Telemedicina. La vera sfida è l’uniformità

Telemedicina. La vera sfida è l’uniformità

Telemedicina. La vera sfida è l’uniformità
Tutto ciò che riguarda televisite, teleconsulti, telemonitoraggi e teleassistenza deve avere un unico massimo comun divisore. Che rintracci la sua sintesi nella uguale capacità professionale di tutti gli operatori coinvolti nei processi diagnostici e terapeutici. Nella duttilità degli stessi ad adeguarsi progressivamente e il più possibile a quell’occhio del vecchio diagnosta cui si faceva prima riferimento

Sanità digitale è certamente il futuro, ma non in solitaria. Tutt’altro. Assumerà, infatti, il ruolo della complementarità e dell’integrazione.

A monte ci sarà sempre e comunque il diagnosta, il clinico dal volto umano. L’unico che c’era una volta, cui bastava guardarti negli occhi, sulla pelle, alla punta delle unghie per capire cosa avessi. Quasi una RMN a-tecnologica, ma con la grande prassi di visitarti anche a casa con il sorriso sulle labbra nel sorseggiarsi un caffè.

La medicina, quella che occorre all’individuo, è paragonabile al ciclismo.

E’ vero, a quest’ultimo, occorrono biciclette più leggere, tutine antivento sofisticate, caschi fantascientifici, tanti integratori, ma occorrono soprattutto le gambe.

I Coppi, i Bartali, i Merckx, sono diventati quelli che erano, dei giganti, per le loro gambe. I primi due nella povertà più assoluta del dopoguerra; il secondo anche con l’uso delle tecnologie introdotte nel ciclismo da un altro grande: Anquetil.

L’ingresso stressato in medicina della tecnologia, soprattutto nel processo di diagnosi, facilita il contatto a distanza. Il tutto con la televisita e, dunque, con la trasmissione in un corto batch dei dati clinici refertati dai medici di prossimità e tradotti in formato digitale.

Il Piano Nazionale della ripresa e Resilienza (PNRR) e l’attivazione della piattaforma nazionale che dovrà portare a regime l’accertamento online e i successivi esiti delle cure, generando così la parte essenziale del fascicolo sanitario elettronico riferito ad ogni cittadino e ricondurlo, quale strumento fondamentale, nel sistema della tessera sanitaria.

Ad un siffatto progetto, il peggior male che può capitare è tuttavia la verosimile frantumazione legislativa delle Regioni e la corsa di tanti governatori alla imitazione di Bartali, Coppi e Merckx, senza però possedere le loro gambe.

Le Linee Guida approvate nel dicembre 2020 in sede di Conferenza Stato-Regioni, allo scopo di rendere omogenea l’erogazione di prestazioni essenziali in medicina, hanno assunto la logica definitoria di regole comuni, vocate all’uniformità che, in tema di salute, è uno dei principi costituzionali più violati sino ad oggi.

Necessita, quindi, che tutto ciò che riguardi televisite, teleconsulti, telemonitoraggi e teleassistenza abbiano un unico massimo comun divisore. Che rintracci la sua sintesi nella uguale capacità professionale di tutti gli operatori coinvolti nei processi diagnostici e terapeutici. Nella duttilità degli stessi ad adeguarsi progressivamente e il più possibile a quell’occhio del vecchio diagnosta cui si faceva prima riferimento.

Ma soprattutto occorrerà la volontà dei medesimi di approcciarsi a questo nuovo metodo/strumento con la modestia dovuta, concretamente realizzativa di un modo nuovo di saper far meglio quelle vecchie cose del passato che hanno assistito intere generazioni in periodi veramente difficili.

Ettore Jorio
Università della Calabria

Ettore Jorio

12 Aprile 2022

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