Prendo spunto da due articoli riportati in data 11 maggio 2024 dal Giornale da Lei diretto che evidenziano la necessità della “valorizzazione delle professioni infermieristiche” (FNOPI) e “l’insensibilità delle Istituzioni” (NURSIND), in un sistema in continua evoluzione (scientifica, tecnologica, e metodologica), con i paralleli cambiamenti demografici, epidemiologici, sociali e socio-economici che hanno profondamente mutato la domanda di salute della popolazione, dove lo stesso “sistema” fa fatica a ripensarsi e riorientarsi.
A fronte dei cambiamenti riportati sempre meno giovani vogliono diventare Infermieri (QS -OCSE).
Cinque argomentazioni “core” per stimolare le riflessioni (e auspicabilmente per generare soluzioni):
1. Il riconoscimento sociale – l’epidemia COVID-19 e l’immagine di Elena Pagliarini appoggiata sul PC ha fatto il giro del mondo ed ha (aveva) generato una grande movimento di affetto verso tutta la Professione Infermieristica. Oggi l’effetto “eroi” sembra essere finito … ma gli Infermieri di oggi sono sempre gli stessi e con il loro fare ed il loro essere, sempre con più fatica, continuano a dare risposte ai bisogni della popolazione.
In tutto ciò i “media” non aiutano i cittadini a comprendere le reali necessità, tant’è che un conduttore di grande prestigio (Formigli) nel corso della sua trasmissione del 6 maggio u.s. ha affermato che mancano i medici (e non è vero – i dati ANAAO ribadiscono il forte rischio di una nuova pletora medica) e mancano gli OSS (forse è vero … ma forse c’è stata la dimenticanza degli Infermieri relativamente al fondamentale ruolo programmatorio, organizzativo e gestionale dell’assistenza – dalla diagnosi al progetto assistenziale, alla pianificazione e gestione degli interventi, alla verifica e valutazione delle azioni e degli esiti)
2. L’attrazione verso la professione – Nell’A.A. 2023-3024 i posti previsti nei CC.LL. in Infermieristica e Medicina ci sono state 20.000 domande ad Infermieristica (a fronte di 23.000 posti) e 98.000 domande per Medicina (a fronte di 18.000 posti). Quali motivazioni?
– Un basso riconoscimento sociale;
– Uno stipendio non adeguato rispetto all’elevata responsabilità, allo stress, alla “fatigue”, all’alto rischio di burn-out;
– Una difficile crescita e sviluppo professionale
– Dei modelli organizzativi e dei sistemi di cura e assistenza ancora ancorati ai modelli del secolo scorso
3. la formazione (di I livello) – Alcune evidenze a distanza di oltre un ventennio dall’attivazione dei Corsi di Laurea in Infermieristica:
– il riconoscimento del “valore” nel passaggio della formazione infermieristica all’Università;
– il “disvalore”, conseguenza del mancato riconoscimento da parte dell’Università degli insegnamenti MED 45 nei ruoli universitari (nei 48 Atenei sono attivati 236 Corsi di Laurea in Infermieristica – in cui vanno considerati, per ogni corso, il 1, il 2 ed il 3 anno – solamente 68 Professori incardinati nel sistema universitario;
– la necessità di restituire da parte del sistema universitario quanto ricevuto in quasi 5 lustri da parte della professione infermieristica, con la previsione di almeno 1 Professore Ordinario e 1 Professore Associato per ogni Ateneo e 1 Ricercatore per ogni Corso attivato (se non c’è il riconoscimento degli insegnamenti … non c’è il riconoscimento della Disciplina!);
– il riconoscimento vero dei Direttori dei Corsi (definiti tali … ma inquadrati nell’Area Contrattuale del Comparto, nella migliore delle ipotesi con una valorizzazione con un incarico organizzativo o professionale). Una ipotesi potrebbe essere quella di inquadrare gli interessati nell’area della Dirigenza (contratti XV septies?), con il contestuale “congelamento” delle posizioni attualmente ricoperte;
– la necessità di adeguare il core curriculum formativo alle nuove necessità;
La formazione di II livello – Nell’A.A. 2023/2024 sono stati attivati n. 3.699 posti (nelle 5 aree), di cui 1.914 nell’Area Infermieristico-ostetrica.
Ad oggi sono stati formati 45.000 Laureati Magistrali, di cui 22.000 nell’Area Infermieristico-ostetrica!
Certamente la crescita e lo sviluppo di conoscenze e competenze è un valore aggiunto … ma è tempo di ripensare il sistema formativo di II livello, allargandolo alla clinica, con un contestuale cambiamento nelle organizzazioni e nei sistemi di cura e assistenza, con la valorizzazione reale dei professionisti interessati, anche a livello contrattuale!
