Influenza aviaria.  Oltre 2.500 casi negli uccelli in Europa tra novembre e febbraio, 10 infezioni umane in Asia. Ecdc: rischio basso per la Ue

Influenza aviaria.  Oltre 2.500 casi negli uccelli in Europa tra novembre e febbraio, 10 infezioni umane in Asia. Ecdc: rischio basso per la Ue

Influenza aviaria.  Oltre 2.500 casi negli uccelli in Europa tra novembre e febbraio, 10 infezioni umane in Asia. Ecdc: rischio basso per la Ue

Registrati casi di influenza aviaria altamente patogena in 32 Paesi europei, soprattutto tra uccelli selvatici. Segnalato anche un lieve aumento nei mammiferi e una possibile trasmissione ai bovini nei Paesi Bassi. Dieci i casi umani riportati tra Cambogia e Cina. L’Ecdc: rischio basso nella Ue.

Tra il 29 novembre 2025 e il 27 febbraio 2026, sono stati segnalati 2.514 casi di influenza aviaria altamente patogena (HPAI) A(H5) in uccelli domestici (406) e selvatici (2108) in 32 paesi in Europa.

Sebbene i livelli siano rimasti elevati dopo il picco raggiunto all’inizio del periodo di riferimento, il numero settimanale di rilevamenti è successivamente diminuito. Le specie di uccelli acquatici sono state colpite in misura maggiore rispetto agli anni precedenti e oltre il 90% dei rilevamenti nel pollame è stato dovuto a introduzioni primarie da uccelli selvatici. 

Come negli anni precedenti, un gran numero di allevamenti familiari e diversi zoo sono stati colpiti. L’elevata circolazione virale negli uccelli selvatici ha determinato un leggero aumento dei rilevamenti nei mammiferi in Europa, con il primo potenziale evento di trasmissione dagli uccelli selvatici ai bovini da latte ipotizzato nei Paesi Bassi.

Questi i numeri dell’influenza aviaria, tra il 29 novembre 2025 e il 27 febbraio scorso, fotografati nell’ultimo report dell’Ecdc che ricorda anche come in questo periodo siano  stati segnalati 10 casi di infezione nell’uomo (nessuno dei quali fatale) in due paesi: Cambogia (un caso di A(H5N1)) e Cina (otto casi di A(H9N2) e un caso di A(H10N3)). 

Nella maggior parte dei casi umani, ricorda l’Ecdc, è stata segnalata l’esposizione al pollame o a un ambiente avicolo prima della diagnosi o dell’insorgenza della malattia. L’attuale elevato livello di circolazione del virus dell’influenza aviaria nelle popolazioni di uccelli aumenta il rischio di esposizione umana ad animali infetti, precisa l’Ecdc sottolineando che le infezioni umane rimangano comunque rare e finora non è stato documentato alcun caso di trasmissione da uomo a uomo.

Il rischio rappresentato dai virus influenzali aviari A(H5N1) clade 2.3.4.4b attualmente in circolazione in Europa rimane basso per la popolazione generale nell’Unione Europea/Spazio Economico Europeo e da basso a moderato per coloro che sono esposti professionalmente o in altro modo ad animali infetti o ambienti contaminati.

13 Marzo 2026

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