La situazione dei giovani in Sicilia, e soprattutto nella Sicilia Orientale, preoccupa sempre più. Accanto a Consiglieri regionali, Fismu e Confcoperative chiedono alla Regione un impegno concreto e un deciso cambio di passo. “Il disagio giovanile ha bisogno di risposte socio-sanitarie, ma la Regione non dà risposte adeguate, soprattutto nella Sicilia orientale, ‘deviando’ l’assistenza ad altre regioni, aumentando costi (sprechi) e problemi per gli assistiti e le famiglie”, denuncia il Centro studi della Federazione italiana sindacale medici uniti-Fismu, che si affianca alla recente interpellanza di 11 deputati regionali dell’Ars (Saverino, Giambona, Catanzaro, Burtone, Chinnici, Cracolici, Dipasquale, Leanza, Safina, Spada, Venezia) e alla nota stampa di protesta di Confcooperative.
Salvo Calì, presidente del Centro Studi Fismu (e cooperatore di Confcooperative) sottolinea: “Sembra una commedia all’italiana, se non fosse che la situazione è drammatica, visto che sono in gioco le vite di giovani con seri problemi. Le persone in adolescenza affette da disturbi psicopatologici sono in aumento ed è coinvolto anche un numero sempre maggiore di minori, con un picco post-pandemico di ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare, atti autolesionistici e, talvolta, esordi psicotici. Questo fenomeno si associa al fenomeno descritto nella recente relazione del presidente della Corte d’appello di Palermo, Matteo Frasca, che in occasione dell’Anno Giudiziario ha messo in evidenza quanto siano sempre più numerosi i casi di minori con disagio psichico connesso all’assunzione di sostanze, “in particolare crack”, che richiedono interventi tempestivi e il coinvolgimento dei servizi sociosanitari”.
“Eppure – prosegue Calì – le istituzioni politiche, invece di impegnare risorse, energie e riorganizzare le strutture (la programmazione è ferma al 2012), sono riuscite nel capolavoro di dare risposte inadeguate, soprattutto nella Sicilia orientale (rispetto alla fascia occidentale, in cui i 25 posti a gestione privata sono già presenti) e deviando l’assistenza ad altre regioni, aumentando costi (sprechi) e problemi per gli assistiti e le famiglie. Ancora più assurdo è il contesto: infatti, nonostante il lavoro svolto (concluso sei mesi fa) da un’apposita commissione e con una graduatoria già stilata – si era pronti ad istituire 25 posti nuovi avendo la disponibilità immediata delle strutture da destinare a questa attività – si è fermato tutto. Ad oggi, non risulta emanato il decreto di approvazione della graduatoria, a oltre tre anni dall’emanazione del bando”.
“La questione degli adolescenti con disturbi psicopatologici – continua – si inscrive nel più ampio capitolo delle problematiche legate al disagio minorile ed è all’interno di questa drammatica situazione, nella quale la Sicilia ha un triste primato, che questa vicenda risulta ancor più grave. Immaginate le famiglie costrette a inseguire i propri figli in strutture della Toscana o della Lombardia. Infine – conclude il presidente del Centro Studi Fismu – rimane da valutare anche il piano dei costi, o meglio degli sprechi: considerate il risparmio certo sulle onerose rette pagate dalle rispettive ASP per i ricoveri extra regione. Lo scorso anno solo la ASP di Catania ha ricoverato tre adolescenti in strutture fuori regione con un costo di circa 300mila euro”.
Negli scorsi giorni Confcoperative Sicilia aveva sollecitato la Regione a “dare seguito al bando relativo al decreto 568 del 29 giugno 2022 che disciplinava le modalità di accesso alle strutture specialistiche destinate ad adolescenti con disturbi psicopatologici istituendo 25 posti anche per la Sicilia orientale”. In audizione in sesta commissione Ars, aveva chiesto “un deciso cambio di passo ed un impegno del parlamento siciliano, a sostegno dei giovani, soggetti estremamente fragili, destinatari del servizio e dei lavoratori delle cooperative che se ne occupano”.
La delegazione di Confcooperative Sicilia, composta dal Direttore di Settore Laura Chinnici, dal Responsabile Legislativo Pino Ortolano e dal cooperatore Dott. Salvatore Calì ha chiesto a chiare lettere “che venga riconosciuto e valorizzato il ruolo delle imprese sociali e in generale degli enti, la cui presenza è imprescindibile per assicurare qualità dei servizi per le persone fragili e naturalmente stabilità occupazionale e tutela dei lavoratori. Confcooperative -è stato evidenziato- è particolarmente sensibile, per la sua vocazione cooperativistica e solidale, alle problematiche legate al disagio minorile, impegnata con numerose società cooperative nell’assistenza nei comuni e nei distretti sociosanitari della Sicilia, nei centri diurni o in attività domiciliari nonché nella gestione di comunità alloggio per minori raggiunti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria”.
Il bando pubblicato dall’Assessorato Regionale alla Salute mirava a dare risposte altamente qualificate alle problematiche degli adolescenti con disturbi psicopatologici, attivando 25 posti di accoglienza “che non trovano, ancora oggi, nonostante il lavoro svolto da un’apposita commissione e nonostante una graduatoria stilata, nessuna applicazione. Nel frattempo, lo stesso assessorato ha recepito gli Accordi della Conferenza Unificata che prevedono ‘l’istituzione di strutture comunitarie sperimentali di tipo socio-sanitario ad elevata integrazione sanitaria rivolte a minori e giovani adulti con disagio psichico e/o abuso di sostanze’. Tutto questo si traduce in un paradosso: laddove i posti non sono sufficienti, infatti, gli adolescenti destinatari del servizio vengono accompagnati in altre località italiane, con ulteriori costi a carico della Regione Siciliana”, spiega Confcoperative Sicilia.
Se da un lato, dunque, “l’assessorato sembra voler rivedere la programmazione, ferma al 2012 e dunque ritenuta inadeguata rispetto alle esigenze attuali, dall’altro questa lunga attesa di traduce in immobilismo e in un evidente danno, che riguarda specificatamente la parte orientale dell’isola, “sbilanciata” rispetto alla fascia occidentale, in cui i 25 posti a gestione privata erano già presenti”.