4. Le necessità e le carenze – Alcune esternazioni riguardanti le carenze di Infermieri:
– CGIL 70.000
– Nurse 24 60.000
– SKY TG 24 70.000
– FNOPI 70.000 + 20.000 (per l’applicazione del DM 77/2022)
– NURSING-UP 100.000 / 120.000
Pensando al turnover pensionistico le stime AGENAS (con riferimento al C.A. 2020) riportano:
– medici in quiescenza nel periodo 2022 / 2027 n. 29.331
– infermieri in quiescenza nel periodo 2022 / 2027 n. 21.050
Una prima considerazione porta ad affermare che, stante i posti messi a disposizione ogni anno, il turnover è garantito.
Una seconda considerazione porta a cambiare il paradigma di riferimento (da “cosa manca” a “cosa serve”).
Alcuni importanti riferimenti:
– il DM 70/2015 – l’analisi dei dati (fonte Ministero Salute) evidenziano una eccedenza di 533 reparti (rispetto ai criteri definiti dal DM richiamato), con una responsabilità / corresponsabilità delle Istituzioni e delle Direzioni Aziendali nella mancata applicazione dei principi normativi, con pesanti conseguenze nella sostenibilità del sistema. Così come sembrano essere venute meno i momenti di verifica e valutazione dei tassi di utilizzo dei pl e dei reali volumi di attività (es. interventi chirurgici) che avrebbero sicuramente portato a scelte organizzative importanti, a tutela e garanzia della popolazione, con una migliore sostenibilità del sistema (a fronte di una tutela di “orti” e “campanili” … troppo spesso riscontrati).
– Il DM 77/2022 – certamente con importanti innovazioni, in particolare le COT e l’Infermiere di Famiglia e Comunità … ma anche con strutture che di “nuovo” hanno solo la denominazione, ma sono già presenti ed operative nel sistema (es. Case di Comunità ed Ospedali di Comunità)
– Le evoluzioni normative che hanno interessato il sistema e le professioni sanitarie)
– Le evoluzioni formative
– La nuova domanda di salute della popolazione ed i cambiamenti tecnologici, metodologici e diagnostico-clinico-assistenziali
Tutto ciò dovrebbe portare ad una revisione e/o nuove definizioni delle organizzazioni, dei sistemi di cura e assistenza, dell’adeguamento dei criteri per la determinazione delle dotazioni organiche (a partire da una nuova definizione di staffing e skill-mix), fino alla ridefinizione dei ruoli e delle responsabilità.
Le evoluzioni formative sopra richiamate generano una necessità e producono (possono produrre) una paura.
a. La “paura” è quella del cambiamento.
Questa viene ben evidenziata dal Presidente FNOMCeO Dott. Anelli che dice “NO AL TASK-SHIFLING” (ma è nella natura delle cose che, a fronte di uno sviluppo di conoscenze e competenze, cambiano anche le operatività dei professionisti, dove quello che conta maggiormente non è tanto una “abilitazione” o una “tradizione e/o consuetudine” quanto la competenza).
Al Dott. Anelli rispondono:
– Gavino Maciocco (medico) che evidenzia nel passaggio “dalla task-shifting alla task-revolution” la necessità di adeguamento delle organizzazioni e dei sistemi clinico-assistenziali ai cambiamenti avvenuti.
– Dario Valcarenghi (infermiere) che evidenzia il non senso ai cambiamenti formativi ad invarianza delle organizzazioni.
– Jean Watson (infermiera) che afferma che in ogni professione c’è una parte centrale (core) infungibile ed una parte periferica (trim) mutuabile anche da altri, tenuto conto delle conoscenze, delle competenze e delle esperienze.
Ma la paura può essere anche negli infermieri per un cambiamento rispetto al “si è sempre fatto così” o per un richiamo al “core” professionale che richiede un impegno concettuale ben superiore rispetto “al fare” quotidiano maggiormente presente nei sistemi di oggi.
b. La necessità è quella di favorire la crescita e lo sviluppo delle professioni di supporto (lo affermano la Sociologia e la Psicologia del lavoro – a fronte di una professione che cresce in conoscenze e competenze devono trovare sviluppo anche le professioni sotto-ordinate rispetto a quella in evoluzione.
