Quotidiano on line
di informazione sanitaria
05 FEBBRAIO 2023
Studi e Analisi
segui quotidianosanita.it

Covid. Siamo arrivati impreparati e dobbiamo chiederci perché

di V.Fineschi, M.La Regina, C.Seghieri, M.Tanzini, R.Tartaglia, F.Venneri

Chi non fa autocritica e analizza quanto avvenuto con rigore non potrà imparare dagli errori fatti e continuerà a sbagliare. Dire che tutti hanno avuto le stesse difficoltà non è vero ma non serve a nulla ricercare le responsabilità. Pubblicati i risultati della prima survey internazionale su come è stata gestita la pandemia a livello mondiale. LA SURVEY

26 NOV - Chi non fa autocritica e analizza quanto avvenuto con rigore non potrà imparare dagli errori fatti e continuerà a sbagliare. Dire che tutti hanno avuto le stesse difficoltà non è vero ma non serve a nulla ricercare le responsabilità. Pubblicati i risultati della prima survey internazionale su come è stata gestita la pandemia a livello mondiale.
 
Secondo gli autori nessuno può più sottovalutare o nascondere i problemi avuti da tutti i paesi nell'affrontare la pandemia e allo stesso modo nessuno dovrebbe più dubitare o fraintendere che si è tratta di una malattia “malvagia”, molto difficile da contenere, controllare e gestire.
Queste conclusioni derivano dalla rilevazione di numerose criticità sulle quali i servizi sanitari di tutto il mondo dovrebbero interrogarsi.
 
Come è stata gestita la prima fase della pandemia a livello internazionale?
A questa domanda da una prima risposta la survey internazionale promossa dall’Italian Network for Safety in Healthcare in collaborazione con International Society for Quality in Health Care, Macquarie University e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Lo studio è stato pubblicato su International Journal for Quality in Health Care, rivista scientifica della Oxford Academy. La survey riporta l’opinione di campione di oltre 1000 esperti di qualità e sicurezza appartenenti a 96 paesi, su come è stata gestita la pandemia nelle sei regioni WHO (America, Africa, Europa, Medio-Oriente, Sud-est asiatico, Pacifico occidentale).
 
La survey è stata lanciata tra maggio e luglio, alla fine di settembre di quest’anno le regioni che presentavano la percentuale cumulata di morti più alta erano il continente americano (55%) seguito da quello europeo (23%).

In base alle risposte degli esperti, le regioni che hanno avuto la reazione più rapida e forse migliore sul controllo dell’epidemia sono state quella medio-orientale, il sud-est asiatico e il pacifico occidentale. Forse l’esperienza avuta con le epidemie di MERS e SARS nelle prime due regioni ha reso queste nazioni più resilienti e più organizzate a promuovere le misure di prevenzione.

Ben l’80% dei paesi disponeva di un piano pandemico ma solo per il 50% dei rispondenti era stato aggiornato. Riguardo alla comunicazione pubblica è stata ritenuta in media positiva, più chiara e meno ambigua, dai rispondenti del sud-est asiatico, pacifico orientale e medio-oriente.
 
Colpisce dai risultati della survey il basso livello di preparazione degli operatori sanitari, solo il 30% dei rispondenti ha dichiarato che era stata svolta nei loro paesi una formazione mediante simulazione sulla gestione di una pandemia negli ultimi tre anni e solo il 50% riferisce di non aver avuto problemi di disponibilità di dispositivi di protezione personale. Un’altra grave carenza emersa è stata lo scarso supporto psicologico fornito agli operatori sanitari in relazione all’emergenza e la disponibilità di raccomandazioni sulla sindrome di burn-out.
 
Più diffusa è invece risultata la disponibilità di linee guida chiare sull’uso dei DPI (90% dei rispondenti), oppure la riduzione delle visite in ospedale bloccate per l’88% dei rispondenti in tutte le regioni WHO. Per il 72% dei rispondenti si poteva disporre di un tampone in uno specifico sito senza andare in ospedale. Le regioni più efficienti nella gestione dei tamponi sono state il sud-est asiatico e pacifico occidentale con ritardi nella comunicazione degli esiti riferiti solo dal 30% dei rispondenti (contro il 40-50% delle altre regioni).
 
La gestione dei pazienti sul territorio è risultata presente soprattutto nel sud-est asiatico e nel pacifico occidentale dove è stata riportata dal 74-75% dei rispondenti contro il 57% delle altre regioni. Lo stesso dicasi per la presa in carico dei pazienti dimessi riferita solo dal 60% dei rispondenti.
Una vera sconfitta delle cure primarie a livello mondiale che dovrà essere oggetto di una profonda riflessione e cambiamento.

Meno del 70% dei rispondenti ha dichiarato che i pazienti affetti da COVID-19 sono stati ricoverati in ospedali o altre strutture dedicate e il 60% che le RSA sono state isolate. E’ evidente che molte di queste risposte avrebbero dovuto superare il 90%, dal momento che la mancata applicazione di alcune misure essenziali - anche in piccola percentuale – espone la popolazione a grave rischio di diffusione del contagio. Ad esempio, anche se solo il 18% dei rispondenti ha affermato che la protezione degli operatori non è stata adeguata, le conseguenze sono state assai gravi, dal momento che la protezione degli operatori sanitari doveva essere garantita nel 100% delle organizzazioni.
 
In sintesi da questa indagine emergono:
- scarsa attenzione verso la salute psicologica e lo stress occupazionale a cui sono stati esposti gli operatori sanitari;
- impreparazione alla gestione della pandemia per la scarsa formazione soprattutto mediante simulazione e l’improvvisazione delle task force (una squadra che non si è mai allenata insieme non può pensare di avere buoni risultati);
- scarsa disponibilità di piani pandemici aggiornati, presenti solo per il 50% dei rispondenti.
 
Le epidemie si combattono prevenendole e anticipando il rischio, organizzarsi nel corso dell’emergenza comporta inevitabilmente delle grandi difficoltà.
 
Il lavoro si conclude sottolineando il concetto che nessuno può più sottovalutare o nascondere i problemi avuti da tutti i paesi nell'affrontare la pandemia e allo stesso modo, nessuno dovrebbe più dubitare o fraintendere che si è tratta di una malattia “malvagia”, difficile da contenere, controllare e gestire. 
 
Vittorio Fineschi
Micaela La Regina
Chiara Seghieri
Michela Tanzini
Riccardo Tartaglia
Francesco Venneri

Italian Network for Safety in Healthcare

26 novembre 2020
© Riproduzione riservata


Altri articoli in Studi e Analisi

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWS LETTER
Ogni giorno sulla tua mail tutte le notizie di Quotidiano Sanità.

gli speciali
Quotidianosanità.it
Quotidiano online
d'informazione sanitaria.
QS Edizioni srl
P.I. 12298601001

Sede legale:
Via Giacomo Peroni, 400
00131 - Roma

Sede operativa:
Via della Stelletta, 23
00186 - Roma
Direttore responsabile
Luciano Fassari

Direttore editoriale
Francesco Maria Avitto

Presidente
Ernesto Rodriquez

Tel. (+39) 06.89.27.28.41

info@qsedizioni.it

redazione@qsedizioni.it

Coordinamento Pubblicità
commerciale@qsedizioni.it
    Joint Venture
  • SICS srl
  • Edizioni
    Health Communication
    srl
Copyright 2013 © QS Edizioni srl. Tutti i diritti sono riservati
- P.I. 12298601001
- iscrizione al ROC n. 23387
- iscrizione Tribunale di Roma n. 115/3013 del 22/05/2013

Riproduzione riservata.
Policy privacy