Prendersi cura del mare per proteggere la salute umana: il progetto Sea Care

Prendersi cura del mare per proteggere la salute umana: il progetto Sea Care

Prendersi cura del mare per proteggere la salute umana: il progetto Sea Care
Nel programma del Forum Risk Management di Arezzo quest'anno si parlerà anche di Planetary Health, di oceani e di salute, di uomini di mare e di scienza, uniti in un progetto visionario, il progetto Sea Care, nato dalla cooperazione tra ISS e Marina Militare con collaborazioni di altri gruppi di ricerca di eccellenza

Di fronte alle sfide lanciate dai cambiamenti climatici e ambientali globali, e comprese nel dibattito sulla nuova era geologica dell’”antropocene”, la comunità scientifica ha ripensato il concetto di salute umana come indissociabile dallo stato delle risorse naturali e delle variabili ambientali da cui la stessa salute dipende, convergendo sui principi di “one health” fino alla concezione di “planetary health”. Approccio, quest’ultimo, che trova un pragmatico riscontro nel programma di azioni dell’agenda ONU 2030 verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile, con un’enfasi metodologica sul SDG 17 per la promozione di partenariati tra governi, settore privato e società civile a livello globale, regionale, nazionale e locale.

L’indissolubile legame tra oceani e salute umana è oggi a rischio a causa del cambiamento climatico e ambientale che vede i sistemi marini notevolmente fragili rispetto ai fenomeni di riscaldamento delle acque, acidificazione, innalzamento dei livelli dei mari, modifiche della composizione salina, inquinamento persistente, perdita della biodiversità, con impatti che, mediante complesse sinergie, esacerbano gli effetti di pressioni antropiche già insostenibili in molte aree costiere.

In tale contesto nasce il progetto Sea Care: Salute Ambiente e Clima nella visione Planetary Health, dalla collaborazione tra l’Istituto Superiore di Sanità e la Marina Militare (con il coordinamento dell’Amm.glio C. Nervi), con il coinvolgimento di altri centri di eccellenza nazionali, quali l’ARPA Emilia Romagna (gruppi di ricerca coordinati da G. Bortone, C. Mazziotti), Università di Roma “La Sapienza” (gruppo di ricerca coordinato della prof. R. Risoluti) e Università di Padova (gruppo di ricerca coordinato della prof. S. Bogialli), assicurando un team multidisciplinare nei campi della virologia e microbiologia e della chimica ambientale attraverso approcci analitici avanzati in qualità, sotto il coordinamento scientifico di L. Lucentini e F. Ferrara del Dipartimento Ambiente e Salute dell’ISS diretto da Marco Martuzzi, già direttore del Centro Regionale per la Salute e l’Ambiente per l’Asia pacifica e Occidentale.

L’obiettivo è studiare, attraverso una visione sistemica ed estensiva ed un approccio sostenibile a livello di Paese, gli effetti che le attività umane e i cambiamenti climatici hanno sullo stato naturale di mari e oceani del mondo, contribuendo a valutare i rischi per la salute umana, anche a supporto di politiche di risanamento e prevenzione.

La ricerca è particolarmente sfidante per la complessità ambientale delle matrici oggetto di indagine, per la natura degli analiti, associabile, come nel caso delle microplastiche, a difficoltà rilevanti in fase di campionamento e determinazione quali-quantitativa o, nel caso delle indagini biologiche, alla necessità di ricorrere ad approcci di ricerca avanzata con caratterizzazione simultanea del genoma, come pure, relativamente alla conduzione delle campagne, alle molteplici variabili logistiche e ambientali degli studi.

In tale contesto, un elemento di originalità scientifica nell’ambito di una ricerca così estesa per variabili spaziali e temporali, è l’adozione di un unico approccio metodologico per l’intera durata del progetto, al fine di poter confrontare i risultati riducendo gli elementi di bias generalmente presenti nelle meta-analisi basate sulla raccolta di dati disomogenei provenienti da studi indipendenti nello spazio e nel tempo, eseguiti con diverse metodologie, da più gruppi di lavoro.

Ciò è reso possibile attraverso un piano di monitoraggio che effettua misure su campo, raccoglie ed isola campioni, attraverso procedure armonizzate in qualità, lungo la rotta della Amerigo Vespucci e di altre Unità Navali della MM in acque territoriali e internazionali, e nella realizzazione di una struttura organizzativa articolata in laboratori di eccellenza analitica, specializzati per i diversi parametri, operanti in una rete coordinata.

