Diabete di tipo 1. Non solo una malattia dell’infanzia

Diabete di tipo 1. Non solo una malattia dell’infanzia

Diabete di tipo 1. Non solo una malattia dell’infanzia

Un nuovo studio pubblicato su Diabetes Care e coordinato dall’Università Statale di Milano evidenzia come l’età influenzi diagnosi e gestione del diabete di tipo 1. Le differenze cliniche dipendono dal contesto biologico in cui si sviluppa. I risultati rafforzano la necessità di estendere screening e prevenzione anche agli adulti per favorire diagnosi più precoci e interventi mirati

Il diabete di tipo 1 è storicamente considerato una malattia dell’infanzia, ma può insorgere frequentemente anche in età adulta, spesso dopo i 30 anni. Tuttavia, in questa fascia di età, la malattia è spesso sottodiagnosticata o erroneamente classificata come diabete di tipo 2, con conseguenze rilevanti sul trattamento e sugli esiti clinici. Negli adulti, infatti, la diagnosi del diabete di tipo 1 (malattia autoimmune) è spesso complicata dall’elevata prevalenza del diabete di tipo 2 (non autoimmune). 

Un articolo pubblicato su Diabetes Care, coordinato dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con University of Exeter, propone una rilettura del diabete di tipo 1 lungo tutto l’arco della vita, analizzando come l’età influenzi lo sviluppo, la diagnosi e la gestione di questo tipo di diabete, con particolare attenzione agli adulti e agli anziani.

Le evidenze attuali indicano che il diabete di tipo 1 rappresenta un continuum biologico lungo tutto l’arco della vita: le differenze cliniche osservate con l’avanzare dell’età non identificano forme di malattia distinte, ma riflettono soprattutto i cambiamenti del contesto biologico in cui si sviluppa l’autoimmunità, come il rimodellamento del sistema immunitario, le modificazioni pancreatiche e l’aumento dell’insulino-resistenza.

“Il diabete di tipo 1 non è solo una malattia dell’infanzia: una quota rilevante dei casi viene diagnosticata in età adulta, ma spesso non viene riconosciuta correttamente, con conseguenti ritardi diagnostici e terapeutici. Con questo lavoro evidenziamo la necessità di un approccio diagnostico più preciso, che integri autoanticorpi, C-peptide e dati clinici, ma anche di estendere agli adulti i programmi di screening e identificazione precoce, per ridurre la misclassificazione e favorire interventi preventivi più mirati”, spiega la prima autrice dell’articolo Alessandra Petrelli, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità della Statale e al Centro di Ricerca Clinica Pediatrica “Romeo ed Enrica Invernizzi”, internista al Pio Albergo Trivulzio di Milano.

Infatti, sebbene l’incidenza del diabete di tipo 1 a esordio adulto sia sostanzialmente stabile, la prevalenza è in aumento, soprattutto tra le persone di età pari o superiore a 65 anni, grazie al miglioramento della sopravvivenza. Negli anziani con diabete di tipo 1, la gestione della malattia deve tenere conto di comorbidità quali fragilità, declino cognitivo e disabilità sensoriali, che aumentano il rischio di ipoglicemia e rendono necessaria una personalizzazione degli obiettivi terapeutici, con particolare attenzione alla sicurezza e alla qualità della vita.

Migliorare la classificazione diagnostica, adattare la gestione clinica e colmare le lacune di conoscenza in questa popolazione sono quindi priorità fondamentali per la ricerca e la pratica clinica.

“L’aumento della prevalenza del diabete di tipo 1 nelle età più avanzate pone nuove sfide assistenziali. Negli anziani, la presenza di fragilità, multimorbidità e declino cognitivo richiede una gestione sempre più personalizzata, con particolare attenzione alla sicurezza terapeutica, alla prevenzione delle ipoglicemie e al mantenimento della qualità della vita”, conclude Paolo Fiorina, Professore ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Milano, Direttore del Centro per il diabete di tipo 1 del Centro di Ricerca Clinica Pediatrica “Romeo ed Enrica Invernizzi” e Responsabile dell’Unità Dipartimentale di Endocrinologia e Diabetologia presso l’Ospedale L. Sacco di Milano.

04 Giugno 2026

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