Il disagio psicologico è una pandemia e per affrontarla serve un cambio di passo

Il disagio psicologico è una pandemia e per affrontarla serve un cambio di passo

Il disagio psicologico è una pandemia e per affrontarla serve un cambio di passo
Serve una politica nuova in grado di superare i blocchi tra prevenzione e cura, tra assistere, promuovere e potenziare, tra sanità e sociale, tra pubblico e privato. Il disagio psichico è di fatto una pandemia che solo una strategia articolata può consentirci di affrontare con umanità, efficacia ed equilibrio costo-benefici, a monte, e non solo a valle delle situazioni

Nel momento in cui ci si appresta a definire l’agenda delle cose da fare per la prossima legislatura ritengo di dover segnalare alle forze politiche una tematica che investe direttamente ed intimamente la vita delle persone, ma anche tutta la società e le sue articolazioni, che dovrebbe essere considerata patrimonio di tutti perché riguarda l’essere umano nella sua essenza.

Il PNRR ha scommesso sul futuro del Paese puntando sul concetto di “resilienza”, che vuol dire non solo affrontare le sfide con efficacia, ma anche liberare le risorse inespresse, dei singoli e del Paese. Più resilienza vuol dire potenziare il capitale umano e generare maggiore sviluppo sociale ed economico, soprattutto in un Paese come l’Italia dove lo sviluppo è stato sempre straordinariamente legato al fattore umano.

E allora bisogna considerare che la resilienza è legata a doppio filo alla dimensione psicologica, quella che ci rende persone e non solo corpi. La psiche è decisiva per i nostri percorsi di sviluppo e di realizzazione, per la qualità delle scelte, delle relazioni, della convivenza e del nostro stare nel mondo, per affrontare le sfide e per la nostra salute.

Una serie di fattori, come l’aumento della complessità sociale, la fluidità dei contesti e dei percorsi, ritmi e tempi sempre più incalzanti, il venir meno di contenitori e spazi tradizionali, il ruolo delle tecnologie, hanno creato un paradosso che è sotto gli occhi di tutti: è sempre più decisivo il ruolo e il peso della psiche individuale, mentre la stessa risulta sempre più fragile e sofferente.

La differenza tra una psiche ben organizzata e una fragile è ben documentata per lo sviluppo personale, la salute, lo studio, il lavoro, le relazioni, per la capacità di cogliere le opportunità, di ripresa, di costruire e costruirsi, per le ricadute in campo economico che tutto questo produce.

Non a caso sono soprattutto gli economisti che hanno evidenziato la necessità che la società si prenda cura della psiche senza aspettare di arrivare ad una grave malattia mentale. Si pensi al World Economic Forum che ha messo il disagio psicologico tra i rischi dell’umanità evidenziando le ricadute sulle dinamiche sociali e l’economia.

Oppure alla London School of Economics che ha dimostrato come ogni sterlina investita in interventi che riducono la sofferenza e aumentano le risorse psicologiche e la resilienza producono 8 sterline in resa lavorativa e risparmi sanitari. Altri studi collocano il ritorno dell’investimento con ratio che oscillano tra 3 e 12, a seconda della problematica trattata e dai parametri inclusi.

Agenzie internazionali, come OMS e UNICEF, hanno da anni sottolineato l’importanza di una rete psicologica pubblica per la prevenzione, l’empowerment, la intercettazione precoce delle forme di disagio, che metta a leva programmi individuali e collettivi nella scuola, nei contesti sanitari, del welfare e del lavoro.

In Italia, anche per effetto della pandemia, che ha amplificato i problemi, ma anche la consapevolezza delle persone su questi temi, le richieste di aiuto psicologico sono aumentate di quasi il 50%, e riguardano bambini, adolescenti, giovani, adulti e anziani. Ma solo due persone su dieci trovano risposte nel pubblico che non si è dato sinora strumenti adeguati su queste tematiche.

Cinquanta anni fa l’Italia ha fatto riforme importanti per la salute in generale (SSN) e per le malattie mentali (riforma Basaglia), ma non c’era la consapevolezza e l’urgenza per questi temi che hanno, da allora, trovato solo risposte episodiche e del tutto parziali.

La psicologia, come scienza moderna, si sviluppa non solo sui temi della clinica e dei disturbi, ma su quelli del funzionamento individuale e collettivo, dei fattori che promuovono o danneggiano lo sviluppo, sulla messa a punto di interventi anche brevi, individuali e collettivi, per prevenire e potenziare le risorse. Ci si è resi conto del rapporto tra psiche, capitale umano e sociale, ma anche che la visione dei disturbi psichici come squilibri chimici avulsi da ciò che viviamo e da come lo viviamo è inconsistente e fuorviante.

In Italia, i dati più recenti stimano alcuni milioni di persone con patologie mentali in senso stretto, ma sono molte di più quelle con problemi di disagio psicologico, con un costo stimato secondo l’OMS di oltre 5 miliardi di euro. Una stima molto parziale perché non tiene conto dell’impatto del disagio sulle “capacità di futuro” dei giovani, sulla salute fisica e l’impatto sul reddito delle persone.

L’Italia ha collocato la professione psicologica tra quelle sanitarie, ha una legge avanzata sulla psicoterapia, standard formativi qualificati, dispone di una rete di professionisti – psicologi e psicologi-psicoterapeuti – capillarmente diffusa, ma tutto questo sino ad oggi è disponibile solo per chi può permetterselo, creando uno dei più seri gap tra reddito familiare e possibilità di realizzazione personale e benessere. Le diverse opportunità in questo campo sono oggi una delle maggiori fonti di ingiustizia sociale e di sperpero di risorse umane.

Uno dei casi più eclatanti è quello della scuola, dove la mancanza di competenze psicologiche interne e strutturate a supporto del sistema, impedisce ogni efficace strategia di ascolto, prevenzione e potenziamento della psiche. Un danno enorme che proietta ombre sul futuro dei nostri ragazzi e sulla capacità di sviluppo del Paese.

Il cd “bonus psicologico” è un segnale di attenzione e innovazione importante, una misura apprezzata dai cittadini che va nella giusta direzione, da rafforzare e ampliare. Una misura che deve essere inserita nel contesto di una politica pubblica complessiva, di misure strutturali fondamentali per la promozione della psiche, la prevenzione e il sostegno delle forme di disagio, la disponibilità di una psicoterapia pubblica. In questi anni abbiamo fatto proposte concrete, documentate e sostenibili.

Una tematica che non può essere affrontata utilizzando logiche vecchie, servizi e contenitori tradizionali, nati il secolo scorso in altri scenari e per altre esigenze, ma richiede una seria capacità di innovazione. Serve una politica nuova in grado di superare i blocchi tra prevenzione e cura, tra assistere, promuovere e potenziare, tra sanità e sociale, tra pubblico e privato. Il disagio psichico è di fatto una pandemia che solo una strategia articolata può consentirci di affrontare con umanità, efficacia ed equilibrio costo-benefici, a monte, e non solo a valle delle situazioni.

Così come è cruciale che il confronto politico su questi temi avvenga senza pregiudizi, tenendo conto delle evidenze scientifiche, del patrimonio di conoscenze, competenze ed esperienze di chi opera in questo campo, dei dati di realtà e della sensibilità diffusa e della delicatezza delle tematiche trattate che riguardano intimamente la vita delle persone.

David Lazzari
Presidente CNOP

David Lazzari

25 Agosto 2022

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