Oggetto di ricerca sono centinaia di sostanze chimiche persistenti e rilevanti di origine antropica – tra cui microplastiche, composti perfluoroalchilici (PFAS), pesticidi, idrocarburi, interferenti endocrini, tensioattivi, farmaci e prodotti per la cura della persona – e gli scenari di distribuzione e biodiversità dei microrganismi ambientali, il cui gruppo può comprendere specie patogene, nei diversi ambienti acquatici e climatici del pianeta, impiegando metodi molecolari di ultima generazione, funzionali a ottenere un profilo accurato della composizione microbica, studiare le possibili associazioni tra comunità batteriche e microplastiche, e le eventuali condizioni di rischio associato.

A 6 mesi dall’avvio delle attività del progetto appare consolidato un modello unico di sinergia istituzionale e di ottimizzazione delle risorse, che permette al personale scientifico specializzato di eseguire campionamenti e misure in aree del pianeta difficilmente raggiungibili con mezzi convenzionali, restituendo una fotografia straordinariamente estesa, omogenea e sinottica degli impatti delle azioni umane sull’ambiente marino e sulla salute.

Sono stati ad oggi raccolti più di 1.500 campioni in oltre 50 siti strategicamente rappresentativi per lo studio dei rischi ambientali e climatici, dal bacino del Mediterraneo, agli Oceani Atlantico e Indiano fino al Polo, grazie agli imbarchi di 25 ricercatori dell’ISS e dei suoi partner istituzionali.

Il progetto sta vedendo l’attenzione delle Nazioni Unite e l’interesse di diversi gruppi di ricerca nazionali e internazionali che potrebbero confluire nella partnership scientifica, sulla linea degli obiettivi dello studio, con attenzione all’integrazione di raccolta e produzione dati, senza sovrapposizioni con le attività di vigilanza ambientale e sanitaria degli Stati prospicenti alle aree marine oggetto di indagine.

Un aspetto rilevante riguarda anche la comunicazione, con un ampio interesse della società civile, con migliaia di visitatori negli stand del progetto Sea Care nelle diverse manifestazioni e iniziative come “Viva l’Italia” a Cinecittà World e la Notte Europea dei Ricercatori; le attività del Sea care saranno oggetto di condivisione con la comunità scientifica e le istituzioni preposte alla governance sanitaria nel corso del prossimo Forum Risk Management per la Sanità ad Arezzo il prossimo 24 novembre.

Andrea Piccioli
Direttore Generale ISS, Responsabile istituzionale ed ideatore del Progetto Sea-Care

Andrea Piccioli

21 Novembre 2022

© Riproduzione riservata

La sanità è il nuovo campo di battaglia dell’IA. Ecco come le Big Tech stanno ridisegnando l’interfaccia digitale tra pazienti, medici e dati sulla salute
La sanità è il nuovo campo di battaglia dell’IA. Ecco come le Big Tech stanno ridisegnando l’interfaccia digitale tra pazienti, medici e dati sulla salute

La sanità è diventata il nuovo campo di battaglia dell’intelligenza artificiale. Non perché le grandi aziende tecnologiche abbiano improvvisamente scoperto la medicina, ma perché la salute concentra tutto ciò che...

In Ue la discriminazione percepita tra le persone con disabilità è il doppio rispetto alla popolazione generale. Ma l’Italia è tra le migliori
In Ue la discriminazione percepita tra le persone con disabilità è il doppio rispetto alla popolazione generale. Ma l’Italia è tra le migliori

Nel 2024, il 9,4% delle persone con disabilità di età pari o superiore ai 16 anni, si è sentito discriminato nel rapporto con uffici amministrativi e servizi pubblici nell’Unione Europea....

Le fiabe civili di una sanità da salvare
Le fiabe civili di una sanità da salvare

La sanità com’è e come dovrebbe essere è argomento da fare comprendere ai giovanissimi, Saranno loro a cambiarla e nel frattempo a pretendere che i genitori si impegnino in tal...

Protesi mammarie, oltre 68mila interventi in Italia in due anni. I dati del Registro nazionale
Protesi mammarie, oltre 68mila interventi in Italia in due anni. I dati del Registro nazionale

Le protesi mammarie rappresentano oggi i dispositivi medici più utilizzati nella chirurgia della mammella, sia in ambito ricostruttivo che estetico. Tuttavia, l’assenza di registri strutturati in molti Paesi rende ancora...