Barbara Capovani, tre anni fa l’omicidio della psichiatra. Fiaso: “Ferita ancora aperta, non lasciamo soli i professionisti”

Barbara Capovani, tre anni fa l’omicidio della psichiatra. Fiaso: “Ferita ancora aperta, non lasciamo soli i professionisti”

Barbara Capovani, tre anni fa l’omicidio della psichiatra. Fiaso: “Ferita ancora aperta, non lasciamo soli i professionisti”

Il presidente della Fiaso, Giuseppe Quintavalle: "Ogni aggressione è un attacco al sistema. Tutela legale e psicologica deve essere un diritto certo, non un'opzione".

Sono passati tre anni da quel giorno a Pisa, ma la perdita della psichiatra Barbara Capovani resta una ferita aperta nel cuore della comunità sanitaria. A ricordarla è oggi la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), con una nota del presidente Giuseppe Quintavalle.

“Come Fiaso e come colleghi – si legge nel messaggio – vogliamo stringerci attorno alla sua famiglia e ai suoi cari in un abbraccio che è simbolo di memoria e promessa di impegno al tempo stesso”.

Barbara Capovani, psichiatra 53enne, fu uccisa a colpi di sprangata il 21 aprile 2023 all’esterno dell’ospedale Santa Chiara di Pisa. Il suo assassino, un ex paziente che aveva avuto in cura, fu condannato all’ergastolo in primo grado. La sua morte divenne il simbolo della crescente violenza contro gli operatori sanitari in Italia.

“Dietro ogni camice, ogni divisa, ogni turno in corsia – ha dichiarato Quintavalle – c’è una persona che mette la propria vita al servizio di quella degli altri e la dedizione non può tradursi in sacrificio. Quando un operatore subisce violenza, non possiamo più permetterci di minimizzare”.

Il presidente Fiaso ha sottolineato la necessità di ascolto immediato per ogni richiesta d’aiuto e ogni segnale di disagio. “Come aziende sanitarie – ha affermato – abbiamo il dovere morale di garantire che nessuno si senta mai solo dopo un’aggressione: la tutela legale e psicologica deve essere un diritto certo, non un’opzione”.

Secondo Quintavalle, è necessario agire “sulle radici della violenza” attraverso una formazione che aiuti a gestire il conflitto, ma anche con misure organizzative che rendano i luoghi di cura “spazi sicuri e sereni”.

“Investire sulla sicurezza dei nostri operatori – ha concluso – significa, in ultima analisi, difendere la qualità del Servizio sanitario nazionale. Proteggere chi cura è l’unico modo per garantire cure migliori a tutti i cittadini”.

21 Aprile 2026

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