con il 93% (6,46 milioni su 6,93) lasciato in banca e un po’ meglio in Basilicata che mette sotto il mattone il 51% (6,43 milioni su 6,93). Ottima la Puglia con capitalizzato l’1% (0,618 milioni su 90,83) e buona la Campania con un non speso del 14% (pari a 7,34 milioni su 127,38). Un record negativo che ha coinvolto anche la Lombardia con il 51% con 117,84 milioni mantenuti indebitamente fermi nella liquidità di cassa su 229,74 erogati).

Andando di questo passo, è giusto nutrire timori con quanto succederà nel 2025 con l’ulteriore finanziamento, ove si rischia che il non speso raggiunga la quota di un miliardo a fronte di quello attuale di 365,834 milioni.

Fatta questa premessa, rimane anche il problema del conto economico, oltre alle anzidette gravi defaillance finanziarie di non sapere spendere il denaro pubblico. Meglio, del perché si generino ogni anno disavanzi, spesso abissali, tali da gravare sulle tasche dei cittadini, oramai a corto di quattrini da destinare persino al desco familiare.

Il problema è serio perché riconduce a cause strutturali. Ciò in quanto allo stato, con tantissimo personale mancante dalle piante organiche esistenti e dal reale fabbisogno del medesimo, il costo da lavoro dipendente così come quello determinato dai vuoti degli assistibili in carico ai medici di famiglia fuori servizio, diventa davvero arduo capire il perché di cotanti disavanzi di esercizio.

Quindi difetti strutturali, inadeguate ed eccessive assunzioni di personale amministrativo, effettuate con la copertura nei bilanci di previsione dei fabbisogni relativi agli operatori sanitari che non si trovano, e spropositate retribuzioni dei medici a gettone rendono la vita dura alle aziende sanitarie e, per consolidamento con la GSA, ai rispettivi servizi sanitari regionali.

Tutto questo dimostra che occorre mettere subito mano al Ssn. Sta infatti correndo ovunque la ragione di fare politica e guadagnare consenso attraverso la sanità. Principalmente, mediante i mediatori, questi ultimi soprattutto rappresentati dagli accreditati e contrattualizzati dalle Asl, oramai arrivati a consistenze numeriche di gran lunga ben oltre il bisogno. Un risultato che, attraverso la naturale – seppure impropria – autopromozione di clientela/utenza delle incentivazioni rese, determina un incremento di valorizzazione del fatturato degli erogatori privati. Ciò a discapito dell’offerta pubblica divenuta incapace di arginare l’incremento delle liste di attesa, spesso pagata “vuoto per pieno” in termini di erogazione dei Lea.

A bene vedere, nel sistema sociosanitario è doveroso constatare un mondo alla rovescia, ove addirittura si considera la prevenzione, con i relativi Lea da rendere esigibili, fatta solo (a tutto il 2023) di quantità dei vaccini anti Covid. La domanda: ma quando arriveremo a capire che la mancata prevenzione è la madre di tutti i mali? Ma non quella fatta di vaccini, che rappresentano un rimedio “obbligatorio” ad un male preordinato. Prevenzione è tutt’altro, dal chinino di Stato distribuiti nei tabaccai come prevenzione della malaria. Le liste d’attesa al palo sono il sintomo di una sanità reverse: che non anticipa, che non salvaguarda il correre dei tumori, che non preveda le soluzioni da subito ma che condanna anche a morte certa.

Riscriviamo i Lea in senso intelligente e più attuali di quelli scritti otto anni fa (12 gennaio 2017), acceleriamo la prevenzione, che – visti i limiti che ha il Ssn di spesa utile e resa dei servizi – deve essere accentrata per guadagnare uniformità. Vedremo così che i disavanzi tenteranno a diminuire. La macchina comincerà a correre sempre che si cambino i piloti.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

07 Aprile 2025

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