Intelligenza artificiale in sanità, gli europei la vogliono. Ma non per sostituire medici e farmacisti

Intelligenza artificiale in sanità, gli europei la vogliono. Ma non per sostituire medici e farmacisti

Intelligenza artificiale in sanità, gli europei la vogliono. Ma non per sostituire medici e farmacisti

Lo STADA Health Report 2026 fotografa un continente che già usa l'intelligenza artificiale per la salute, ma vuole medici e farmacisti al centro delle decisioni. "Gli Europei non sono più semplicemente pazienti in attesa in una fila. Sono partecipanti attivi che combinano azione personale, strumenti digitali e consulenza professionale in qualcosa di nuovo. Tutti gli operatori del settore sanitario dovranno adattarsi e agire in risposta a questi cambiamenti".  IL RAPPORTO

Nel 2026, lo STADA Health Report descrive il panorama sanitario europeo, plasmato dall’incontro di forze contrapposte: sistemi sanitari sotto pressione costante, una popolazione sempre più consapevole e in grado di prendersi cura della propria salute in prima persona e la rapida diffusione dell’Intelligenza Artificiale nella cura quotidiana. Per la prima volta, questa tecnologia non è più uno scenario futuro, ma uno strumento che gli Europei stanno già utilizzando.

In tutto il continente, la soddisfazione nei confronti dei sistemi sanitari non è migliorata: solo il 56% delle persone si dichiara soddisfatto – un dato in linea con il 58% registrato nel 2025 e che conferma la fase di stallo degli ultimi anni seguita al calo post-pandemico.

Alla domanda sulle principali sfide sanitarie nel proprio Paese, il 67% degli intervistati ha indicato la carenza di operatori sanitari e i conseguenti lunghi tempi di attesa. Anche l’accesso a un’assistenza sanitaria a prezzi accessibili è a rischio: il 43% lo ha indicato come una delle principali preoccupazioni, insieme all’invecchiamento della popolazione, alle patologie croniche (56%) e al numero crescente di persone affette da disturbi mentali (53%).

Alla domanda su cosa cambierebbero per primo se fossero Ministro della Salute, il 58% darebbe priorità alla riduzione dei tempi di attesa aumentando la disponibilità di operatori sanitari, mentre il 49% migliorerebbe l’accesso alle cure primarie.

In risposta a questa pressione, gli Europei stanno assumendo un ruolo più attivo nella gestione della propria salute. Il 78% si sente ben preparato a prendersi cura di sé, mentre il 94% ricorre all’automedicazione per almeno alcuni disturbi. La maggioranza (85%) utilizza inoltre uno o più strumenti – dai fitness tracker ai dispositivi di misurazione domestica – per monitorare la propria salute.

Ampia accettazione dell’uso dell’IA in ambito sanitario

In linea con questa crescente consapevolezza e autonomia in materia di salute, l‘IA è entrata nell’uso quotidiano: il 55% degli Europei la utilizza attualmente in relazione alla propria salute, mentre l’82% è aperto all’idea che l’IA possa svolgere un ruolo nella propria assistenza sanitaria. Una quota significativa (43%) sarebbe persino disposta a rendere la propria cartella clinica accessibile all’IA per migliorare la diagnosi, la prevenzione o il trattamento, mentre il 49% si fida già, o sarebbe disposto a fidarsi, di una diagnosi fornita dall’IA.

“Il dibattito sui pazienti consapevoli e autonomi sta accelerando, e l’IA sta spingendo questo sviluppo in avanti a una velocità nettamente superiore – spiega il Ceo STADA, Peter Goldschmidt -. Gli Europei non sono più semplicemente pazienti in attesa in una fila. Sono partecipanti attivi che combinano azione personale, strumenti digitali e consulenza professionale in qualcosa di nuovo. Tutti gli operatori del settore sanitario dovranno adattarsi e agire in risposta a questi cambiamenti”.

Nonostante l’adozione dell’IA, la fiducia mantiene un volto umano

Medici e farmacisti rischiano quindi di perdere importanza alla luce della crescente influenza dell’IA? È vero proprio il contrario. Non solo la maggioranza degli intervistati indica il proprio Medico di Medicina Generale (77%) e i farmacisti (57%) come il principale punto di riferimento nelle decisioni relative alla salute, ma gli Europei tracciano anche un confine netto per l’adozione dell’IA nell’ambito dell’assistenza sanitaria.

L’apertura è maggiore per le attività amministrative e di monitoraggio, come affidare all’IA la gestione degli appuntamenti e dei follow-up (50%), prendere appunti durante le visite mediche e il monitoraggio delle patologie croniche (36%). In sintesi: l’IA è ben accolta come assistente sanitario, ma gli Europei vogliono che le decisioni rimangano di competenza di una persona in carne e ossa. Infatti, il 38% è espressamente preoccupato per la riduzione dell’interazione umana in un sistema basato sull’IA, mentre il 35% teme che la qualità della comunicazione con gli operatori sanitari possa diminuire.

Il ruolo degli operatori sanitari sta cambiando

È significativo che gli Europei non vogliano che gli operatori sanitari facciano un passo indietro con l’avanzare dell’IA, ma desiderano che assumano un ruolo più importante. Il 41% degli Europei si aspetta che offrano un maggior numero di consulti digitali e a distanza, il 30% si aspetta che diventino ancora più importanti come interlocutori umani affidabili e il 26% si aspetta che agiscano come consulenti e interpreti capaci di aiutare i pazienti a orientarsi nel crescente flusso di informazioni sanitarie. Solo il 20% ritiene che l’importanza degli operatori sanitari diminuirà a causa dell’IA. In altre parole: l’IA sta cambiando il ruolo degli operatori sanitari, ma lo sta ampliando anziché ridurlo.

I risultati dello STADA Health Report 2026 descrivono una realtà sanitaria in cui pazienti consapevoli, strumenti digitali e competenza umana non sono più mondi separati.

“Tra i numerosi risultati del Report c’è il fatto che questo cambiamento non è una soluzione temporanea per un sistema sotto pressione – sta diventando esso stesso il modello – conclude Peter Goldschmidt -. Anche tra coloro che sono più aperti all’IA, la richiesta è di supporto, non di sostituzione. Le farmacie sono uno dei punti di contatto più accessibili e affidabili che la maggior parte degli Europei ha con il proprio sistema sanitario – e la domanda non è se cambieranno, ma come evolveranno in hub che uniscono competenze umane, velocità e capacità di estensione degli strumenti digitali.”

07 Luglio 2026

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