Acqua. Una priorità di sicurezza sanitaria e non solo ambientale. L’Italia ratifica il Protocollo Oms-Unece e rafforza l’approccio integrato

Acqua. Una priorità di sicurezza sanitaria e non solo ambientale. L’Italia ratifica il Protocollo Oms-Unece e rafforza l’approccio integrato

Acqua. Una priorità di sicurezza sanitaria e non solo ambientale. L’Italia ratifica il Protocollo Oms-Unece e rafforza l’approccio integrato

Dalla prevenzione intersettoriale alla gestione sostenibile dell’intero ciclo idrico A fare il punto su obiettivi, strumenti e azioni già attuate è il convegno internazionale “Italian Ratification of the Who/Unece Protocol on Water and Health”, organizzato da Iss-CeNSiA e  Regione Abruzzo, in programma da domani al 17 aprile. Bellantone: “Risorsa unica e insostituibile”

L’acqua come priorità di sicurezza sanitaria, oltre che ambientale.

È questo il cambio di paradigma richiesto dall’Onu nell’attuale crisi idrica globale, aggravata da cambiamenti climatici, inquinamento e perdita di biodiversità, e recepito dall’Italia con la ratifica del Protocollo Oms/Unece su Acqua e Salute, approvata dal Senato lo scorso 31 marzo.

Un passaggio che segna un’evoluzione nella governance della risorsa idrica, ma che si inserisce in un percorso già avviato da anni nel nostro Paese, caratterizzato dall’integrazione tra tutela della salute, gestione delle risorse idriche e contrasto ai cambiamenti climatici.

A fare il punto su obiettivi, strumenti e azioni già attuate è il convegno internazionale “Italian Ratification of the Who/Unece Protocol on Water and Health”, organizzato da Iss-CeNSiA e Regione Abruzzo, in programma da domani al 17 aprile all’Istituto superiore di sanità. L’evento rappresenta anche il primo tavolo tecnico tra stakeholder, possibile nucleo di una futura Commissione nazionale permanente su Acqua e Salute, con funzioni di coordinamento delle politiche nazionali.

“La moderna visione di One Water riflette, da un lato, l’approccio di complessità e di prevenzione integrata che ispira la One Health e, dall’altro, richiama l’oggettiva e scientifica unicità della matrice acqua nel tempo e nello spazio, in un ciclo in cui l’uomo ne consuma la qualità e, in molti casi, ne compromette sostenibilità ed equità d’uso – afferma Rocco Bellantone, presidente Iss – è insieme un concetto culturale più profondo, che ci porta a riconoscere l’acqua come risorsa unica e insostituibile: possiamo scegliere quali forme di energia adottare o quali strategie alimentari pianificare per il pianeta, ma non abbiamo alternative per l’approvvigionamento idrico, essenziale per sostenere la vita, i diritti umani e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu”.

Gli effetti dell’accordo
Con la ratifica, l’Italia si unisce ai 30 Stati della Regione paneuropea aderenti al Protocollo, il primo accordo giuridicamente vincolante che integra in un unico quadro la protezione della salute e la gestione sostenibile dell’acqua lungo tutto il ciclo: dalle fonti al consumo, fino alle acque reflue e alla balneazione.

I Paesi firmatari sono chiamati a definire obiettivi nazionali misurabili su accesso equo all’acqua potabile, servizi igienico-sanitari sicuri, riduzione delle malattie idrotrasmesse e tutela degli ecosistemi idrici, con rendicontazione periodica a Oms e Unece.

Cosa è stato fatto
Negli ultimi anni l’Italia ha costruito gran parte di questa architettura. Con il Sistema nazionale di prevenzione Salute-Ambiente-Clima (Snps) e gli investimenti del Piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr, il Ministero della Salute ha rafforzato il ruolo della sanità pubblica nel settore idrico, orientando il Servizio sanitario nazionale verso una prevenzione intersettoriale.

Elemento centrale è il Centro nazionale per la sicurezza delle acque (CeNSiA), istituito con la legge 127/2022 presso l’Iss. Il Centro rappresenta il riferimento tecnico-scientifico nazionale per le azioni su acqua e salute, supportando Regioni e autorità di regolazione, contribuendo all’attuazione delle direttive europee e alla formazione dei professionisti. In qualità di focal point nazionale del Protocollo Oms/Unece, coordina inoltre, insieme ai Paesi Bassi, il programma internazionale sulla resilienza dei sistemi idrici ai cambiamenti climatici.

Il primo Rapporto nazionale del CeNSiA evidenzia un’elevata conformità della qualità dell’acqua potabile in Italia. L’obiettivo istituzionale è ora spostare il baricentro dalla gestione delle emergenze alla prevenzione, integrando sanità pubblica, protezione ambientale, gestione delle risorse, industria, agricoltura e ricerca in una filiera coordinata.

Sul fronte normativo, la nuova direttiva europea sulle acque reflue urbane, approvata nel 2024 con il coordinamento del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, introduce importanti novità: estensione agli agglomerati più piccoli, trattamento quaternario per la rimozione dei microinquinanti come residui farmaceutici, rafforzamento del monitoraggio sanitario e applicazione del principio della responsabilità estesa del produttore (Epr), che coinvolge i produttori di farmaci e cosmetici nei costi del trattamento avanzato.

Un approccio che mira a bilanciare i benefici della chimica con la tutela della salute e delle risorse idriche.

Analoga direzione per la revisione della direttiva sulle acque di balneazione, che punta a superare i limiti di un controllo retrospettivo, definito “too little” e “too late”, introducendo una gestione del rischio sito-specifica basata su profili di balneazione, strumenti previsionali e piani di prevenzione degli inquinamenti.

A integrare i diversi ambiti è il progetto ACeS – “Acqua, Clima e Salute: dalla protezione ambientale delle risorse, all’accesso all’acqua, alla sicurezza d’uso”, finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del Piano nazionale complementare al Pnrr. Coordinato dalla Regione Abruzzo, con un ruolo centrale di Ispra, il progetto unisce ricerca applicata, innovazione tecnologica e supporto regolatorio per tradurre le evidenze scientifiche in decisioni operative su acqua potabile, balneazione, reflui, riuso e sicurezza alimentare, contribuendo direttamente all’attuazione del Protocollo

13 Aprile 2026

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