“Il decreto Pa? Chiediamo che il Governo intervenga in modo appropriato per affrontare le reali criticità della Pubblica Amministrazione”. È quanto dichiarano Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp in occasione dell’audizione nelle Commissioni Bilancio e Ambiente della Camera sul decreto Pa.
Le tre sigle sindacali indicano con precisione le priorità: “Bisogna rimuovere i tetti di spesa del salario accessorio ancora bloccati ai valori del 2016, adeguare il valore dei buoni pasto inchiodati a 7 euro mentre per il privato la defiscalizzazione è arrivata a 10 euro”. E ancora: “La legge 2 luglio 2026, n. 119, va corretta per rafforzare l’autorevolezza e l’imparzialità della pubblica amministrazione, accompagnando le legittime ambizioni di riconoscimento professionale delle lavoratrici e dei lavoratori della Pubblica Amministrazione, senza valutazioni aprioristiche che mortificano il loro impegno”.
I sindacati sollevano anche il tema della necessità di “garantire il corretto inquadramento professionale del personale” e di “riconoscere pari dignità e condizioni retributive di lavoratrici e lavoratori che svolgono il medesimo servizio pubblico seppure presso aziende ed enti di natura privata, come per la sanità privata accreditata”.
“Su due questioni su cui era stato assunto un impegno in sede negoziale da un lato e un impegno politico dal Governo dall’altro, questo decreto nulla dispone e dove lo fa va in direzione diametralmente opposta rispetto alle richieste delle organizzazioni sindacali”, denunciano Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp.
Il riferimento è, in primo luogo, al “corretto inquadramento di tutti i profili ad esaurimento nell’Area istruttori”. Con particolare riguardo al personale dell’area educativa e scolastica degli enti locali, i sindacati rappresentano che, “nonostante la dichiarazione congiunta n. 2 dell’ipotesi di CCNL comparto Funzioni Locali 2025-2027 sottoscritta lo scorso 21 luglio, il Governo non abbia ritenuto di inserire tale norma all’interno dell’articolato”. Su questo tema è stata formulata una proposta emendativa che sarà sottoposta all’attenzione di tutti i parlamentari nelle prossime ore.
Il secondo tema è quello della “garanzia di pari dignità e condizioni retributive del personale”. I sindacati rilevano come, “nonostante gli impegni assunti in molteplici occasioni da parte del Ministro Schillaci e della Conferenza delle Regioni, ancora nulla si sia fatto per dare risposte alle migliaia di lavoratrici e lavoratori della sanità privata operante in regime di accreditamento con il Servizio sanitario nazionale”. Questi lavoratori “garantiscono ogni giorno un servizio pubblico al pari delle colleghe e dei colleghi dipendenti degli enti e delle aziende del SSN, ma hanno differenze retributive anche fino a 500 euro mensili per un infermiere”.
Le sigle sindacali lamentano inoltre l’assenza di “un vincolo più volte promesso sull’applicazione e il rinnovo rispettando le decorrenze dei contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative” e la mancata “soppressione della norma inserita per via emendativa nel decreto-legge 7 maggio 2026, n. 96 che ha escluso esplicitamente questo settore dalle nuove disposizioni in merito al riconoscimento dell’indennità di vacanza contrattuale”. Anche su questo, annunciano, saranno proposti “appositi emendamenti all’attenzione dei parlamentari e delle Commissioni riunite per sanare questo vulnus ormai non più rimandabile”.
Infine, i sindacati evidenziano “la priorità legata alla limitazione al 30 settembre 2026 della proroga dei contratti degli ex precari Pnrr del Ministero della Giustizia rimasti fuori dalla procedura concorsuale per l’assunzione a tempo indeterminato, a causa dell’insufficienza delle risorse stanziate dal Governo per la loro stabilizzazione, dopo aver contribuito in maniera determinante al conseguimento degli obiettivi del PNRR negli ultimi quattro anni”. A questo si aggiunge la richiesta di “un intervento di rafforzamento degli organici del personale del comparto delle funzioni centrali”.