I fatti consentono di evidenziare i seguenti aspetti:
– 45 anni fa sono state chiuse le Scuole per Infermieri Generici
– 35 anni fa sono stati attivati i corsi per OTA
– 24 anni fa sono stati attivati i corsi per OSS (con la determinazione di chiudere i percorsi formativi per OTA … portati “ad esaurimento” solo dal vigente CCNL Area Comparto)
– 23 anni fa sono stati attivati i corsi per OSS con Formazione Complementare (mai contrattualizzati)
– 1 anno fa le Regioni Lombardia e Veneto attivano i corsi di formazione complementare per OSS, richiamando gli Atti della CSR del 2003, ma con contenuti difformi rispetto all’indirizzo della norma e difformi tra loro (con possibili problemi nell’ambito delle mobilità tra professionisti (non è tanto un problema di competenze quanto di diverse abilitazioni)
– Oggi c’è la certezza di proposte di evoluzioni formativi e “di profilo” dell’OSS verso livelli più avanzati rispetto alla formazione complementare già definita (ferme in qualche Ufficio Ministeriale) e una proposta di una nuova figura professionale denominata “Assistente Infermieristico / Assistente per la Salute”
Senza entrare nel merito della correttezza o meno dei percorsi proposti (in capo ai livelli governativi ed ordinistici), ma è indubbia la necessità di un forte investimento sulle professioni “di supporto”, non tanto perché mancano gli infermieri, quanto per favorire lo sviluppo dell’azione concettuale infermieristica (in linea con i contenuti formativi e con le evoluzioni formative avvenute) e la realizzazione delle attività che caratterizzano i singoli setting clinico-assistenziali con la collaborazione delle nuove figure professionali (nel rispetto delle autonomie e responsabilità di ognuno). Al riguardo viene naturale domandarsi se è da privilegiare un percorso già strutturato (OSS FC … comunque da rivedere e migliorare) o un nuovo profilo professionale, con possibili ulteriori quesiti e necessità di risposte:
– la nuova figura professionale confliggerà con quanto definito dall’Art. 5 della l.3/2018?
– Quanti professionisti serviranno?
– Dove e da chi verranno formati?
– I corsi per OSS e OSS FC continueranno ad essere attivi?
– Oppure sarà previsto un percorso formativo di adeguamento per gli attuali OSS / OSS FC verso in nuovo profilo professionale?
– Gli attuali centri di formazione per OSS che fine faranno?
In ultimo, a prescindere dalla decisione, sarà necessario un forte investimento nella formazione per la revisione delle organizzazioni al momento in essere, troppo spesso inadeguate rispetto alle nuove necessità di funzionamento delle strutture ed ai nuovi bisogni della popolazione.
5. La governance e gli sviluppi di carriera – Vengono richiamati due aspetti riguardanti rispettivamente l’Area del Comparto e l’Area della Dirigenza Sanitaria.
Relativamente all’Area Comparto il vigente CCNL prevede una valorizzazione degli infermieri attraverso il sistema degli Incarichi di Posizione (al momento vuoto), gli incarichi Organizzativi e gli Incarichi Professionali.
In particolare quello degli Incarichi Professionali sembra essere un qualcosa che valorizzava gli infermieri nelle aree specialistiche e favoriva gli sviluppi di carriera, tenuto conto anche del requisito curricolare richiesto (master) per il nuovo inquadramento (con costi a carico dei diretti interessati, contrariamente a quanto avviene per le specializzazioni mediche). La realtà dei fatti evidenzia qualcosa di diverso, stante il fatto che i posti non sono determinati dalle necessità del sistema ma dalla capienza dei fondi contrattuali disponibili, con una stima di 10-15% dei possibili beneficiari, con il rischio (certezza) di avere un aumento dei livelli di frustrazione e demotivazione da parte della maggior parte dei professionisti.
Relativamente all’Area della Dirigenza, per le Professioni Sanitarie si evidenziano due necessità:
– La previsione delle posizioni dirigenziali in ogni Direzione di ASL / AO / IRCCS, di ogni ospedale e di ogni Distretto, nel rispetto dell’articolazione organizzativa prevista dal vigente CCNL Dirigenza Sanitaria, con uno sguardo anche alle strutture di alta complessità organizzativa, oggi ricoperte con Incarichi organizzativi riferibili all’Area del Comparto. Una particolare attenzione anche verso le strutture del III settore e della residenzialità accreditate per le quali, stante l’accreditamento e il convenzionamento, devono valere le stesse norme vigenti per il SSN.
– La necessità di prevedere l’indennità di esclusività per la Dirigenza delle Professioni Sanitarie (l’unica rimasta esclusa da tale riconoscimento) e di allineare l’indennità di specificità per la medesima dirigenza sanitaria alle altre già in essere (ogni professione ha caratterizzazioni e specificità proprie, non mutuabili da altri).
La Giornata Internazionale dell’Infermiere ha favorito la riflessione e l’approfondimento sulle 5 argomentazioni proposte; l’auspicio è che possano essere di utilità per le Istituzioni e per tutti gli stakeholder interessati, per favorire il passaggio dalle parole ai fatti.
Marcello Bozzi
Segretario ANDPROSAN – Associata COSMED