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Morti sul lavoro. Più della metà avvengono sulla “strada”

di Domenico Della Porta

Delle 704 morti sul lavoro accertate dall’Inail nel 2018, infatti, ben 412, pari al 58,5% del totale, hanno visto il coinvolgimento di un mezzo di trasporto. A confermare la pericolosità del “rischio strada” è anche l’incidenza di casi mortali sul totale degli infortuni, che è molto più alta in quelli stradali rispetto a quelli non stradali, con conseguenze più gravi anche per i feriti

28 OTT - In Italia più della metà delle morti sul lavoro è causata da un incidente stradale avvenuto in occasione di lavoro, come nel caso di tassisti o camionisti, o in itinere, nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro.
 
Delle 704 morti sul lavoro accertate dall’Inail nel 2018, infatti, ben 412, pari al 58,5% del totale, hanno visto il coinvolgimento di un mezzo di trasporto. A confermare la pericolosità del “rischio strada” è anche l’incidenza di casi mortali sul totale degli infortuni, che è molto più alta in quelli stradali rispetto a quelli non stradali, con conseguenze più gravi anche per i feriti.
 
L’allarmante quadro è venuto fuori a Milano, nel corso dell’incontro “La strada per la sicurezza #safetyroad”, organizzato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inail per richiamare l’attenzione su aspetti del fenomeno poco noti ai non addetti ai lavori per promuovere un dialogo costruttivo con gli altri attori istituzionali.
 
“L’Inail è pronto a fare la sua parte”, ha sottolineato senza mezzi termini il  direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello, nell’intervento di chiusura dei lavori. Anche se la sicurezza stradale non rientra tra gli ambiti di sua diretta competenza, ha aggiunto,  l’Istituto ha già messo in campo delle misure per contribuire alla mitigazione del “rischio strada”.

 
È il caso, per esempio, degli incentivi previsti, attraverso uno sconto sul premio di assicurazione, per le aziende che attuano specifici corsi ai dipendenti per la guida sicura o realizzano interventi per il miglioramento delle infrastrutture stradali in prossimità del luogo di lavoro, come impianti semaforici e di illuminazione, attraversamenti pedonali, rotatorie, piste ciclabili o l’installazione su tutti i mezzi aziendali di sistemi di comunicazione per telefono cellulare e di dispositivi fissi per la rilevazione e l’allarme in caso di colpo di sonno.
 
Tematiche che riguardano la sicurezza stradale sono contenute anche negli ultimi piani di ricerca dell’Inail, con studi sulla correlazione tra lo stile di guida e l’utilizzo dei telefoni cellulari o dedicati alla sindrome da apnea ostruttiva notturna, un disturbo che condiziona circa il 20% degli italiani e può determinare una grave sonnolenza diurna, con un’accentuata riduzione della capacità di attenzione durante la guida.
 
“Per andare oltre – ha spiegato Lucibello – è necessario mettere a fattore comune le conoscenze e dobbiamo strutturare sempre di più le collaborazioni che in parte sono già state avviate con i soggetti intervenuti in questo convegno, come la polizia stradale e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”.
 
Nel 2020, ha precisato a questo proposito il direttore generale dell’Istituto, è prevista “un’importante campagna sugli stili di guida, finanziata in parte dall’Inail, che sarà molto utile per tutti i lavoratori, non solo per chi utilizza il mezzo di trasporto per lavorare”.
 
Per Giovanni Luciano, presidente del CIV Inail, sono molteplici i fattori che generano gli incidenti stradali. Ad esempio, ha detto, sono individuati  lo stato critico  delle strade e la carenza di manutenzione, compresa quella della segnaletica, l’utilizzo del telefono mentre si guida, il superamento dei limiti di velocità, l’assunzione di bevande alcoliche e droghe. Una serie infinita di variabili alle quali si aggiunge anche lo stato di affaticamento fisico e psicologico al termine del lavoro gravoso, a turni o, più in generale, stressante.  
 
Nel caso delle lavoratrici, in particolare, lo stress sembra giocare un ruolo fondamentale negli infortuni in itinere,  che rappresentano la prima causa di morte lavoro-correlata per le donne. Nel 2018, infatti, su un totale di 69 casi mortali accertati tra le lavoratrici, 39 sono avvenuti nel tragitto casa-lavoro-casa. Allargando l’analisi al numero complessivo degli infortuni avvenuti in itinere, inoltre, emerge che quelli delle donne sono pari a circa il 54% del totale.
 
Tra i fattori che possono incidere sul maggiore rischio per le lavoratrici pendolari, su cui spesso grava anche la responsabilità di gestire gli impegni familiari, c’è il minore tempo di recupero, riposo e svago, elementi che possono influire negativamente sull’attenzione durante la guida. 
 
Dall’analisi dei dati estratti dagli archivi dell’Inail emerge anche che quando ci si infortuna per strada ci si infortuna più gravemente. Per gli infortunati che hanno riportato una menomazione permanente, infatti, i gradi di inabilità in seguito a un infortunio stradale sono mediamente più alti del 40% rispetto agli altri infortuni, con un grado medio di menomazione che passa dai 5,2 gradi di quelli non stradali ai 7,3 di quelli stradali. Il tutto, come è stato ribadito più volte durante il convegno, si traduce anche in un conto molto salato per la collettività, che lo “Studio di valutazione dei costi sociali dell’incidentalità stradale”, realizzato dalla Direzione generale della sicurezza stradale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel 2017 ha quantificato in oltre 17 miliardi di euro, tra decessi, feriti e danni patrimoniali.
 
E’ il caso a questo punto richiamare quanto indicato nel vigente Piano Nazionale della Prevenzione, dove, tra l’altro, vengono indicati i fattori sociali tra quelli che entrano in azione nel determinismo degli incidenti stradali. Essi si riferiscono ad esempio, alle condizioni socioeconomiche disagiate, allo stato di migrante che di fatto determinano un minor accesso alle risorse di formazione e informazione sulle misure di prevenzione e più in generale all’acquisizione della cultura della sicurezza sulle strade.
 
Ecco perché, per avere effetti sulla riduzione del numero e della gravità degli incidenti stradali è richiesto un programma che abbia tempi lunghi, la stabilizzazione degli interventi di prevenzione fino a ora attuati, l’attuazione di ulteriori misure di prevenzione e, considerata l’etiologia multifattoriale che sta alla base di questa tipologia di incidenti, l’attuazione di interventi che incidano simultaneamente su più fattori di rischio. Sono perciò importanti le campagne di sensibilizzazione dell’INAIL rivolte alla popolazione per sostenere l’applicazione della legislazione in quanto permettono di far conoscere meglio i rischi e le sanzioni delle infrazioni. La prevenzione degli incidenti stradali richiede un approccio multisettoriale e il coinvolgimento di numerose Istituzioni.
 
La sanità pubblica contribuisce, tuttavia, alla prevenzione degli incidenti stradali attraverso:
informazione e formazione sui fattori che alterano lo stato psicofisico alla guida quali uso di alcol e droghe o l’assunzione di farmaci
informazione e formazione sui pericoli legati alla guida senza cinture e senza casco e senza sistemi di ritenuta per i bambini
attività di advocacy presso le altre istituzioni coinvolte, in particolare per promuovere una mobilità sostenibile e sicura (potenziamento del trasporto pubblico locale, pianificazione urbanistica, messa in sicurezza dei percorsi casa-scuola).
 
Domenico Della Porta
Presidente Osservatorio Nazionale Malattie Occupazionali e Ambientali Università degli Studi - Salerno

 

28 ottobre 2019
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