Focus. Il marketing farmaceutico e gli studenti di Medicina. Una review Usa che farà discutere

Focus. Il marketing farmaceutico e gli studenti di Medicina. Una review Usa che farà discutere

Focus. Il marketing farmaceutico e gli studenti di Medicina. Una review Usa che farà discutere
Pubblichiamo un contributo di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, su una recente revisione sistematica che ha posto l'indice sulla presenza degli informatori scientifici nelle Università di Medicina e i loro contatti con gli studenti e gli specializzandi. In Italia la legge non consente agli informatori scientifici di contattare gli studenti in Medicina, ma per quanto riguarda gli specializzandi il fenomeno è evidente e costante. Come emerge dai commenti di Sergio Dompé (Farmindustria), Patrizio Mondì (Aiisf) e Pierino Di Silverio (Federspecializzandi) raccolti da Quotidiano Sanità.

Le complesse relazioni tra medici e industria farmaceutica sono da molti anni al centro del dibattito scientifico per i potenziali conflitti d’interesse che possono indurre nella prescrizione dei farmaci. Le evidenze scientifiche, infatti, dimostrano che le interazioni tra medici e informatori scientifici dell’industria influenzano le decisioni professionali in maniera market-oriented, non sempre quindi nell’interesse del paziente. Questa strategia viene integrata dall’industria farmaceutica con iniziative di formazione continua con il fine ultimo di modificare i comportamenti prescrittivi dei medici nei confronti di nuovi farmaci che, spesso, non offrono alcun vantaggio rispetto a quelli tradizionali, sono molto più costosi e costituiscono una delle cause di incremento della spesa farmaceutica.

Una delle motivazioni che rende i medici particolarmente sensibili ai messaggi market-oriented dell’industria consegue al precoce consolidamento di tale attitudine: gli effetti socializzanti della formazione universitaria, infatti, sono molto forti e giocano un ruolo decisivo nel rinforzare attitudini e comportamenti professionali che divengono permanenti. Sulla base si queste considerazioni alcune Facoltà di Medicina – in particolare negli Usa – hanno limitato i contatti di studenti e docenti con gli informatori scientifici, sollevando aspre critiche da parte di chi ha ritenuto tali restrizioni potenzialmente svantaggiose per la formazione degli studenti.

Ma cosa sappiamo oggi in merito all’impatto dell’industria farmaceutica nella formazione universitaria del medico, attraverso le interazioni tra informatori scientifici e studenti?
Le risposte vengono da una revisione sistematica1 di Austad KE e coll. – pubblicata il 24 maggio da PLoS Med – che ha incluso 32 studi (di cui solo uno condotto in Italia, presso l’Università di Bologna2) per un totale di 9.850 studenti appartenenti a 76 Facoltà di Medicina o ospedali d’insegnamento.
La revisione sistematica dimostra che gli studenti di medicina sono precocemente esposti alle strategie di marketing dell’industria farmaceutica e che l'entità di tale esposizione si associa sia a un’attitudine positiva nei confronti del marketing, sia a una sottostima delle eventuali implicazioni negative sulla futura pratica professionale.

Nei dettagli:
• La maggior parte degli studenti dichiara una o più forme d’interazione con l’industria, che aumentano dal triennio pre-clinico a quello clinico, dove oltre il 90% degli studenti riceve materiale educazionale dagli informatori scientifici.
• La maggior parte degli studenti del triennio clinico ritiene eticamente lecito accettare regali da chi produce farmaci, mentre solo una piccola percentuale degli studenti del triennio pre-clinico riporta questa attitudine.
• Gli studenti giustificano il loro diritto ad accettare regali dall’industria sia riportando difficoltà finanziarie, sia perché “così fan tutti”, secondo un principio autoassoluzione collettiva.
• Nonostante la maggioranza degli studenti sia convinta che la formazione dell’industria è potenzialmente distorta da interessi commerciali, i materiali e le informazioni ricevute sono considerati una componente essenziale della loro formazione.
• Oltre il 60% degli studenti ritiene di essere “immune” da potenziali influenze indotte dai regali e dalle interazioni con gli informatori del farmaco, ma al tempo stesso percepiscono che gli specializzandi e i medici ne sono influenzati.
• Le opinioni degli studenti non sono unanimi rispetto alla possibile regolamentazione delle loro interazioni con l’industria da parte delle Università o delle istituzioni governative.

Considerato che la spesa farmaceutica, l’appropriatezza prescrittiva, l’uso dei farmaci generici, sono temi scottanti su cui si confrontano quotidianamente professionisti, manager, e politici, esistono precoci contromisure istituzionali finalizzate a prevenire la modifica delle attitudini dei giovani medici spezzando, sul nascere, i potenziali conflitti d’interesse?
Vista la carenza informativa sul tema, sicuramente è necessario introdurre specifiche iniziative educazionali già a livello universitario, ma la formazione da sola non può bastare. Se è vero che le migliori evidenze scientifiche devono essere integrate in tutte le decisioni – professionali, manageriali e di programmazione sanitaria – il messaggio lanciato da Austad KE e coll. alle politiche accademiche e istituzionali è molto chiaro: è necessario regolamentare le interazioni tra studenti di medicina e industria, al fine di instillare nelle future generazioni di medici un sano scetticismo nei confronti dei farmaci (e degli altri interventi sanitari), stimolando l’approccio critico alle evidenze scientifiche che dovrebbe guidare le loro decisioni cliniche e, in particolare, le pratiche prescrittive.

Nino Cartabellotta
presidente Fondazione Gimbe


1Austad KE, Avorn J, Kesselheim AS. Medical Students’ Exposure to and Attitudes about the Pharmaceutical Industry: A Systematic Review. PLoS Med 2011;8(5): e1001037

2Fabbri A, Ardigo M, Grandori L, Reali C, Bodini C, et al. Conflitto di interessi tra medici e industria farmaceutica. Studio quali-quantitativo sulla percezione degli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna. Quaderni ACP 2009;16:3-9
 

30 Maggio 2011

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