Università, funzione clinica e tutela del diritto alla salute

Università, funzione clinica e tutela del diritto alla salute

Università, funzione clinica e tutela del diritto alla salute

Il problema non è l’università, ma l’uso distorto che se ne fa: la carenza di personale medico sta trasformando la funzione accademica in un tappabuchi dell’assistenza, alterando l’equilibrio tra formazione e cura. A ciò si aggiunge lo scandalo delle 27 sedicenti Aou.

Il sistema sanitario pubblico sta attraversando una fase di trasformazione profonda, determinata in larga misura dalla carenza di personale medico e dalla crescente pressione della domanda sulle strutture ospedaliere.

In questo contesto, si stanno affermando modalità organizzative che incidono direttamente sulla qualità della prestazione sanitaria e, conseguentemente, sulla tutela del diritto alla salute riconosciuto dall’articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Tra queste, assume particolare rilievo la ridefinizione del rapporto tra università e servizio sanitario ospedaliero.

La funzione dell’università nel sistema sanitario pubblico

L’università svolge una funzione essenziale e insostituibile:

– formazione

– ricerca

– sviluppo delle conoscenze

La sua presenza all’interno delle strutture ospedaliere è storicamente giustificata da questa funzione e deve rimanere coerente con essa, ma sempre nella logica esclusiva prevista dal legislatore delegato con il d.lgs. 517/199. Non già a libero compiacimento dell’insieme riunito intento rettorale.

L’integrazione tra università e ospedale è un valore quando:

– arricchisce la pratica clinica

– migliora la qualità delle cure

– rafforza la formazione dei professionisti

– assicura esperienze qualificate, che sono l’esatto contrario di collocazioni di docenti – spesso divenuti tal ad hoc – che non hanno mai tenuto in mano un bisturi.

Lo slittamento in atto

Nel contesto attuale, caratterizzato da una carenza significativa di personale medico, si registra un progressivo slittamento.

La presenza accademica tende ad essere utilizzata non solo per finalità formative e scientifiche, ma anche per garantire la continuità operativa del sistema sanitario.

Questo passaggio modifica la natura dell’integrazione:

– da supporto alla funzione clinica

– a componente della copertura delle attività assistenziali.

Il nodo critico

Il problema non riguarda la legittimità dell’università, ma il modo in cui essa viene impiegata.

Quando esigenze organizzative determinano l’assegnazione di responsabilità cliniche:

– in funzione della disponibilità

– e non in piena coerenza con l’esperienza clinica effettiva

si introduce una criticità rilevante.

La funzione clinica, per sua natura, richiede:

– esperienza diretta

– continuità operativa

– piena responsabilità sull’atto medico

Essa non può essere ridefinita in funzione di equilibri organizzativi.

La carenza come leva impropria

La carenza di personale medico non è un elemento neutro.

Se utilizzata come giustificazione per modificare:

– i confini delle funzioni

– i criteri di accesso alle responsabilità cliniche

essa diventa una leva di trasformazione del sistema.

Quando questo accade, il rischio è che:

– la qualità della prestazione venga condizionata

– l’atto medico sia influenzato da fattori non clinici

– la tutela del paziente diventi variabile

Le conseguenze sul diritto alla salute

Il diritto alla salute non si esaurisce nell’erogazione di una prestazione, ma richiede che essa sia:

– appropriata

– adeguata

– tempestiva

Quando l’organizzazione del sistema incide su questi elementi, il diritto:

– resta formalmente garantito

– ma può risultare sostanzialmente ridotto

Si determina così una forma di lesione indiretta: non attraverso la negazione della cura, ma attraverso la modifica delle condizioni in cui essa viene erogata.

Il limite da riaffermare

È necessario riaffermare un principio chiaro:

– la funzione clinica non può essere ridefinita in funzione delle esigenze organizzative del sistema,

– la carenza di personale non può giustificare l’alterazione dei criteri di qualità della prestazione,

– l’integrazione università–ospedale deve restare coerente con la finalità assistenziale, non sostituirla.

Conclusione

Il problema non è l’università.

Il problema è l’uso che se ne fa, quasi sempre artatamente.

Quando la funzione accademica viene impiegata per coprire esigenze operative del sistema sanitario, si altera un equilibrio essenziale e si introduce un rischio diretto per la qualità della cura.

In tali condizioni, la questione non è più solo organizzativa, ma giuridica, in quanto incide sulla tutela effettiva del diritto alla salute.

 E’ ovvio che occorre la riaffermazione della regola e un intervento legislativo che ripari l’orripilante presenza di 27 sedicenti AOU che fanno illeciti tutti i giorni a danno, comunque risarcibile, di una utenza del tutto inconsapevole di una siffatta brutta storia, lasciata in mano a spesso inefficienti gruppi di lavoro, messi lì per difendere le prerogative universitarie. Solo quello, lavorando all’insaputa di ciò che sarebbe necessario sapere sul piano del diritto.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

27 Marzo 2026

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