Punti nascita. Monni (Toscana): “Soglia numero forse da rivedere con il ministero”

Punti nascita. Monni (Toscana): “Soglia numero forse da rivedere con il ministero”

Punti nascita. Monni (Toscana): “Soglia numero forse da rivedere con il ministero”

La soglia minima prevista è di 500 parti all'anno, con la possibliità di deroga in caso di condizioni orogeografiche difficili. In Toscana sono già tre le deroghe, ma altri punti nascita rischiano di chiudere a causa del calo dei parti. Anche l’ospedale delle Scotte è sceso sotto le 1000 nascite l’anno. Una situazione che non riguarda solo la Toscana. Per questo, secondo l'assessora, considerato il trend di denatalità, potrebbe essere opportuno riaprire il confronto sulle soglie.

Lunga audizione ieri mattina in commissione Sanità della Toscana, con uova assessora alla sanità e al welfare Monia Monni ha fatto il punto su quelle che saranno le strategie, le priorità e i problemi da affrontare per il settore. Uno dei temi più delicati da gestire sarà quello dei punti nascita, che dovrebbero essere chiusi se non raggiungono i numeri previsti per decreto ministeriale. I punti di Portoferraio, Barga e Borgo San Lorenzo già lavorano in deroga, altre deroghe dovranno essere chieste soprattutto per il sud della Toscana: anche l’ospedale delle Scotte è sceso sotto le 1000 nascite l’anno. “Visto il trend di diminuzione delle nascite forse è necessario ridiscutere le soglie con il ministero”, ha detto Monni.

L’assessora, riferisce una nota dell’ufficio stampa del Consiglio regionale a termine della seduta, ha quindi fatto il punto su alcuni aggiornamenti importanti che dovranno essere fatti nei prossimi mesi in Regione, a partire dalla nuova organizzazione della rete ospedaliera in ottemperanza alle disposizioni nazionali, già individuate con una delibera di Giunta l’anno scorso e ora in fase attuativa. È richiesta una riduzione delle unità operative complesse, ora in numero superiore rispetto a quanto previsto dai parametri nazionali. Per l’emergenza urgenza si punta a migliorare i tempi di trasferimento per ridurre i tempi di permanenza nei pronto soccorso.

Altra questione sul piatto, la ricerca di soluzioni al nodo della mobilità sanitaria. “Procederemo ad intese che elevino i controlli sulla qualità e sull’appropriatezza della prestazione, a rafforzare il sistema informativo e di formazione, all’aggiornamento team di esperti deputati a verifiche – ha spiegato Monni, anche rispondendo ad alcune richieste di approfondimento -. Ci sono atteggiamenti opportunistici forti, trasferimenti di flussi in crescita continua con prestazioni, che non sono più ad alta specialità, verso cliniche private. Questo per la Toscana, unica a essersi data un limite in entrata, e lo chiediamo in uscita, vale più di 100milioni l’anno”.

Un punto cruciale è il nuovo modello sanitario territoriale, con investimenti in Case di comunità, Centrali operative territoriali (Cot), Case della salute, consultori familiari, infermieri di famiglia e comunità, cure palliative, assistenza domiciliare, prevenzione, potenziamento della telemedicina, per rispondere a temi epocali come l’invecchiamento della popolazione e il parallelo aumento delle malattie croniche e l’emergere di nuove domande, a partire da quella sulla salute mentale di giovani e adolescenti che si è moltiplicata esponenzialmente dopo la pandemia.

Nel breve periodo l’attenzione è puntata sull’apertura (entro il 31 marzo prossimo per ottenere i finanziamenti del Pnrr) di 70 Case di comunità, con l’ingresso e l’integrazione dei medici di medicina generale. “Sarà solo l’inizio del percorso – ha detto Monni -. Le Case di comunità devono diventare punti nevralgici che accolgano tutto ciò che non è ambulanza. Il problema è che non possiamo implementare il personale, quindi dobbiamo procedere per gradi e comprendere al meglio i bisogni”.

In programma, inoltre, un piano sull’autismo e un piano anziani che risponda alle nuove esigenze dettate dall’inverno demografico.

Quanto alle liste di attesa, l’assessora, rispondendo a domande in proposito, ha precisato che tutte le azioni citate sono volte a ridurle di fatto, a partire dalle Case di comunità. Sullo scorrimento delle graduatorie, l’assessore ha ricordato che esiste un tetto al numero dei dipendenti fissato a livello nazionale che andrebbe assolutamente rivisto, e che costringe spesso a ricorrere a personale interinale per l’impossibilità di assumere; “cosa, che alla fine, ci fa spendere di più”.

08 Gennaio 2026

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