“Nei disturbi alimentari il tempo è tutto”. Con queste parole il ministro della Salute Orazio Schillaci ha risposto ieri in Aula all’interrogazione presentata da Martina Semenzato (Nm), illustrando le iniziative del Governo per garantire assistenza e cure alle persone colpite da disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Un tema che, ha sottolineato il ministro, “richiede una risposta sistemica: dati precisi, risorse strutturali, percorsi standardizzati e operatori formati”.
I numeri e la mappa nazionale dei servizi
Schillaci ha ricordato che il Centro nazionale per l’eccellenza clinica dell’Istituto superiore di sanità stima oltre 14.000 assistiti, “ma sappiamo che i numeri reali sono, purtroppo, più alti”. Per questo è stato avviato un progetto strategico con l’Iss, finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie: “Un’indagine epidemiologica nazionale per produrre dati aggiornati sulla prevalenza dei disturbi e mappare la rete dei servizi dedicati”. L’obiettivo è ottenere una fotografia precisa di bisogni assistenziali, tempi di attesa e disparità territoriali.
Le risorse: dal Fondo nazionale all’aggiornamento dei Lea
Il ministro ha citato le risorse stanziate attraverso il Fondo nazionale per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: 15 milioni di euro per il 2022, 10 per il 2023 e altri 10 per il 2024. “Questi fondi hanno sostenuto piani di intervento regionali e rafforzato i servizi dedicati”.
Poi il passaggio strutturale: “Con l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) sono state inserite prestazioni specifiche per anoressia e bulimia, cicli di terapia psicoeducazionale individuale e di gruppo”. Prestazioni che diventano “strutturalmente erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale”. Una svolta, ha spiegato Schillaci, “fondamentale per superare le differenze territoriali. Non più servizi diversi, tempi diversi, competenze diverse. Non può essere così. Come ripeto, la salute non può dipendere dal codice postale”.
Il Piano di azione per la salute mentale e la sfida organizzativa
Queste strategie trovano piena attuazione nel Piano di azione nazionale per la salute mentale appena approvato. “Con fondi specifici dedicati, il contrasto ai disturbi alimentari è parte integrante di questo Piano: non un capitolo a margine, ma una priorità”, ha detto il ministro, indicando come obiettivo una “visione di cura organica, proattiva, centrata sulla persona e risposte appropriate e tempestive”.
Schillaci ha annunciato anche la volontà di “implementare ulteriori azioni sul territorio” e di “verificare la possibilità di reperire nuove risorse per rendere strutturale il finanziamento del Fondo”. Ma ha avvertito: “Le risorse da sole, lo ripeto, senza organizzazione non servono. Abbiamo visto, troppe volte, fondi stanziati e non spesi”. Servono, ha insistito, formazione degli operatori, équipe multidisciplinari e un collegamento efficace tra i servizi di neuropsichiatria infantile e quelli per adulti, “perché molti disturbi iniziano in adolescenza, e poi proseguono”.
Un impegno di lungo periodo
“I disturbi alimentari sono patologie serie e complicate: non possiamo permetterci improvvisazione o sottovalutazione”, ha concluso Schillaci. “Ogni paziente che arriva deve trovare un sistema competente e organizzato. Continueremo a lavorare in questa direzione, con rigore, con metodo, con la consapevolezza che siamo di fronte a una sfida sanitaria che richiede impegno di lungo periodo, ma anche con la certezza che gli strumenti per affrontarla li stiamo costruendo uno dopo l’altro”.