Aviaria. In 3 mesi segnalati 365 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità in uccelli domestici e selvatici in 24 paesi europei. Primo caso in una pecora in UK

Aviaria. In 3 mesi segnalati 365 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità in uccelli domestici e selvatici in 24 paesi europei. Primo caso in una pecora in UK

Aviaria. In 3 mesi segnalati 365 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità in uccelli domestici e selvatici in 24 paesi europei. Primo caso in una pecora in UK
Tra l'8 marzo e il 6 giugno 2025, sono stati segnalati 20 casi di infezione da virus dell'influenza aviaria negli esseri umani, inclusi quattro decessi, in sei paesi

Tra l’8 marzo e il 6 giugno 2025 sono stati segnalati 365 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) da virus A(H5) in Europa. I casi hanno riguardato sia volatili selvatici (198) sia uccelli domestici (167) e si sono verificati in 24 Paesi del continente, con una prevalenza della variante H5N1. La maggior parte delle infezioni si è concentrata in Europa occidentale, centrale e sud-orientale. Lo rileva il nuovo report dell’European Center for Diseases Control and Prevention (Ecdc).

Tra gli uccelli selvatici, i casi hanno colpito soprattutto uccelli acquatici come cigni e oche, ma sono stati coinvolti anche gabbiani. Sul fronte degli allevamenti, Polonia e Ungheria si confermano i Paesi più colpiti, con un’alta incidenza nei polli e nelle oche domestiche. La diffusione tra gli uccelli domestici rappresenta un rischio economico rilevante per il settore avicolo e complica ulteriormente le operazioni di contenimento.

Non solo uccelli: il virus HPAI A(H5N1) – e in alcuni casi H5N5 – è stato rilevato anche in mammiferi, tra cui volpi rosse, lontra eurasiatica, foche grigie e persino un gatto domestico. Il caso più singolare è stato riscontrato nel Regno Unito, dove per la prima volta è stata segnalata un’infezione da HPAI H5N1 in una pecora, fatto mai documentato in precedenza.

Al di fuori dell’Europa, gli Stati Uniti continuano a rilevare casi di H5N1 nei bovini da latte. Sono stati segnalati anche contagi in un procione grigio e in un donnola dalla coda lunga. In Corea del Sud, invece, è stato infettato un gatto leopardo. Nel periodo esaminato sono stati segnalati 20 casi umani di infezione da virus dell’influenza aviaria in sei Paesi: due in Bangladesh (H5N1), due in Cambogia (H5N1), tredici in Cina (uno da H10N3, uno da H5N1 e undici da H9N2), uno in India (H5N1), uno in Messico (H5N1) e uno in Vietnam (H5N1). Tra questi, si registrano quattro decessi. In cinque degli otto casi di H5N1 è stata riportata un’esposizione diretta a pollame infetto, indicando una probabile trasmissione zoonotica. È importante sottolineare che non è stato documentato alcun caso di trasmissione interumana nel periodo considerato.

Nonostante l’ampia circolazione del virus tra gli animali, le infezioni umane rimangono rare. Secondo il rapporto, il rischio per la popolazione generale nell’Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo è basso, ma può diventare da basso a moderato per chi lavora o entra in contatto frequente con animali infetti o ambienti contaminati. Le autorità sanitarie continuano a monitorare attentamente la situazione, con l’obiettivo di prevenire salti di specie che potrebbero portare a scenari epidemici più complessi.

25 Giugno 2025

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