Riparto 2011 e costi standard. Cerm: “L’intesa conferma che solo le Regioni più virtuose devono essere benchmark”

Riparto 2011 e costi standard. Cerm: “L’intesa conferma che solo le Regioni più virtuose devono essere benchmark”

Riparto 2011 e costi standard. Cerm: “L’intesa conferma che solo le Regioni più virtuose devono essere benchmark”
“Mesi di interazione tra Regioni, faticosa, costosa, per molti versi anche non perfettamente trasparente” per ottenere “la sostanziale corrispondenza tra proporzioni del riparto del Fsn che sarebbero derivate dal benchmarking sulle Regioni più virtuose”. Nicola C. Salerno, economista del Cerm, commenta così l’intesa sul riparto 2011 e spiega a Quotidiano Sanità perché utilizzare le Regioni più efficienti per calcolare il fabbisogno standard sia la scelta giusta.

È passato meno di un mese dall’approvazione, in Commissione Bicamerale, del nuovo Schema di decreto legislativo sui costi standard con cui si prevede che le Regioni benchmark siano tre e non più cinque, una per area geografica (Nord, Centro e Sud) e non quelle più virtuose. Ed oggi il Cerm invita a ripensarci illustrando uno studio che dimostra come le quote percentuali concordate tra le Regioni per il riparto del Fsn 2011 e le quote che sarebbero emerse se si fossero utilizzati, come pesi per il riparto, i rapporti di fabbisogno pro-capite per fascia di età rilevabili nelle Regioni più virtuose (cioè Umbria, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna) siano “sostanzialmente corrispondenti” e “introdurre una Regione del Sud o addirittura in disavanzo” nel sistema di calcolo dei costi standard sarebbe “inutile” oltre che “innaturale” alla ratio del decreto.
“La regola del benchmarking sulle Regioni più virtuose era stata criticata perché sembrava portare ad assetti di ripartizione del Fondo sanitario nazionale in cui si sottovalutava l’obiettivo perequativo. In pratica, si accusava di lasciare le Regioni del mezzogiorno con meno risorse di quante ne avessero ricevute finora attraverso la contrattazione. Ma il nostro studio dimostra che non è così”, spiega a Quotidiano Sanità Nicola C. Salerno, che ha curato lo studio insieme a Fabio Pammolli.
Dal confronto effettuato dal Cerm tra le quote percentuali concordate per il riparto delle risorse complessive (non vincolate e vincolate), e le quote che sarebbero emerse se si fossero utilizzati, come pesi per il riparto, i rapporti di fabbisogno pro-capite per fascia di età rilevabili nelle Regioni più virtuose, cioè Umbria, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna (vedi tabella a fondo pagina), emergono infatti differenze molto contenute. La differenza massima è quella della Campania, con un miglioramento di 0,76 punti percentuali, e della Toscana, con un peggioramento di 0,34 punti percentuali. Dieci differenze restano nell’ordine di centesimi di punto percentuale, con tre Regioni (Sardegna, Valle d’Aosta, Veneto) che di fatto non vedono nessun cambiamento nelle loro quote di riparto. I rimanenti nove scarti sono, in valore assoluto, al di sotto dei tre decimi di punto percentuale.
Insomma, visti i risultati, “viene da chiedersi che senso abbia avuto la lunga, difficile e aspra discussione che ha visto fortemente contrapposte le Regioni del Sud a quelle del Nord”, si chiede Salerno sottolineando che “non si tratta di una critica ai presidenti”, perché “l’intesa di quest’anno era decisiva in vista del federalismo ed era quindi evidente che il confronto sarebbe stato difficile”. Quello che il Cerm rivolge è “un invito, una volta dimostrata la validità del modello, ad adottare da subito (senza transizione) il benchmarking tra le Regioni virtuose come regola di riparto del Fsn concentrando le forze e dedicando il periodo di transazione al compimento di tutti gli elementi che oggi si stanno trascurando ma che, invece, saranno essenziali per realizzare davvero la governance del sistema a regime. Primo tra tutti la perequazione infrastrutturale e la rimozione di squilibrio economico-sociale attraverso tutti gli altri strumenti previsti dagli schemi di decreto”. Anche perché, conclude Salerno, “dove dovesse emergere l’esigenza di integrare le risorse sanitarie di alcune Regioni per garantire prestazioni equivalenti, questo potrebbe essere fatto promuovendo programmi ad hoc, che sono più trasparenti, più controllabili e più gestibili”.
 

26 Aprile 2011

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